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Bianco-Piombini-Stagnaro
IL LIBRO GRIGIO DEL SINDACATO. Origini e anatomia
dell'oppressione corporativa (Edizione rilegata)
Il Fenicottero - 2002, Pagine 483 Prezzo €25,00

Passato, presente e futuro dell'oppressione sindacale alla libertà del singolo in un volume scritto da tre giovani autori libertari.


Recensione di Carlo Lottieri

La galassia sindacale è composta da apparati burocratici la cui funzione dovrebbe essere quella di tutelare i lavoratori. Negli ultimi vent’anni, però, si è assistito ad una progressiva perdita di legittimità di tali organizzazioni, attestata dal calo vertiginoso degli iscritti ed in parte correlata ai loro strettissimi rapporti con i partiti politici (ai cui vertici non è inusuale ritrovare ex funzionari della Triplice).

Chi voglia affrontare una lettura demistificante di tale realtà può oggi divertirsi con “Il libro grigio del sindacato”, un vero e proprio saggio-denuncia che si propone di richiamare l’attenzione sull’illegittimità del potere detenuto dalla Triplice, prospettando pure alternative ed altre soluzioni. Nella prima parte (scritta da Guglielmo Piombini), il volume descrive il sindacalismo delle origini, mostrando come alla fine dell’Ottocento le libere associazioni dei lavoratori fossero effettivamente tali: volontarie, basate su logiche mutualiste, volte a creare una rete di aiuto reciproco e a consolidare la forza contrattuale degli iscritti.

Nella seconda parte del volume, però, Giorgio Bianco evidenzia che, pure a seguito delle profonde trasformazioni introdotte dal corporativismo, il sindacalismo italiano ha modificato in profondità la propria natura. In virtù dell’erga omnes (secondo il quale un contratto sottoscritto dai sindacati maggiori finisce per imporsi anche ai non iscritti), i sindacati sono divenuti “apparati di Stato” e hanno iniziato a violare sistematicamente il fondamentale diritto di ogni individuo a contrattare in piena autonomia il proprio salario.

Certamente è improbabile che questo volume possa piacere a Pezzotta, Cofferati o D’Antoni, che forse rimarranno perfino scandalizzati dalla spregiudicatezza con cui gli autori hanno voluto evidenziare i fenomeni di corruzione, irresponsabilità e connivenza con lo sfascio dei conti pubblici (basti pensare all’Inps) di cui la classe sindacale italiana si è resa responsabile. Ma questo volume è ben più che un’opera di denuncia. Esso punta soprattutto ad offrire al lettore ipotesi e prospettive liberali, del tutto alternative rispetto alla situazione presente. Quando nelle ultime pagine del libro, Carlo Stagnaro auspica la piena liberazione del lavoro salariale dal controllo politico-burocratico esercitato dagli apparati sindacali, egli propone il rigetto della logica da posto fisso che ha segnato del Novecento e ha causato tanti guai alla società nel suo complesso.

È anche significativo che, sommando l’età dei tre autori, non si raggiunga la cifra di cento. Provocatorio oltre ogni attesa, questo “libro grigio” è certo destinato a far discutere: ed è bene che sia così.

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