per autore o titolo

Lo scaffale
I libri
Tremonti, Giulio
LO STATO CRIMINOGENO
Laterza - 1997, Pagine 196 Prezzo €14,00

Quando Tremonti era liberale ....


Recensione di Giuseppe Sarcina 

Chi pesca una lumachina di "taglia inferiore ai millimetri 20, sara' perseguito ai sensi delle leggi vigenti". Comincia con questo esempio (vero purtroppo e non, come potrebbe sembrare, ricavato da una commedia di Aristofane) l'ultimo libro di Giulio Tremonti. Titolo decisamente forte: "Lo Stato criminogeno" (editore Laterza), per una tesi che fara' discutere. Tremonti si domanda: perche' in Italia e' diffusa la corruzione? Perche' l'evasione fiscale e' cosi' alta? Da dove nasce, in una parola, la criminalita' diffusa, il disprezzo della legge praticato come sport di massa?

La risposta, come peraltro ammette lo stesso autore, corre sul filo del paradosso. Se nessuno rispetta la legge e' colpa della legge stessa. Se manca il senso dello Stato, la responsabilita' deve ricadere sullo Stato. Tremonti descrive in questo modo il meccanismo infernale che regola la vita dello "Stato criminogeno", lo Stato che produce i crimini: "L'estensione dello Stato causa la proliferazione delle leggi; la proliferazione delle leggi causa la moltiplicazione degli illeciti, reali o potenziali; la moltiplicazione degli illeciti causa, infine, prima la diffusione e poi la banalizzazione dei crimini".

Troppo difficile? Lo stesso autore chiama in soccorso i filosofi fondatori delle scienze sociali, il liberista Adam Smith, ma anche l'anticapitalista Karl Marx ("Con l'applicare la qualifica di furto dove non va applicata, siete riusciti a invalidarla anche nei casi dove andrebbe applicata"). Attenzione, pero', il libro di Tremonti non e' un saggio (solo) storico. Si trova, invece, di tutto. C'e' l'esperienza del professore universitario (l'autore insegna Diritto tributario a Pavia), quella dell'avvocato - fiscalista, e soprattutto quella politica, vissuta prima come ministro delle Finanze del governo Berlusconi e ora come parlamentare di Forza Italia.

I fili dell'analisi si intrecciano in continuazione. Il dominio della legge sull'economia e' fatto apposta per impedire la produzione, anzi rappresenta un costo (un "minusvalore", scrive Tremonti) per chiunque lavori in proprio. E poi c'e' la politica. Quella di ieri, dominata dal consociativismo imposto dal Pci, dalle clientele coltivate dai partiti, dalle burocrazie asservite ai politici, dalle bande di famelici affaristi. Tutto un mondo che si nutriva, e nello stesso tempo alimentava, il deficit pubblico.

Questo e' stato, sono parole di Tremonti, "l'ambiente ideale per la diffusione della corruzione". Il deficit finanziario ha prodotto "un deficit di democrazia" perche' lo "Stato italiano ha assunto una posizione dominante di energumeno e di factotum politico: datore di lavoro, benefattore, cliente, committente, imprenditore, azionista, socio occulto, banchiere, estorsore, ricattatore, complice". Di conseguenza lo "Stato non e' piu' la soluzione dei problemi, ma diventa il problema". E ognuno si muove, si difende, si arricchisce come puo'.

D'altra parte, e' la domanda che scorre per tutto il libro, ci sono altre possibilita'? In Italia nessuno sa quante sono le leggi in vigore. Forse circa 50 mila, difficili, aggrovigliate. Inevitabile che chi ha il dovere di applicarle ne sia anche l'arbitro incontrollabile. Ed ecco che lo Stato da "criminogeno" diventa anche "assoluto". Gli esempi portati a sostegno sono tanti. Molti vengono, quasi in modo naturale, dal campo fiscale. Perche' li', spiega Tremonti, sono piu' gravi e piu' visibili i guasti di una legislazione punitiva e appunto "criminogena", quella che impone aliquote troppo alte e quindi, di riflesso, l'evasione tributaria di massa. Ma il fisco e' solo un aspetto. Tremonti spinge l'analisi fino alla competizione planetaria tra i Paesi che punteranno tutto sulla "forza lavoro - fisica" (le body nations del Sud - Est asiatico per esempio) e quelli che si affideranno al "capitale umano (le head nations dell'Occidente). Dove vuole collocarsi l'Italia? Che cosa vuole diventare, dopo la doppia crisi "fiscale e giudiziaria", culminata con Tangentopoli?

Tremonti offre una risposta finale, un "manifesto su cinque punti essenziali: diritto, territorio, fisco, pensioni, scuola". E' un compendio di diverse proposte, alcune gia' note e anche gia' discusse, altre inedite. Il principio ispiratore dovrebbe essere quello originario della dottrina liberale: "Tutto e' libero, tranne cio' che e' vietato", capovolgendo la regola attuale: "Tutto e' vietato, tranne cio' che e' concesso".

Segue un elenco di misure per il pronto intervento. Abolire tutte le leggi vigenti per sostituirle con codici semplici e coerenti. Lasciare piu' spazio alla contrattazione tra privati (per esempio nel mondo del lavoro). Privatizzare "subito e in blocco" tutte le partecipazioni dello Stato nelle societa' per azioni. Costruire il federalismo con il trasferimento ai Comuni delle proprieta' immobiliari dello Stato ("federalismo demaniale") e assegnando agli enti locali il potere di riscuotere le imposte. Semplificare il fisco, riducendo le tasse da 100 a 8; abolire il segreto bancario; avviare "gli studi di settore" per le categorie degli autonomi. Riformare le pensioni, tenendo conto che "la coperta e' corta, percio' va lasciata sui piu' deboli, che soli hanno diritto a previdenza e assistenza". Infine la scuola.

Tremonti propone la regole delle "tre i": inglese, impresa, informatica. Tre materie con cui martellare senza sosta gli studenti. Coinvolgendo anche la Rai: "E' assurdo che il servizio pubblico si occupi solo di intrattenimento. Va riorganizzato e finalizzato alla formazione di massa".

(7 giugno 1997) - Corriere della Sera

Indietro

Segnala questa pagina a un amico via e-mail

Share/Save/Bookmark Salva questo libro tramite il tuo servizio preferito (oltre 50 disponibili)