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EUGEN VON BOHM-BAWERK
TEORIA POSITIVA DEL CAPITALE
Utet - 1957, Pagine 614 Prezzo €30,00

L'analisi del capitale e dell'interesse del grande economista austriaco


Eugen von Böhm-Bawerk (1851-1914)  fu il più noto allievo diretto di Menger, ed è celebre per la sua opera Capitale e interesse (1884), soprattutto per il secondo libro, La teoria positiva del capitale, in cui espone la sua teoria del valore, dei prezzi, del capitale e del mercato. È anche noto per opere minori, come la critica puntuale del sistema economico marxista, esposta in La conclusione del sistema marxiano.

Il problema maggiore affrontato da Böhm-Bawerk è la spiegazione del fenomeno dell’interesse; egli introdusse il concetto di preferenza temporale, cioè la preferenza per le merci presenti rispetto a quelle future. Da questa preferenza, chi fornisce oggi strumenti di produzione (e quindi si astiene dal consumare subito) è disposto a farlo perché in futuro ritiene che avrà a disposizione una quantità di merci superiore a quella che si è astenuto oggi dal consumare. È infatti difficile immaginare che le persone preferiscano dodici uova domani piuttosto che oggi, mentre è possibile che siano disposte a sacrificarne dodici oggi per averne tredici domani.

L’opera di Böhm-Bawerk fornì le basi per la teoria di Knut Wicksell dell’interesse “naturale”. Le idee di Wicksell, un economista svedese,  furono poi riportate nella tradizione austriaca da Ludwig von Mises, consentendo finalmente di integrare teoria monetaria e teoria del capitale.

Una delle critiche più frequenti a Böhm-Bawerk riguarda la nozione di “tempo di produzione”. Böhm-Bawerk, ritenendo l’interesse il “prezzo del tempo”, e la dotazione di capitale di una società come una sorta di “tempo totale immagazzinato” dalle generazioni tramite gli investimenti, ritenne di poter descrivere la struttura della produzione tramite un “valor medio” del tempo impiegato nella produzione. La critica successiva ha poi smontato le basi teoriche di questa visione semplificata, che però è ancora molto utile come prima approssimazione: Böhm-Bawerk è infatti considerabile il primo “macroeconomista” della Scuola austriaca, aprendo una linea di pensiero che, attraverso Friedrich August von Hayek, è arrivata fino ai nostri giorni con gli studi di Roger Garrison (un altro che, come si evince dal nome, di austriaco ha le idee di Menger, ma non certo la nazionalità).

(Pietro Monsurrò)
 

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