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I libri
Lottieri, Carlo
DENARO E COMUNITA'
Guida - 2000, Pagine 168 Prezzo €10,07

Con questa riflessione sul ruolo sociale del denaro e sul rapporto tra libertà di mercato e comunità volontarie, l'autore offre un'aperta difesa dei diritti individuali.


Recensione di Guglielmo Piombini

"Denaro e comunità" di Carlo Lottieri rappresenta un vero e proprio Manifesto del libertarismo comunitario. Già nel titolo, in cui vengono messe in relazione tra loro due entità che la tradizione sociologica, da Toennies in poi, ha trattato spesso come inconciliabili, l’autore si pone l’obiettivo di dimostrare che le critiche alla società di mercato degli anti-individualisti si fondono in realtà su una visione limitata del processo di scambio. Il mercato, infatti, è qualcosa di infinitamente più ampio dell’insieme dei rapporti d’affari che intercorrono tra soggetti motivati dalla ricerca del profitto. Relazione di mercato è qualsiasi rapporto volontario e liberamente accettato, non necessariamente confinabile nella sfera dei comportamenti utilitaristici, come il dono, la fraternità, il mutuo soccorso, la condivisione di beni e servizi di ogni genere.

In questo senso è perfettamente lecito affermare che il mercato è comunità, e che le relazioni comunitarie più ricche e genuine nascono solo all’interno del mercato. Vi sono infatti potenti ragioni psicologiche ed economiche, spiega l'autore, che inducono gli uomini a costituire comunità calde e personali anche all’interno della più vasta e impersonale società di mercato. Questa incapacità di cogliere l’importanza delle comunità volontarie è evidente in alcuni filoni culturali antiliberali, quali quelle dei comunitaristi americani (i vari McIntyre, Etzioni, Sandel, Taylor), i quali, proprio partendo da una concezione banalmente riduttiva ed economicistica del mercato, hanno finito per relegare il concetto di comunità entro ambiti inaccettabilmente coercitivi e statalistici.

Oltre ai communitarians, il secondo obiettivo polemico di Lottieri è il Welfare State socialdemocratico, che, pretendendo di sostituirsi alle famiglie e alle comunità nello svolgimento delle loro tradizionali funzioni assistenziali, ha finito col distruggere le ricche istituzioni solidaristiche sorte all’interno dalla società civile: basti pensare che ancora nell’America degli anni ’20, prima dell’avvento del Welfare, il 30% della popolazione adulta maschile faceva parte di una qualche società caritatevole o di mutuo soccorso. Anche le stesse iniziative mirate alla tutela della famiglia - quali gli aiuti alle lavoratrici madri e l’apertura di asili-nido pubblici – hanno portato, per la nota legge della conseguenze inintenzionali, a risultati opposti a quelli desiderati.

Infine, una frecciata polemica viene indirizzata ad una certa interpretazione "egoistica" del libertarismo, risalente ad Ayn Rand e al primo Walter Block, intesa non solo a condannare la solidarietà imposta (come è giusto che sia), ma anche a sconsigliare quella volontaria: rischiando però di fornire facili argomenti agli avversari. In questo modo, Lottieri è riuscito brillantemente a porre le basi teoriche di un libertarismo altruista e comunitario, capace di respingere con efficacia le accuse di atomismo, solipsismo, materialismo, edonismo, o economicismo, che ripetutamente sia la destra che la sinistra hanno lanciato contro il liberalismo integrale.

 

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