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I libri
EDMUND BURKE
RIFLESSIONI SULLA RIVOLUZIONE IN FRANCIA
a cura di Marco Respinti
Ideazione - 1998, Pagine 311 Prezzo €19,63

La prima e più decisiva critica alla Rivoluzione francese


Recensione di Carlo Zucchi

L’opera più importante lasciataci da colui che è stato definito l’ultimo Old Whigh della storia. Strenuo sostenitore, dai banchi del parlamento, inglese, dei rivoluzionari americani del 1776 avversò fortemente, contro il parere di molti suoi compagni di partito, la Rivoluzione che scoppiò in Francia 13 anni dopo. Perché questo mutamento di opinione?

A differire non furono in realtà l’opinione e le idee di Burke, bensì gli eventi e le circostanze che ebbero luogo nei rispettivi paesi. Se nelle colonie americane d’oltremare i coloni non si batterono che per la conservazione delle vecchie e sane leggi inglesi che la corona stava calpestando in patria e fuori, in Francia, in nome di una libertà astratta, quanto velleitaria venivano perpetrati i crimini più orrendi.

Burke elabora una lucida e argomentata difesa delle libertà concrete e storiche opposte agli schemi ideologici e attratti dei rivoluzionari, riproponendo il valore e l’efficacia della tradizione rappresentativa e costituzionale britannica, unico solido antidoto agli spettri dello statalismo, del dispotismo e del totalitarismo.

Burke mette in evidenza come nella Rivoluzione Francese risalti il contrasto tra il primato del diritto e della centralità della persona umana, tipici della tradizione liberale, e gli assolutismi di tutti i generi, a cui non fa eccezione quello dei rivoluzionari del 1789. secondo Burke, le costituzioni politiche nono possono essere aprioristicamente elaborate da un manipolo di ideologi, ma crescono nel corso della storia a partire da una sorta di costituzione “non scritta che esprime l’autentico ethos dei popoli.

È perciò ingiusta la fama di reazionario che Burke si attirò su di sé nel 1790 per avere, contro l’opinione dei suoi compagni di partito, espresso giudizi fortemente severi nei confronti della Rivoluzione scoppiata in Francia. Il terrore che scoppierà di lì a poco non mancherà di dar ragione a Burke in merito alla natura delle idee che ispiravano l’illuminismo francese. Contrariamente alla vulgata corrente di stampo marxista, che etichetta la Rivoluzione Francese come Rivoluzione Borghese, Burke osservò la composizione sociale del Terzo stato notò che, salvo qualche eccezione, “la massa era composta da oscuri avvocati di provincia, da amministratori di piccole giurisdizioni locali, da procuratori di campagna, da notai e dall’intera baracca degli arbitri delle liti municipali, dai fomentatori e dai capi delle guerriglie vessatorie del villaggio”.

Inoltre, Burke osservò come potesse assumere un carattere potenzialmente radicale un’assemblea dominata da chi, essendo privo di terre e capitali, non aveva nulla da perdere arrivando fino a scardinare lo Stato al fine di soddisfare le proprie ambizioni e il proprio desiderio di avere un’influenza diretta sulla direzione del paese. Quello di Burke contro la Rivoluzione Francese è un atto di accusa contro qualsiasi rivoluzione che non sia, come quella del 1688, restaurazione dell’ordine violato. Le riforme proposte da Burke mirarono sempre a un’evoluzione della costituzione e mai a una frattura con il passato.

L’importanza delle tradizioni, non ultime quelle religiose che i rivoluzionari francesi non tardarono a sopprimere, fu sempre presente in Burke, il quale, affermò che “il cuore degli inglesi è pieno di timor di Dio, di sacro rispetto per il Re, di affetto per il parlamento, di deferenza per i magistrati e per i preti, di rispetto per la nobiltà, perché è naturale avere questi sentimenti”, e ad elogiare il sistema inglese perché “in giusta corrispondenza e simmetria con l’ordine del mondo”.

La preoccupazione per il fanatismo della ragione lo porta a difendere la religione e la società statuita e a rigettare, sia l’astratto e “freddo” illuminismo, sia il “caldo” romanticismo sentimentale diffusi nella sua epoca e negli anni appena successivi alla sua scomparsa, finendo così per diventare l’imprescindibile punto di riferimento della tradizione conservatrice e del “liberalismo classico” anglosassone.

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