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I libri
MISES, ROTHBARD, HAYEK
GOVERNI DISTRUTTORI DI RICCHEZZA
La teoria austriaca del ciclo economico
Armando - 1997, Pagine 94 Prezzo €12,00

Quattro importanti saggi che illustrano con chiarezza la famosa teoria austriaca del ciclo economico


INDICE DEL LIBRO

Prefazione all'edizione italiana, di Sergio Ricossa

Prefazione, di Richard M. Ebeling

La teoria "austriaca" del ciclo economico, di Ludwig von Mises

La moneta e il ciclo economico, di Gottfried Haberler

Le depressioni economiche: cause e rimedi, di Murray N. Rothbard

Possiamo ancora evitare l'inflazione?, di Friedrich A. von Hayek

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Recensione di Carlo Zucchi

Questo libro è composto da quattro brevi, ma efficaci interventi, di Ludwig von Mises, Gottfried von Haberler, Murray Newton Rothbard e Friedrich A. von Hayek. Entrambi si propongono di dare un contributo alla teoria del ciclo basata sui paradigmi fondamentali della Scuola Austriaca. La speranza è che libri come questo facciano luce sul fatto che, una volta constatato il fallimento delle teorie del ciclo di ispirazione keynesiana, gli studiosi italiani non accampino più scuse per non trascurare gli “Austriaci”. La scuola austriaca è più “antica” di quella keynesiana, ma i manuali l’hanno sempre trascurata, ma ora che tocca a Keynes subire l’eclissi è più facile capire che nulla si cancella “per sempre” e gli insegnamenti della “Scuola austriaca” sembrano uscire dalla tomba, non come fantasmi, bensì come creature vive e vitali più che mai.

Questi interventi, quindi, mirano essenzialmente a confutare la teoria del ciclo di stampo keynesiano. In particolare, emerge, nei quattro autori, il rifiuto categorico dello Stato quale stabilizzatore il ciclo, sia attraverso l’azione diretta dei governi per mezzo della politica della spesa pubblica, sia tramite l’azione indiretta della Banca centrale attraverso la manovra sul tasso ufficiale di sconto ed altri provvedimenti di “allegria” monetaria. Alla fine, qualsiasi tentativo da parte delle autorità politiche e monetarie di “lenire” le sofferenze dovute a crisi cicliche si rivela peggiore del male. E lo stesso dicasi per quanto riguarda la politica creditizia delle banche, la cui espansione eccessiva del credito determina un tasso di sconto inferiore al tasso naturale di mercato, così da distogliere risorse ai consumi, determinando un eccessivo numero di iniziative imprenditoriali intraprese. E poiché tra l’inizio dell’investimento e il periodo in cui il prodotto sarà disponibile per il consumo occorre più tempo di quello che occorre al tasso di sconto per risalire al suo livello naturale, ecco che molte iniziative devono essere abbandonate prima di giungere a compimento, con gravi conseguenze, sia per le singole aziende, che per tutto il sistema economico, soggetto a veri e propri crolli. Come tutti gli autori di ispirazione giusnaturalistica, anche per questi quattro è importante cercare di scoprire quale sia l’ordine naturale delle cose, ossia quell’ordine che nessun intervento umano può mutare senza provocare danni.

Tutto ciò viene comunque spiegato con la semplicità, frutto di quel buon senso che Keynes, per la sua smania di apparire “rivoluzionario”, a volte sostituiva con la stravaganza. Ad esempio, all’inizio del suo intervento, Rothbard si esibisce in un divertente excursus sull’uso dell’eufemismo in economia. Quella che una volta era chiamata “depressione”, ora è divenuta semplicemente “recessione” (parola assai meno allarmante), per diventare poi “rallentamento” o “movimento di aggiustamento”, fino ad arrivare a diventare, nel politichese italiano “pausa ad alto livello”.

Altro “effetto Keynes” è quello relativo alla psicosi da deflazione, una volta semplice processo di aggiustamento dei prezzi, dall’anno 1 Dopo Keynes, autentica tragedia da evitare. Il risultato è che Keynes (e soprattutto i suoi seguaci) ha in pratica detto ai politici, razza dalle mani notoriamente bucate, che più si spende e meglio è, e ai Governatori delle Banche Centrali di abbassare più spesso i tassi inondando i mercati di liquidità fino a farli…annegare nell’inflazione. Come dice Sergio Ricossa nell’introduzione: “La manipolazione politica della quantità di moneta e quant’altro i governanti riescono ad afferrare risponde a una libido di potere e all’esigenza di compiacere clientele, che poi, si spera, mostreranno la loro riconoscenza. I cosiddetti “fallimenti del mercato” servono da pretesto per iniziative pubbliche di correzione, che implicitamente assumono l’infallibilità del pianificatore, dell’esperto del Principe”.

Sopra lo studio della scienza economica, la “Scuola Austriaca” ha sempre posto lo studio della natura umana. Ne concludiamo che le pagine di questo libro si rivolgono a un pubblico ben più vasto dell’insieme degli economisti di professione. Ciò accresce ulteriormente il merito di coloro che in Italia, si prodigano per il rilancio di un tipo di cultura di ampie vedute e di profonda saggezza.

 

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