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I libri
BASTIAT - DE MOLINARI
CONTRO LO STATALISMO
Seconda ristampa
Liberilibri - 1994, Pagine 127 Prezzo €10,33

Due straordinari saggi di Bastiat, e uno di de Molinari: il primo teorico anarco-capitalista della storia.


INDICE DEL LIBRO

Sergio Ricossa - Introduzione
Frédéric Bastiat - Proprietà e legge
Frédéric Bastiat - Giustizia e fraternità
Gustave de Molinari - Sulla produzione della sicurezza
Carlo Lottieri - Bastiat e Molinari: alle origini del liberismo radicale

Recensione di Carlo Lottoeri

Le radici del sovranismo sono quarantottine, e non è una bella cosa. Il libro di Bastiat e MolinariEra il 1992. Parigi si trovava nel mezzo delle celebrazioni rivoluzionarie, con manifestazioni che riproponevano passo dopo passo quanto era successo due secoli prima. La religione civile della République imponeva i suoi riti e, ovviamente, raccontava un passato segnato da omissioni: a partire da quel genocidio vandeano che, a caldo, era stato denunciato dal “comunista” Gracchus Babeuf, ma su cui era subito calato un velo assai spesso.

Stavo finendo la tesi di dottorato su Gaetano Mosca, sotto la guida di Raymond Boudon, e parallelamente coltivavo i miei interessi libertari. Avevo scoperto Frédéric Bastiat, che al tempo era stato una celebrità, per poi però essere dimenticato. L’elegante essenzialità di quella prosa era stata ridotta a semplicismo, anche se alcune sue analisi hanno anticipato le critiche liberali all’idea che una domanda indotta artificialmente possa giovare alla crescita. Insieme a Bastiat avevo pure iniziato a leggere Gustave de Molinari, che ne aveva preso il testimone nel gruppo del “Journal des économistes” e a cui si deve la prima versione di una proposta anarco-capitalista. L’antologia Contro lo statalismo nacque così: mettendo insieme due scritti di Bastiat del 1848 e uno di Molinari del 1849. E si tratta di pagine di economisti che, però, non trattano principalmente questioni economiche.

Il timing dice molto. Nell’Europa travolta dal Quarantotto sta succedendo qualcosa di cruciale per l’occidente. Se fino a quel momento le idee liberali erano state espressione di un’attitudine “all’avanguardia” (volta a riconoscere la centralità dei diritti individuali), a quel punto la storia volta pagina. Il nazionalismo e il socialismo conquistano la mente e il cuore dei giovani, mentre il liberalismo è associato ad attitudini conservatrici. In Europa soffia un vento variamente risorgimentale, tecnocratico, collettivista, e quanti difendono le libertà dei singoli finiscono nell’angolo. Eletto deputato, Alexis de Tocqueville va a sedersi sulla sinistra dell’emiciclo, ma è ormai chiaro che lo Zeitgeist ha abbandonato chi si schiera contro la retorica delle masse, delle classi, delle nazioni. Non può stupire, allora, che le pagine di Bastiat e Molinari siano coeve al Manifesto di Marx ed Engels, ma non abbiano conosciuto analogo successo. Eppure contengono lezioni attualissime.

Ne La proprietà e la legge Bastiat focalizza l’attenzione sul diritto. La tesi è che il compito dell’ordinamento consiste nel proteggere la libertà dei singoli, e non già nel limitarla. Per questo egli critica ogni visione legalista della proprietà, che ne fa un semplice prodotto della legge, come se il Codice avesse introdotto nel mondo la proprietà e, con essa, la libertà medesima. Bastiat reagisce, ricordando che non abbiamo proprietà perché ci sono le leggi (come vuole una visione positivistica del diritto, caratteristica del legalismo giacobino), ma invece abbiamo deciso di darci leggi proprio perché abbiamo proprietà e per tutelarle: difendendo in tal modo la nostra stessa libertà.

Nell’altro scritto (Giustizia e fraternità), Bastiat contrappone la vera filantropia che esige volontarietà e quel malinteso senso di equità che porta il potere a espropriare e a redistribuire, minando il diritto e spegnendo ogni responsabilità. Se nella battaglia intellettuale gli argomenti di Bastiat avessero avuto la meglio su quelli di Bismarck e Lord Beveridge, di Mussolini e Roosevelt, ci saremmo evitati il welfare e il dissesto che ha causato. Lo scritto di Molinari su La produzione della sicurezza si colloca su un piano diverso. Proprio mentre l’ascesa dei collettivismi legati alla Patria e alla Classe stavano cacciando le tesi liberiste in un ghetto legato al passato, egli formula tesi ancora oggi estreme: tuttora rivoluzionarie. Muovendo dalla predilezione degli economisti classici e dei liberali per la competizione di mercato, Molinari propone che anche i servizi di protezione, giustizia e difesa siano posti in concorrenza. Per questo parla di “libertà di governo” e suggerisce che si apra un mercato anche in quegli ambiti che la cultura statalista dell’età moderna attribuisce sempre e comunque allo stato.

Alla fine, il Quarantotto di Marx e Mazzini stava solo riformulando la vecchia sovranità cinque-secentesca, conferendole un potere ancora più ampio: come constateremo drammaticamente con l’avvento dei regimi totalitari. I veri rivoluzionari erano altri, anche se tuttora la loro lezione resta ignota ai più.

Da Il Foglio, 23 luglio 2018

 

Recensione di Carlo Zucchi

Tre saggi, due di Frederic Bastiat e uno di Gustave De Molinari, che ci mostrano come un approccio genuinamente liberista sia il più appropriato per fornirci un’analisi lucida su questioni essenziali quali Proprietà e libertà, giustizia e fraternità (Bastiat) e produzione di sicurezza (De Molinari). Nel descrivere il rapporto tra diritto naturale e legge positiva, Bastiat pone in evidenza come la proprietà costituisca un diritto naturale dell’uomo anteriore a qualsiasi norma positiva creata dal legislatore. “Non è perché ci sono le leggi che ci sono le proprietà, ma è perché ci sono le proprietà che ci sono le leggi”, sostiene l’economista francese. Compito della forza pubblica, quindi, è quello di far rispettare il diritto di proprietà in quanto diritto naturale.

Ragionando proprio in base alla logica proprietaristica, Bastiat arriva a criticare duramente comunismo e protezionismo. Se il primo è il mezzo di cui il legislatore si avvale per riequilibrare le ricchezze, calpestando il diritto di proprietà, il secondo è il precursore del primo, anzi, ne è la prima manifestazione. Le classi sofferenti, appellandosi ai valori del comunismo, non fanno altro che chiedere ciò che hanno ottenuto capitalisti e proprietari terrieri, ossia l’intervento della legge per uguagliare la ricchezza prendendo legislativamente agli uni per dare agli altri.

Riguardo a “Giustizia e fraternità”, Bastiat contrappone l’economia politica al socialismo, dove la prima chiede alla legge “nient’altro che la Giustizia universale” attraverso la tutela del diritto di proprietà, mentre il socialismo chiede alla legge “la realizzazione del dogma della fraternità”, dove per fraternità si intende la realizzazione della carità organizzata dallo Stato. Naturalmente, questa concezione della fraternità è quella scaturita dalle follie della rivoluzione francese, a cui Bastiat contrappone la concezione evangelica in cui la fraternità è frutto del sentimento umano e non di una coercizione burocratica.

Oltre alla battaglia per la difesa della concorrenza, Bastiat non manca di combattere quella contro l’emissione discrezionale di carta-moneta da parte dei governi e quella contro il monopolio dell’istruzione che la legge positiva (ahi! Sempre lei!) attribuisce allo stato.

Tenuto conto che Bastiat svolse la sua attività di pubblicista tra il 1844 e il 1849, non possiamo non accorgerci dell’attualità dei temi proposti, come la proliferazione del numero delle leggi conseguente all’affermarsi del positivismo giuridico, come il protezionismo, di cui l’Unione Europea è un campione di prim’ordine, o come il monopolio statale dell’istruzione, che sembra avere elevato l’ignoranza a valore fondante della società occidentale.

Il terzo saggio, quello di Gustave de Molinari sulla produzione di sicurezza, colloca l’autore belga tra gli esponenti dell’anarco-capitalismo ottocentesco, in particolare di quello europeo, di cui si può considerare tra i padri fondatori. In particolare, de Molinari sostiene che, poichè la concorrenza crea maggior efficienza, i beni e i servizi più importanti (come appunto la sicurezza) dovrebbero essere sottratti al monopolio governativo, causa di inefficienza e di spreco. Se il monopolio è osteggiato nel mercato dei beni di consumo, a maggior ragione, sostiene de Molinari, lo deve essere per i servizi essenziali quali la sicurezza. Anche il saggio di de Molinari è quantomai profetico, dato che proprio oggi abbiamo sotto i nostri occhi le difficoltà che le nostre forze dell’ordine incontrano nella lotta contro la criminalità grande e piccola.

L’attualità dei temi trattati fa di Bastiat e de Molinari due profeti acuti e lucidi, troppo a lungo dimenticati e osteggiati da un clima intellettuale illiberale e statolatrico e totalitario. Ebbene, per riscoprirli non è mai troppo tardi.

 

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