per autore o titolo

Lo scaffale
I libri
Morelli, Gerardo
UN PONTE FRA STATO E SOCIETA'
(in offerta sconto 15%: € 10,00 anziché € 12,00)
Hope - 2012, Pagine 227 Prezzo €10,00

Un saggio romanzato che prefigura un nuovo modello di organizzazione politica capace di fare a meno dei partiti


Recensione di Guglielmo Piombini
 
Questo saggio romanzato, ricco di riferimenti filosofici e sociali, presenta un progetto politico nuovo, basato non sulla contrapposizione e la lotta politica tra i partiti, ma sulla formazione di gruppi di esperti e studiosi, scientificamente organizzati e coordinati per riprogettare lo Stato su una base etica moderna: una sorta di "governo dei migliori", selezionati nella società civile in baseesclusivamente alle loro altissime competenze settoriali.
 
L'autore del libro, Gerardo Morelli, va ben oltre la sterile critica dell'esistente, e propone un progetto opinabile e migliorabile, ma indubbiamente suggestivo.
 

L’idea di uno Stato incentrato sull’organizzazione della conoscenza per indirizzare la vita sociale, nel pensiero filosofico che lo si può vedere sin dai primi filosofi (Platone) e poi messo in grande evidenza  da tanti filosofi a partire dall’inglese Bacone (1551-1626) ai giorni nostri. 

 
Un'ottima scelta dell'autore è la forma romanzata del libro. In questo modo la lettura risulta più scorrevole e avvincente.
 
La critica di Morelli all'attuale sistema partitocratico è del tutto condivisibile. Nelle attuali democrazie, infatti, la politica non è altro che un'attività predatoria attraverso cui alcuni gruppi organizzati (i partiti) si contendono tra loro il bottino ottenuto attraverso la tassazione.
 
La politica ha quindi in realtà un unico scopo: la spartizione della refurtiva (soldi pubblici, impieghi pubblici, poltrone e prebende) tra i gruppi che partecipano alla competizione elettorale.
 
Se non fosse una cosa maledettamente seria, si potrebbe paragonare la politica a un gioco a premi, in cui chi fa più punti (i voti) vince più soldi pubblici alla grande lotteria del vitalizio, della poltrona e del finto impiego.
 
Sulla pars destruens c'è quindi poco da obiettare alla critica svolta da Gerardo Morelli. 
 
Anche per quanto riguarda la pars costruens, confesso di preferire nettamente il sistema tecnocratico proposto nel libro al sistema democratico attuale.
 
 
Tuttavia devo ammettere di aver meno fiducia dell'autore nella possibilità di una risoluzione, oggettiva e neutrale, studiata con rigore scientifico, dei problemi dall'alto. Non credo cioè alla pianificazione centralizzata statale, democratica o tecnocratica che sia. In generale, ritengo che i problemi sociali vengano risolti meglio dal basso: dagli individui, dalle imprese, dalle associazioni, dalle comunità locali. Più si decentralizza, si liberalizza e si privatizza, meglio è.
 
Ci sono tanti modi per organizzare e affrontare i problemi della società, e nessuno  - nemmeno i tecnici più competenti - può sapere a priori quale sarà il migliore. Il vero metodo scientifico è quello della sperimentazione, dei tentativi basati sulla prova e sull'errore. Dobbiamo quindi lasciare la massima libertà di sperimentazione all'interno della società. Tra tutte queste prove l'esperienza dirà qual'è la migliore. In altre parole, io sono dell'idea che la risoluzione dei problemi vada affidata più che altro agli imprenditori in competizione tra loro; non dev'essere calata dall'alto e imposta a tutti dai "migliori".
 
Un'ultima osservazione: l'autore inserisce nella vicenda dei cospiratori che agiscono nell'ombra a livello internazionale per impedire ai protagonisti di diffondere le nuove idee e di realizzarne il progetto. Pare di capire che siano membri di potenti imprese multinazionali in combutta con i governi.
 
Le cospirazioni non guastano mai in un romanzo, perchè danno sempre un tocco di suspence alla trama. Tuttavia non penso che gli interessi che sostengono gli attuali sistemi siano tanto occulti. Hanno invece hanno un nome e un cognome ben preciso. Per quanto riguarda l'Italia, sono tutti coloro che traggono beneficio dagli ottocento miliardi di spesa pubblica che lo Stato spende ogni anno: la classe politico-burocratica e le loro clientele, cioè i consumatori di tasse. Coloro che hanno interesse a cambiare il sistema sono invece i pagatori di tasse, cioè il ceto produttivo dei lavoratori autonomi e dipendenti del settore privato.
 
 

Indietro

Segnala questa pagina a un amico via e-mail

Share/Save/Bookmark Salva questo libro tramite il tuo servizio preferito (oltre 50 disponibili)