AYN RAND – Antifona

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Uscito nel 1938 con il titolo originale “Anthem”, il romanzo è ambientato in una società collettivistica dove in

Edizioni: Liberilibri   Anno: 2003   pag. 86

Descrizione

 

La vicenda si svolge in una società dove, in nome dell’uguaglianza, all’individuo è stato sottratto ogni spazio di libertà. Il processo di collettivizzazione ha realizzato non solo l’esproprio dei beni privati, ma anche quello della persona stessa. Il nome, il pensiero, i sentimenti di ognuno sono proprietà collettiva, appartengono ai “nostri fratelli”. La presa di coscienza del valore della diversità e dell'”egoismo” da parte dei protagonisti consentirà di abbattere questa mostruosa società di uguali.

Nel panorama della letteratura distopica, Anthem (uscito a Londra nel 1938), aldilà del chiaro significato filosofico e politico, rappresenta un piccolo capolavoro di scrittura per il suo scarno, pacato, denso lirismo.

Ayn Rand (San Pietroburgo 1905 – New York 1982)

In Italia è nota solo come autrice di romanzi. Nata nella Russia zarista, appena ventunenne fuggì da sola negli Stati Uniti inseguendo l’aspirazione a diventare scrittrice. I primi romanzi, We the Living (1936) e Anthem (1938), passarono inosservati; la fama arrivò con The Fountainhead (1943). La carica libertaria di queste opere attirò nell’orbita randiana molti giovani intellettuali avversi alla mentalità statalista dell’America post-rooseveltiana. La consacrazione del suo ruolo di punto di riferimento per i sostenitori della libertà e del capitalismo arrivò nel 1957 con Atlas Shrugged. Della sua produzione saggistica ricordiamo: For the New Intellectual (1961), Capitalism: The Unknown Ideal (1966), The New Left: The Anti-Industrial Revolution (1971), Introduction to Objectivist Epistemology (1979).

 

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Recensione di Fabrizio Gualco

«Se mi accadrà di essere io stesso l’eroe della mia vita o se questa parte verrà sostenuta da qualche altro, lo diranno queste pagine»; così recitano le prime righe del David Copperfield di Charles Dickens: questa frase potrebbe costituire l’epigrafe ideale da apporre in calce all’opera e alla vita di Ayn Rand, una donna per la quale la vita nel mondo e le storie che in esso si intersecano sono sempre vita e storie individuali.

Saggista poliedrica, autrice di romanzi, ideatrice della corrente di pensiero chiamata oggettivismo (Objectivism), nata a Sanpietroburgo nei primi anni del Novecento, Ayn Rand (il cui vero nome è Alyssa Rosenbaum) rappresenta una delle figure più singolari del panorama culturale novecentesco.

Fuggita dalla realtà totalitaria dei soviet, giunge negli States poco più che ventenne. Nel nuovo mondo inizia la sua nuova vita: comincia a lavorare per l’industria cinematografica di Hollywood e finisce per diventare, nel tempo, una scrittrice di successo a cui il pubblico (soprattutto americano) riserva un altissimo gradimento. Un favore testimoniato, fra le altre cose, da milioni di libri venduti.

Attraverso la sua attività teorica, Ayn Rand opera un’influenza pratica vasta e variegata. Il suo messaggio possiede una risonanza capace di porsi oltre i ristretti circuiti dell’intellettualità. A livello diretto o indiretto, le sue proposte vengono recepite e rielaborate da molti: non ultimo da Alan Greenspan, attuale governatore della Federal Reserve americana.

Felicemente predisposta ad aderire più al reale che all’ideale, consapevole dei frutti orrendi che l’applicazione pratica della mentalità ideologica può apportare, Ayn Rand sceglie, sin da subito, di mobilitare il proprio talento su più fronti.

Collettivismo, statalismo, moralismo ed ogni altra forma o possibilità concreta di liberticidio rappresentano i suoi nemici giurati, nei cui confronti oppone argomenti relativi all’individualità umana, alla felicità personale come fine morale dell’esistenza, alla tecnologia come mezzo di innovazione e autoespressione umana, alla società di mercato come l’unica forma sociale ed economica in cui è data la possibilità di intrattenere rapporti vicendevoli basati sulla dignità e sull’esplicazione creativa dei talenti singolarmente posseduti.

Contro la demonizzazione della ricchezza, ad esempio, Ayn Rand vede nel denaro un mezzo capace di caratterizzare l’azione di chi è volenteroso e conscio che lavorare significa operare per il benessere e non per la sofferenza. Se è vero come è vero, argomenta la Rand, che ogni uomo è proprietario della propria mente e del frutto dei propri sforzi (la proprietà, sia essa materiale oppure immateriale, per Ayn Rand, assume per l’essere umano l’importanza e l’imprescindibilità di un diritto naturale), allora il denaro, lungi dall’essere considerato come entità negativa, dovrà essere accolto come il medium attraverso cui ottenere o concretizzare benefici reciproci.

Insomma: laddove Marx ed epigoni vedono, all’interno delle relazioni economiche, lo sfruttamento come cifra negativa ed egemonica, Ayn Rand coglie un’opportunità di crescita e una possibilità di vivere concretamente la multiforme libertà cui il singolo è l’indiscutibile detentore.

Per coloro che volessero accostarsi alla produzione randiana, fra tutti i testi disponibili in lingua italiana è consigliabile la lettura di Antifona (Anthem), romanzo breve ma profondo, agile ma importante, recentemente proposto dalla editrice Liberilibri di Macerata.

Antifona, pubblicato per la prima volta nel 1938 presso un editore di Londra, è un romanzo in cui l’autrice, fruendo di un talento narrativo e descrittivo certo non comune, delinea contorni e disegna particolari di un modello sociale utopico entro cui si persegue, con ogni mezzo ed in ogni sua forma, l’annichilimento concreto dell’individuo sulla base di motivazioni astratte.

La Rand affida all’estro letterario il compito di veicolare un importante messaggio politico che può essere recepito da più punti di vista. In tal senso, l’opera può essere letta e interpretata a più livelli. In questa sede scegliamo di evidenziarne alcuni:

il valore fondamentale che la cifra della libertà ricopre nei confronti di quella dell’eguaglianza: in tal senso, a prescindere dalla libertà, non c’è giustizia né eguaglianza, ma solo livellamento, spersonalizzazione, omologazione coatta ed annichilimento sostanziale dell’umano. la riduzione totalitaria del linguaggio, perseguita al fine di ridurre le capacità di riflessione e di azione dell’essere umano; l’amore come esperienza decisiva, antidoto al condizionamento negativo della vita umana e lievito della consapevolezza di ciò che si è e di quel che si fa; l’obbligo morale non come prescrizione astratta, ma esercizio nei confronti della propria individualità, nel rispetto dell’individualità altrui, di quella degli amici scelti: ma soprattutto come esercizio di amore nei confronti di se stessi e non per sacrificio nei confronti di entità astratte oppure alle istanze, altrettanto fumose, della cosiddetta volontà collettiva.

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