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I libri
BENIAMINO DI MARTINO
LA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA
PRINCIPI FONDAMENTALI
Nerbini - 2016, Pagine 216 Prezzo €18,00

Pregi e difetti della dottrina sociale della Chiesa, da un punto di vista liberale


 

Recensione di Michele Fiorini

È (ancora) ragionevole domandarsi se una “Dottrina Sociale della Chiesa” esista e se ci si possa riferire a essa con inequivoca utilità?


Tali domande e, in verità, molte altre – che omettiamo o rimandiamo solo per non far desistere subito il lettore che… non sia ricolmo di buona volontà – scaturiscono incontenibilmente alla lettura dell’agile e piacevole opera di don Beniamino Di Martino, dedicata ai principi fondamentali della DSC (o, meglio, ai maggiori tra essi).


La defineremmo una pubblicazione di stampo manualistico sui generis. Non si può negare, infatti, che l’analisi dei testi fondamentali, e non solo, della DSC sia effettuata con intenti didattici e, quindi, mediante una lettura relativamente semplice ed essenziale, senza pretese di assoluta completezza nel tema affrontato. Ma sono pure evidenti due altre finalità, non scontate per un manuale: in primo luogo, mettere in crisi alcune basilari certezze, facendo risaltare senza risparmio contraddizioni e debolezze dell’insegnamento sociale cattolico di fonte istituzionale. In secondo luogo, accendere una fiammella per richiamare l’attenzione sulla “scandalosa” tesi che connota il pensiero dell’Autore: la DSC è viziata da ingiustificabile ipocrisia, che si traduce in un’ostilità generalmente infondata e, talvolta, feroce verso il libero mercato e verso quella parte del pensiero usualmente definito “liberale” che ha i propri cardini nella vera libertà economica e nell’antistatalismo. E che spesso non è affatto ostile alla fede cristiana e alla Chiesa cattolica.


Sì, abbiamo finalmente un manuale cattolico e italiano che critica la DSC da una posizione liberista, potremmo dire con uno slogan. In realtà il discorso è molto più complesso e raffinato e lo si comprende proprio dall’ampio numero di domande che l’Autore provoca. E che lascia inevitabilmente senza risposta, perché il suo scopo è, per ora, dare dei… garbati colpi di piccone a una serie di costruzioni per lui pericolanti.


Con una certa audacia, uno dei “colpi” più forti è dato fin dall’inizio del libro, dove si cercano di evidenziare i punti deboli del fondamentale insegnamento (soprattutto ma non solo) wojtyliano circa la natura di “compiuto corpus dottrinale” della DSC. Fin dai primi paragrafi si ha la percezione che il tentativo dell’Autore di far emergere certe reiterate forme di “ipocrisia logica”, abbia un certo successo. E le domande che dovrebbero restare nella mente e nel cuore del lettore sono significative in tal senso: com’è stato possibile attribuire una tale solidità a una dottrina così recente e legata alle vicende contingenti del mondo, più che alle eterne categorie dello spirito dell’uomo-creatura? Come può non stupire la contraddittorietà della pretesa di chiamare dottrina un insegnamento talmente condizionato dall’esterno (condizionamento talvolta qualificato come “esperienza” che “attesta” qualcosa di non certo rivelato) da renderlo inevitabilmente così vago e variabile? Come conciliare il sempre maggior favore verso i poteri statali e sovra-statali – emergente anche dalle encicliche sociali più recenti – con l’esperienza storica ininterrotta di pericolosità del soggetto pubblico verso la libertà di azione della Chiesa e delle realtà sociali intermedie, facciano o non facciano riferimento al mondo cattolico?


Da queste iniziali provocazioni (ribadiamo, sempre rispettose e condotte con stile scientifico) derivano coerentemente le successive, si tratti di evidenziare le perplessità verso gli argomenti per cui la DSC non sia una terza via tra capitalismo e socialismo, o di esporre le contraddizioni e indeterminatezze di concetti quali “bene comune” e “giustizia sociale”.


Ma dove meglio prende corpo l’analisi destruens svolta dall’Autore è nei capitoli centrali dedicati ai principi di solidarietà e di sussidiarietà. Con oggettività non facilmente contestabile, sia in prospettiva storica sia in relazione alla realtà odierna, viene resa manifesta la (formale ma soprattutto) sostanziale dominanza del primo principio sul secondo. Tale constatazione può essere letta coerentemente con la conseguente e connessa preferenza per il potere pubblico rispetto all’iniziativa (e alla provvidenza) privata e, altresì, con la non celata difficoltà di considerare, con rigore logico e scientifico, i benefici concreti e l’apprezzabilità morale dei principi di libertà individuale che ispirano il pensiero liberal-capitalistico come sopra delineato. Con il risultato inevitabile di deprimere il principio di sussidiarietà, destinato a essere poco approfondito, poco praticato e addirittura poco conosciuto dagli stessi cattolici.


Orbene, il testo in commento – lo si percepisce chiaramente – è l’inizio di un percorso di approfondimento che si preannuncia senz’altro stimolante, anche per chi legittimamente si ponesse in posizione critica rispetto alle posizione dell’Autore (cioè la quasi totalità degli specialisti, lo diciamo senza difficoltà). Ma si tratta di certo di un testo che offre una prospettiva che mancava e di cui una parte di mondo cattolico sentiva il bisogno. Piccolo o grande che sia (di certo non grande in Italia e nell’Europa continentale, molto più rilevante in ambito anglosassone e, riteniamo, per nulla trascurabile in America Latina e altrove, almeno a livello scientifico), esiste con certezza un popolo cattolico dichiaratamente pro-mercato e antistatalista, vitale e non di rado molto consapevole, che sta producendo da decenni idee, proposte e ricchezza imprenditoriale, senza cercare sussidi statali o sovrastatali, contrario a quei protezionismi che danneggiano infine i Paesi più poveri e che chiede al Magistero (non solo) sociale della Chiesa di essere ascoltato senza pregiudizi e di essere giudicato senza superficialità.


Questo testo di don Di Martino va letto, in conclusione, anche come richiamo alla coerenza logica e scientifica di un insegnamento che pretende di essere valutato come elaborazione di qualità superiore e, appunto, dottrinale. E va pure letto, diremmo, come “correzione fraterna” verso cedimenti all’ipocrisia intellettuale o, quantomeno, alla colpevole superficialità di non voler prendere di petto contraddizioni e derive discutibili della DSC. È un testo volutamente non completo e privo di una pars construens riferita alle tesi verso le quali vanno i favori dell’Autore, ma che ha lo scopo e il pregio di ricostruire analiticamente e da una prospettiva originale i più importanti principi della DSC come esposti dal Magistero e da specialisti autorevoli, proprio per evidenziarne gli aspetti critici. Un testo che implicitamente promette approfondimenti successivi ancora più importanti e stimolanti.

(Tratto da: Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuan sulla Dottrina sociale della Chiesa)

 

L’autore


Beniamino Di Martino (www.BeniaminoDiMartino.it) è sacerdote della diocesi di Sorrento-Castellammare (in provincia di Napoli). È direttore di «StoriaLibera. Rivista di scienze storiche e sociali» (www.StoriaLibera.it). Insegna Dottrina Sociale della Chiesa. Tra le sue pubblicazioni: Note sulla proprietà privata (2009), Il volto dello Stato del Benessere (2013), I progetti di De Gasperi, Dossetti e Pio XII (2014), Rivoluzione del 1789. La cerniera della modernità politica e sociale (2015), Benedetto XIII nella “Storia dei Papi” di Ludwig von Pastor (2015), Povertà e ricchezza. Esegesi dei testi evangelici (2016), La Prima Guerra Mondiale come effetto dello “Stato totale”. L’interpretazione della Scuola Austriaca di economia (2016) e “Conceived in liberty”. La contro-rivoluzione americana del 1776 (2016). Di prossima uscita: La Dottrina Sociale della Chiesa. Sviluppo storico.

 

 

 

 

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