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PAROLE IN LIBERTA'
La bellezza della libertà nelle massime dei grandi del genere umano
di Guglielmo Piombini

Parole in libertà. La bellezza della libertà nelle massime dei grandi del genere umano

di Guglielmo Piombini

L’Associazione culturale Il dito nell’occhio di Bologna è una realtà sorta da poco tempo che si è rivelata molto attiva nel promuovere convegni, iniziative e incontri su temi politici, economici e culturali, spesso affrontati in maniera non convenzionale. L’associazione ha pubblicato in questi giorni il libro Parole in libertà. La bellezza della libertà nelle massime dei grandi del genere umano (270 p., € 12,00), che raccoglie centinaia tra i migliori aforismi sulla libertà, ordinati secondo 17 argomenti, ciascuno dei quali introdotto da un diverso commentatore. Molti degli autori delle introduzioni sono nomi noti nel mondo culturale liberale e libertario.

Il dito nell’occhio ha voluto dedicare il libro al relatore del primo evento pubblico dell’associazione, «una persona che non fa proclami, non fonda partiti, non cerca posti di governo, ma combatte battaglie che dovrebbero essere di tutti. Una persona che ha scelto di pagare il prezzo salatissimo che comporta vivere da uomini liberi in Italia. Questa persona si chiama Giorgio Fidenato e noi siamo fieri di essere suoi amici».

Il libro è stato curato da Andrea Babini, che è anche l’autore dell’introduzione. Gli aforismi, scrive Babini, si prestano particolarmente a una battaglia culturale in favore della libertà, in primo luogo perché hanno il pregio della rapidità. Queste brevi frasi incisive, infatti, si fissano facilmente nella memoria come punti di partenza di una riflessione che ciascuno potrà, in un secondo momento, sviluppare leggendo un libro vero e proprio. Babini paragona gli aforismi a una scaletta su cui alcune persone saliranno per arrivare al piano alto della libreria e scegliersi un testo di approfondimento sulla libertà. L’immagine della scala è azzeccata anche per un secondo motivo. Ogni frase infatti può essere vista come un gradino di una scala che l’umanità ha dovuto faticosamente salire per andare verso l’alto, la libertà, e per non scendere verso il basso, la schiavitù.

Una frase di Ronald Reagan è stata scelta per aprire il primo gruppo di quasi 40 aforismi, su “Libertà e pensiero”: La libertà non è mai a più di una generazione di distanza dall’estinzione. Nel suo commento introduttivo Marco Bassani si rammarica del fatto che oggi la libertà non sia più di moda, dato che nel nostro paese la maggioranza della gente non sogna di essere libera, ma vuole vivere in una repubblica ben controllata e con molta redistribuzione, tassazione altissima (per gli altri), evasione fiscale zero e speculazioni finanziarie vietate per legge. Il linguaggio della libertà è al tramonto perché una parte della società è ormai la schiava fiscale permanente dell’altra, e il tutto è accaduto sulla base di criteri di “giustizia sociale” propagandati, condivisi e diffusi.

Il secondo gruppo di aforismi, su “Cultura e libertà”, si apre con questa frase di Nicola Chiaromonte: La cultura non è il terreno della verità, ma della disputa intorno alla verità. Nella prefazione Corrado Ocone fa un elogio del dubbio e della capacità di mettere in discussione le proprie certezze. Il contraddittorio tra le idee porta sempre frutti. Dopo aver sentito qualcuno contraddire la mia tesi, scrive Ocone, si mette in moto dentro di me un processo di approfondimento della conoscenza. Che le mie convinzioni escano cambiate o, al contrario, rafforzate, in ogni caso io non sono più lo stesso.

Segue un nutrito gruppo di aforismi su “Tasse e stato”, aperto da questa sentenza di Murray N. Rothbard: La tassazione costituisce un furto puro e semplice, anche se su scala grandiosa e colossale, che nessun criminale comune potrebbe mai sperare di compiere. Nella prefazione Giacomo Zucco spiega che la mafia, chiedendo solo un 10 per cento di pizzo dai commercianti, è molto più onesta di quell’altra ben conosciuta Organizzazione che spadroneggia sul territorio italiano, e che oggi pretende il 70 per cento degli guadagni a chi lavora nel settore privato.

Il gruppo successivo di aforismi, su “Il giusto e il vero”, comincia con questa citazione di Ludwig Wittgenstein: Può suonare troppo semplice, ma si può dire che la differenza fra magia e scienza consiste in questo, che esiste un progresso nella scienza ma non nella magia. La magia non ha una direzione di sviluppo che le sia intrinseca. Nella prefazione Michele Boldrin decide di fare da contraltare all’intervento precedente di Ocone, prendendo le parti della verità anziché del dubbio, il quale può essere un buon metodo, ma non certo il fine della ricerca intellettuale. Esistono infatti delle verità senza le quali di fatto ci è impossibile vivere.

Il primo degli aforismi su “Governo e burocrazia” è di Ron Paul: Io non voglio gestire la tua vita, io non so come gestire la tua vita, io non ho l’autorità di gestire la tua vita e la Costituzione americana non mi conferisce il potere di gestire la tua vita. Nel commento introduttivo Federico Cartelli critica la Costituzione italiana, la più socialista d’Europa, e si rammarica del fatto che gli italiani non abbiano ancora capito la lezione, dato che, invece di farla finita con lo statalismo fallimentare, preferiscono prendersela con dei capri espiatori esterni, come l’Euro o la Germania. Il problema è soprattutto culturale: assuefatto al circolo vizioso dell’assistenzialismo parassitario, l’italiano non riesce proprio ad immaginare altro Dio fuori dallo Stato.

Adam Smith dà il via agli aforismi su “Economia e mercato”: L’inclinazione a trafficare, barattare, scambiare una cosa con un’altra è comune a tutti gli uomini e non si trova in nessuna altra razza di animali. Il commento è stato affidato a Gerardo Coco, il quale ricorda che storicamente non è stata la sottomissione ai governi a rendere possibile la crescita della civiltà, ma la libera iniziativa. Lo Stato non può in alcun modo pianificare il progresso economico o il “bene comune”, anche perché una società pluralistica non ha nulla a che fare con il perseguimento di obiettivi comuni. In una società libera gli individui perseguono fini indipendenti che non possono essere ordinati secondo una gerarchia. L’unico compito dei governi dovrebbe essere quello di assicurare il buon funzionamento di quest’ordine spontaneo.

Un’altra cinquantina di aforismi riguardano il tema “responsabilità e rischio”. Per aprire la serie viene messa in evidenza questa riflessione di Michael Jordan: Avrò segnato undici volte canestri vincenti sulla sirena, e altre diciassette volte a meno di dieci secondi dalla fine, ma nella mia carriera ho sbagliato più di novemila tiri. Ho perso quasi trecento partite. Trentasei volte i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l’ho sbagliato. Nella vita ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto. Nel commento introduttivo Fabio Scacciavillani elogia l’etica della responsabilità individuale, che è ciò che distingue l’individualista liberale dal collettivista ovino o dal solidarista parassita. Questi ultimi temono la libertà perché comporta responsabilità e rischi, e preferiscono sgravarsene il peso delegandolo al demagogo di turno. In definitiva la richiesta dell’intervento dello Stato in ogni sfera nasce dalla pavidità e dell’invidia, e persegue la mediocrità generalizzata.

Il capitolo successivo raggruppa gli aforismi su “Progresso, rivoluzione e cambiamento”. In evidenza compare quello di Oscar Wilde: È perché l’umanità non ha mai saputo dove stesse andando che è stata in grado di trovare la sua strada. Nel commento Oscar Fulvio Giannino spiega che i veri cambiamenti non nascono da rivoluzioni politiche e collettive. L’innovazione è invece un rumore di fondo incessante che viene da ogni impresa e luogo di lavoro; non è figlia dello Stato, ma è anzi da questo ostacolata quanto più sono invasive le sue regolazioni e pretese fiscali.

Segue quindi una serie di aforismi su “Individuo e libertà”, aperti da una citazione di Charles Bukovski: L’anima libera è rara, ma quando la vedi la riconosci, soprattutto perché provi un senso di benessere quando le sei vicino. Il commento è di Leonardo Facco, che a sua volta è un appassionato collezionista di aforismi. Oggigiorno, spiega Facco, l’Italia è diventata un inferno socialista nel quale lo Stato è un insopportabile ladro che pretende da noi il 70 per cento di quello che produciamo, ci impone stili di vita, ha la supponenza di volerci fornire servizi che non ci interessano, e soprattutto ci indottrina e ci ammaestra, facendoci credere che senza di lui, o dei suoi rappresentanti, noi non potremmo esistere. Lo Stato esiste perché le persone perbene sono complici e hanno paura, e questo è comprensibile. Per superare questa paura bisogna curiosare, conoscere, apprendere e mettere in pratica quel che si è imparato, e gli autori di questi aforismi hanno parecchio da insegnare.

Gli aforismi su “Società e costume” si aprono con un’affermazione di Luigi Sturzo: La società non è un’entità o un organismo al di fuori e al di sopra dell’individuo. Nella sua introduzione Nicola Iannello si chiede: cosa sarebbe la società senza la libertà? Probabilmente, qualcosa di simile a un alveare o a un formicaio, dove ogni singolo è intercambiabile con un altro e sa perfettamente cosa deve fare per la maggior gloria del tutto. L’uomo però non è determinato dagli istinti come un animale, ma può scegliere la propria vita e il proprio destino. Per realizzare l’obiettivo del formicaio sono state edificate, nella storia umana, numerose società basate sulla violenza, sulla sopraffazione, sulla schiavitù. Le società fondate sulla libertà costituiscono purtroppo l’eccezione.

La sezione successiva di aforismi riguarda “Fede e libertà”, e mette in risalto questa preghiera di Michelangelo: Signore, fai che io possa sempre desiderare più di quanto riesca a realizzare. Si occupa del commento Carlo Lottieri, il quale nota come nel corso della storia le concezioni religiose e sovrannaturali, rifiutando ogni forma di nichilismo e di riduzionismo, hanno finito con il celebrare l’uomo. Al contrario il razionalismo applicato in politica ha spesso portato a logiche oppressive. La libertà umana, osserva Lottieri, rappresenta una condizione necessaria per incontrare e amare il prossimo. Infatti, non è pensabile che quanti amino davvero l’altro possano negarlo nella sua libertà.

Il gruppo successivo di aforismi, su “Ideologia e totalitarismo” si apre con Friedrich Hoelderlin: Sempre, quando l’uomo ha voluto fare dello Stato il suo paradiso, ne ha fatto un inferno. Nel commento introduttivo del sottoscritto, Guglielmo Piombini, si ricorda che il totalitarismo rappresenta il logico compimento, portato alle estreme conseguenze, dell’ideologia dello Stato moderno. Con i regimi comunisti e nazionalsocialisti del XX secolo lo Stato moderno centralizzato e burocratizzato ha raggiunto l’apogeo della sua parabola storica. La fine di questi sistemi non ha però eliminato le cause del problema, perché non è scomparsa la tendenza generalizzata degli Stati a espandersi e a prevaricare sulla società. Se questo processo non viene frenato in qualche modo, ogni Stato tende, per sua natura, a dirigersi un passo alla volta verso il modello totalitario.

Penn Jillette apre la sezione degli aforismi dedicata a “Minoranze e tolleranza”: La mia predilezione per il libertarismo nasce dal fatto che non so cosa sia meglio per gli altri. Nella sua introduzione Alberto Mingardi fa notare che, di tutte le minoranze, l’individuo non è solo quella più piccola, ma anche quella più sfortunata. Quasi tutte le filosofie politiche e i regimi politici lo detestano, perché vorrebbero che fosse diverso: meno attaccato al proprio interesse e più dedito al mitico bene comune. In verità possiamo rispettare gli altri individui solo se accettiamo l’idea che siano ciascuno il miglior giudice del proprio bene. Ma questo è difficile. Alle persone spesso sfuggono le motivazioni del vicino di casa, non sanno capire nemmeno i bisogni dei loro cari, però pretendono di sapere quali siano i “reali” interessi dell’umanità.

Il gruppo di aforismi su “Guerra e violenza” è inaugurato da Doug Stanhope: Il nazionalismo non fa altro che spingerti a odiare persone che non hai mai incontrato ed essere orgoglioso di risultati a cui non hai mai contribuito. Nell’introduzione Gabriele Galli spiega che è stato l’avvento degli stati-nazione a trasformare le guerre in omicidi di massa. Mentre nel Medioevo la portata distruttiva delle guerre era estremamente limitata, la nascita degli stati nazionali centralizzati ha reso devastante la violenza della guerra, moltiplicandone su vasta scala gli effetti nefasti. La guerra è il crimine più orribile che lo Stato possa compiere, ma proprio grazie ad essa ha intensificato e reso permanente il proprio controllo sulla società. Gli Stati sono degli agglomerati di potere troppo grossi e pericolosi, per cui è dovere di tutti gli amanti della libertà battersi pacificamente per distruggere, spezzettare, frammentare, sbriciolare, limitare il potere dello Stato.

Non esiste la proprietà perché esistono le leggi, esistono le leggi perché esistono la proprietà, recita l’aforisma di Frédéric Bastiat che apre la serie dedicata a “Legge e giustizia”. Nell’introduzione Giovanni Birindelli sottolinea la fondamentale distinzione tra la Legge intesa come principio generale e astratto, e la legge intesa come provvedimento legislativo aperto a qualsiasi contenuto. Mentre la prima rappresenta un limite al potere politico, il secondo è uno strumento del potere politico arbitrario, e conduce al potere illimitato dello Stato. A sua volta l’espansione dello Stato moderno dovuta a questa idea “positivista” del diritto porta con sé la riduzione della libertà degli individui, l’eliminazione del libero mercato e l’impoverimento diffuso.

Il gruppo successivo di aforismi sul tema “Dissenso e satira” è aperto da una citazione di H. L. Mencken: La persona più pericolosa per tutti i governi è colui che è capace di pensare in modo indipendente. Barbara Di Salvo spiega nell’introduzione che i sistemi sociali autoritari rifiutano con orrore l’idea che l’individuo abbia diritto di perseguire il proprio interesse egoistico. Socialismi, ambientalismi, comunismi, anticapitalismi, terzomondismi, multiculturalismi e utopismi vari si spalleggiano a vicenda nel predicare un unico credo: fate quel che vi diciamo noi per essere felici, non siate liberi perché altrimenti perderemmo il potere su di voi. L’oppressione è sempre motivata da valori elevati, altruistici, collettivi. La satira e il dissenso, tuttavia, permettono alla mente umana di sfuggire a queste tristi limitazioni.

La carrellata si chiude, in tono più leggero, con gli aforismi dedicati alle “Risate in libertà”, introdotti questa volta da una vignetta della serie ‘Distrazioni di massa’: con tono allarmato, un vecchio marpione indica alla sua ingenua vittima il grave pericolo che si profila all’orizzonte: «I liberisti!! I liberisti!!». Quest’ultima è talmente spaventata, da non accorgersi che il primo gli sta sfilando il portafoglio dalle tasche. Quale miglior metafora degli uomini politici italiani, che hanno fatto una lucrosissima carriera agitando lo spauracchio del “turbolibersimo” e del “liberismo selvaggio”? Il commento finale è affidato alla penna esilarante di Enrico Galloni, il quale mette un tarlo imbarazzante in testa al lettore: «vi siete resi conto che oltre la metà degli aforismi che avete letto o fatto finta di leggere stava dando a buona parte di voi anche poco velatamente del pirla?».

(30 ottobre 2015)

 

Il libro è acquistabile presso la Libreria del Ponte di Bologna.

Sul sito dell’associazione è disponibile un video di presentazione del libro

 


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