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Lo scaffale
I libri
Kirzner, Israel M.
CONCORRENZA E IMPRENDITORIALITA'
Rubbettino - 1997, Pagine 341 Prezzo €18,00

La fondamentale teoria kirzneriana dell'imprenditore, visto come il soggetto che scopre l'ignoto prima di altri.


Recensione di Carlo Zucchi

 

Questo è forse il primo libro, pubblicato in Italia, sulle moderne tendenze della Scuola Austriaca di economia. Se Mises e Hayek combatterono contro economisti marxisti e keynesiani ai loro tempi pericolosamente in voga, accordando una tregua a quelli neo-classici, una volta caduti in disgrazia Marxismo e Keynesismo, la moderna Scuola Austriaca ha potuto concentrare le sue critiche sul paradigma neo-classico oggi dominante. Non che Mises e Hayek (e persino Menger; come evidenziato nei suoi carteggi con Walras) non avessero ben chiare le pecche della scuola neo-classica; semplicemente, a quei tempi era prioritario combattere chi, come marxisti e keynesiani, auspicavano un ruolo ancor più interventista dello Stato nella vita delle persone.

Come detto, concentrando le sue critiche contro il paradigma neo-classico, Kirzner individua nella concorrenza un processo avente carattere dinamico, a differenza della scuola neo-classica che identifica la concorrenza con uno stato di equilibrio in cui tutti i soggetti, sia produttori che consumatori, riescono a massimizzare le rispettive utilità in virtù di una completa informazione dei produttori sui gusti e le aspettative dei consumatori, e dei consumatori riguardo ai prezzi praticati da tutti i produttori.

In realtà, come sottolinea Kirzner, la concorrenza è un processo di scoperta in cui l’informazione è dispersa in mille rivoli e compito dell’imprenditore è appunto scoprirla e, cosa non meno facile, utilizzarla. La completa informazione “data”, pilastro della scuola neo-classica, viene quindi rigettata come ipotesi del tutto incompatibile con il mondo reale e con la natura umana, fallibile e non perfetta, pur se perfettibile.

Conseguenza di tutto questo è la diversa concezione dell’imprenditore da parte dei due paradigmi. In un contesto di completa informazione “data”, la scuola neo-classica vede nell’imprenditore un semplice ottimizzatore che deve semplicemente disporre dei fattori in maniera ottimale sulla base della completa informazione in suo possesso riguardo i prezzi dei fattori e le preferenze dei consumatori. Kirzner, invece, attribuisce all’imprenditore il ruolo di autentico motore dell’economia, poiché la sua funzione, in un contesto di informazione incompleta e dispersa, è quello, assai difficile, di “scopritore” di informazioni e di occasioni; informazioni che, una volta carpite, devono essere adeguatamente utilizzate, altro compito che solo poche persone sono in grado di assolvere. Altra funzione dell’imprenditore che Kirzner identifica dall’osservazione del mondo reale e in base all’individualismo metodologico coerente della Scuola Austriaca, è quella del coordinamento delle informazioni diffuse nella società di mercato. Perché, come intuì Hayek, nella società di mercato, rispetto alla pianificazione socialista, vi è una maggior disponibilità di informazione, proprio perché questa è dispersa e non concentrata in un unico soggetto (persona o comitato che sia) come nel modello socialista.

Compito dell’imprenditore è quindi quello di coordinare quell’informazione che, in quanto dispersa, rischierebbe di restare inutilizzata. Detto in altre parole, suo compito è quello di scoprire e utilizzare al meglio quelle cognizioni e informazioni che ogni persona ha e che si tratta solo di incanalare nei “giusti binari” e utilizzare al meglio. Altra conseguenza del differente approccio di Kirzner è quello relativo al monopolio. Il modello neoclassico prevede che un mercato perfettamente concorrenziale sia contraddistinto da un alto numero di imprese che offrano un bene perfettamente omogeneo a un prezzo “dato” (non influenzabile da un singolo produttore). Kirzner, sulla base della sua concezione di processo concorrenziale, sostiene invece che l’imprenditore, nella sua incessante funzione di “scopritore”, cerca sempre di “scoprire” quali sono quelle esigenze che il consumatore non vede soddisfatte dal mercato, in modo da essere lui solo a offrirgli in esclusiva ciò di cui ha bisogno per trarne il massimo profitto. Conseguenza di tutto ciò è che il processo concorrenziale è come una corsa in cui la vittoria è una posizione di monopolio (magari solo temporanea) che consente al vincitore di conseguire un profitto maggiore rispetto ai concorrenti, mentre secondo il modello neo-classico, la concorrenza è come una corsa in cui tutti i partecipanti si impegnano al massimo per tagliare il traguardo alla pari. Ma una competizione senza vincitori che competizione è? Se sai che non puoi vincere che impegno ci metti?

Altri aspetti quali i costi di transazione, il breve e il lungo periodo, e la diversa concezione della concorrenza anche rispetto ad autori come Schumpeter, completano questo libro che non può mancare dalla biblioteca di chi ha fatto del liberalismo il suo ideale di vita.

 

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