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Gli articoli

RIDATECI IL BUON VECCHIO GOLD STANDARD
Enclave numero 9, 2000
di Robert Batemarco

L’inflazione, la svalutazione monetaria, e i cicli economici sono fatti inevitabili della vita? Fanno parte delle leggi di natura? O hanno origine nelle azioni umane? Se è così, queste origini possono essere scoperte dalla scienza economica? E se la scienza economica può insegnarci le origini, può anche dirci come evitarle?

Il particolare bisogno che tutte le monete soddisfano, comprese le monete a corso forzoso che usiamo oggi, è quello di facilitare gli scambi. La gente accetta il denaro, anche quando non è coperto da metalli preziosi, perchè sa che altre persone lo accetteranno in cambio di beni o servizi. La gente comune ritiene che compito della Banca Centrale sia quello di assicurare la piena occupazione e garantire il valore del dollaro. La storia dimostra che la Federal Reserve non ha mantenuto nessuno dei due obiettivi. Dal 1933 (anno in cui fu abolita la convertibilità aurea delle banconote) il dollaro ha perso il 92% del suo potere d’acquisto domestico, mentre la quantità di moneta in circolazione è andata sempre aumentando: oggi è 60 volte maggiore rispetto a quell’anno. Molti economisti ritengono che questo sia il prezzo che dobbiamo pagare per avere il “pieno impiego”. Tuttavia da quando, dopo il 1933, l’inflazione è diventata il normale stato delle cose, abbiamo esperimentato ben 11 recessioni, e la disoccupazione è arrivata a toccare il 10,8% nel 1982. Chiaramente, la scomparsa del ciclo economico rimane ancora un miraggio.

Non si può dire quindi che la Banca Centrale si sia coperta di gloria. Dobbiamo disperarci? Solo se non esistesse alcuna alternativa ad un sistema bancario centralizzato basato sulla moneta a corso forzoso e sulle riserve frazionali. La storia, però, ci indica un’alternativa che ha funzionato in passato e può funzionare in futuro. Questa alternativa è l’oro.

Non vi è nulla di speciale nella moneta rispetto agli altri beni forniti dal mercato. Storicamente, il mercato ha prodotto la moneta. Un’economia senza moneta basata sul baratto, infatti, è fortemente inefficiente per la difficoltà di trovare un partner d’affari che abbia bisogno esattamente di quello che possiedi e che disponga esattamente di quello tu desideri. Il baratto può avvenire solo in quel caso eccezionale che gli economisti chiamano “doppia coincidenza dei bisogni”. La difficoltà di trovare partner adatti porta coloro che vogliano effettuare degli scambi ad accettare dei beni più commerciabili: merci cioè che molta gente è disposta ad accettare. Chiaramente, beni deteriorabili, voluminosi, e di differenti qualità non andrebbero bene. I metalli preziosi, invece, combinano durevolezza, omogeneità, ed alto valore in piccole quantità. Queste qualità diedero ad essi una vasta accettabilità. Una volta che le persone si resero conto dell’estrema commerciabilità dei metalli preziosi, iniziarono ad accettarli in cambio dei propri beni, anche se non avevano direttamente la necessità di usarli. L’oro e l’argento da altamente commerciabili divennero universalmente accettati: divennero cioè “moneta” senza bisogno di alcun intervento governativo.

Se noi desideriamo una moneta che mantenga inalterato il suo valore nel tempo, occorre far sì che non possa essere creata a piacimento. E’ questa la ragione per cui l’oro è particolarmente adatto come moneta. Dal 1492 ad oggi non vi è mai stato un anno in cui la crescita della quantità dell’oro abbia superato il 5% annuo. In questo secolo, la media è stata del 2%. Con l’oro come moneta, il tipo di inflazione che ha imperversato durante il XX secolo non ci sarebbe mai stato. Sotto il classico gold standard, perfino quando le banche detenevano solo riserve frazionali e non del 100%, i prezzi negli Stati Uniti nel 1933 erano bassi quanto cento anni prima. In Gran Bretagna, che rimase nel gold standard fino allo scoppio della prima guerra mondiale, i prezzi medi del 1914 erano meno della metà di quelli di cento anni prima.

Tradizionalmente, il gold standard non era limitato a uno o due paesi; era un sistema internazionale. Con l’oro come denaro, non c’è più bisogno di preoccuparsi delle fluttuazioni dei tassi di cambio fra le valute. Infatti, la stessa nozione di tasso di scambio è diversa sotto il gold standard rispetto ad un regime di moneta a corso forzoso. In quest’ultimo caso i tassi di cambio rappresentano i prezzi delle diverse valute nazionali, l’una rispetto all’altra. Sotto il gold standard i tassi di cambio non sono affatto dei prezzi. Sono invece delle unità di misura, perchè ogni moneta rappresenta un peso specifico della stessa sostanza, l’oro. Le loro relazioni sono quindi fisse. L’immutabilità dei tassi di cambio elimina i rischi connessi al cambio e le spese per affrontare tali rischi. Sotto un tale sistema, il commercio tra persone abitanti in paesi diversi non sarebbe più difficoltoso di quanto sia oggi il commercio tra persone che risiedono in diversi stati dell’U.S.A. Non è un caso che il mondo si sia avvicinato di più all’ideale del libero commercio internazionale proprio ai bei tempi dello standard aureo universale.

E’ un’abitudine comune quella di parlare di “collasso” del gold standard, sottintendendo che non abbia funzionato. In realtà, i governi abbandonarono il gold standard proprio perchè funzionò esattamente come doveva: impedendo ai governi e alle loro banche centrali di impossessarsi surrettiziamente di ricchezze appartenenti ai loro legittimi proprietari. L’impegno a mantenere la convertibilità aurea restringeva la creazione del credito, perchè altrimenti l’oro sarebbe fuoriuscito mettendo a rischio la convertibilità. Se i governi non fossero stati in grado di ricorrere alla moneta a corso forzoso emessa dalla propria Banca Centrale non avrebbero avuto le risorse per imbarcarsi nella costruzione dello stato assistenziale, e forse ai cittadini americani ed europei sarebbero stati risparmiati gli orrori della prima guerra mondiale. Se questi stessi governi e banche centrali avessero mantenuto i propri impegni di convertire le valute in oro, non ci sarebbero state neanche le catastrofiche inflazioni del primo dopoguerra.

Negli anni recenti, alcuni paesi come l’Argentina, l’Estonia e la Lituania, hanno sofferto a causa delle folli politiche monetarie delle banche centrali di una iperinflazione così devastante, da indurli a sbarazzarsi di questi falsari legalizzati. Non sono però tornati al gold standard, ma hanno preferito legare la propria valuta ad una divisa estera. Viene così garantita la piena convertibilità della moneta locale in una forte valuta estera, che funge da riserva. Diversamente dalle banche centrali, l’emissario di moneta non può più agire come prestatore d’ultima istanza nè può creare inflazione, benchè possa importare inflazione dalla valuta usata come riserva. Generalmente questa inflazione importata è di gran lunga inferiore a quella interna.

Per i paesi rovinati dal caos monetario prodotto dalle banche centrali, questo sistema rappresenta certamente un passo nella giusta direzione. Cosa gli impedisce allora di ritornare al sistema aureo? Purtroppo quasi due generazioni di economisti hanno affermato che il gold standard è impraticabile. Esaminiamo ora tre delle obiezioni più comuni:

1. L’oro è troppo costoso. Coloro che alludono all’alto costo dell’oro hanno in mente le risorse necessarie per estrarlo. Non c’è dubbio che costa di più produrre un dollaro d’oro che un dollaro a corso forzoso: il costo del primo è marginalmente vicino ad un dollaro, mentre il costo del secondo è sotto il centesimo. Il difetto di questo argomento è che adotta un concetto di costo troppo stretto. Il concetto di costo economicamente corretto è quello del costo-opportunità, definito come il valore della migliore alternativa sacrificata. Visto da questa prospettiva, il costo della moneta a corso forzoso è di gran lunga più alto di quello dell’oro, perchè non si limita solo a quello connesso alla stampa di nuovi biglietti. Esso include anche le risorse che la gente spende per difendersi dall’inevitabile inflazione resa possibile dalla moneta forzosa, così come i capitali sprecati a causa dei falsi segnali di mercato causati dall’inflazione. Il costo d’estrazione dell’oro dal sottosuolo è minuscolo al confronto.

2. L’offerta di oro non aumenta al tasso necessario per supportare le necessità di un’economia in espansione. In presenza di prezzi e salari flessibili, qualsiasi ammontare di denaro è sufficiente a realizzare il compito monetario di facilitazione degli scambi. La presenza del gold standard negli Stati Uniti non impedì alla sua economia di crescere del 534% dal 1878 al 1913. E’ quindi un errore pensare che lo sviluppo economico necessiti di un continuo aumento della quantità di moneta. Perdipiù, un aumento della quantità di moneta non ha nulla a che fare con un aumento della ricchezza. Quando nuova cartamoneta è immessa nell’economia, coloro che per primi la ricevono possono spendere di più rispetto alle altre persone, ma la quantità esistente di beni e servizi rimane invariata.

3. Il gold standard sarebbe troppo deflazionistico per mantenere il pieno impiego. Anche per quanto riguarda la relazione tra sistema aureo e piena occupazione, i sostenitori dell’oro hanno sia la teoria che la storia dalla propria parte. Il livello assoluto dei prezzi non determina le decisioni relative alla produzione e all’occupazione. Piuttosto, sono le differenze di prezzo tra specifici input e output, meglio conosciute come margini di profitto, le chiavi di queste decisioni. La creazione di moneta a corso forzoso da parte della Banca Centrale altera però questi margini, provocando prima o poi disoccupazione. Storicamente, la graduale discesa dei prezzi che caratterizzò il diciannovesimo secolo ha permesso la più grande creazione di posti di lavoro cui il mondo abbia mai assistito.

4. Il ritorno al gold standard comporterebbe difficoltà pratiche insuperabili. In realtà, se abrogassimo le leggi sul corso forzoso che obbligano il pubblico ad accettare le banconote emesse dalla Banca Centrale in pagamento di tutti i debiti, e permettessimo alle banche di accettare depositi denominati in once d’oro, nascerebbe ben presto un sistema monetario basato sull’oro parallelo e operante a lato di quello statale.

Più complicata è la questione di come ritornare in possesso dell’oro che nel 1934 il governo ha requisito al pubblico, ma il problema non può certo essere più difficile di quello affrontato dai paesi ex-comunisti quando hanno dovuto restituire le proprietà confiscate ai loro legittimi proprietari. Se i cechi l’hanno risolto, anche noi dovremmo essere in grado di rimettere in circolazione l’oro di cui il governo si è indebitamente appropriato nei decenni scorsi.


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