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I libri
CARL MENGER
PRINCIPI FONDAMENTALI DI ECONOMIA
a cura di Raimondo Cubeddu
Rubbettino - 2001, Pagine 407 Prezzo €30,99

Il classico, uscito nel 1871, che segna l'inizio della tradizione marginalistica austriaca


 

Recensione di Carlo Zucchi

 

Con questa opera ha inizio la Scuola Austriaca di economia. Assieme a Gossen, Jevons e Walras, Menger fa parte di quel gruppo di economisti detti marginalisti che ascesero agli onori delle cronache fra il settimo e l’ottavo decennio del diciannovesimo secolo. Ognuno di essi, seppur in modo diverso, tesero a spiegare i fenomeni economici derivando le proprie conclusioni da premesse e considerazioni deduttive indipendenti da qualsiasi contesto storico e da qualsiasi evento o istituzione. Se Gossen e Jevons ebbero alterne fortune, Walras e Menger lasceranno un segno indelebile nella storia del pensiero econimico. Entrambi marginalisti, si inoltrarono però su “sentieri economici e metodologici” differenti. Walras fece un uso assai forte del metodo matematico, elaborando il concetto di Equilibrio Economico Generale basato su sistemi di equazioni, tanto che non è azzardato definirlo come uno dei padri della moderna econometria. Suoi eredi saranno i monetaristi della Scuola di Chicago come Milton Friedman. Menger, invece, avvresò il metodo matematico, ritenendolo inadatto ad essere applicato alle scienze umane. Suoi eredi furono gli austriaci Boehm-Bawerk, Mises e Hayek, che, sulla scia degli insegnamenti di Menger, dettero vita alla Scuola Austriaca di economia.

In questo libro Menger volle stabilire i fondamenti sui quali stimava fosse necessario riedificare l’intera scienza economica. Tali principî sono costituiti essenzialmente, tanto dallo sviluppo di una scienza basata sull’essere umano inteso come attore e protagonista di tutti i processi e gli eventi sociali (soggettivismo), quanto dall’elaborazione, in base al soggettivismo, e per la prima volta nella storia del pensiero economico, di una teoria formale riguardo alla nascita spontanea ed all’evoluzione di tutte le istituzioni sociali (economiche, giuridiche e linguistiche) intese come schemi di comportamento. Tutte queste idee sono presenti nei Grundsätze, pubblicato nel 1871, che diventerà uno dei testi più influenti nella storia del pensiero economico.

L’idea veramente nuova di Menger è l’applicazione della teoria del valore per spiegare la formazione dei prezzi dei beni di produzione. Secondo Menger, i beni produttivi sono come beni di consumo non ancora compiuti, rompendo così del tutto con la tradizione classica. In tal modo, Menger arriva, mediante il concetto di utilità totale e marginale, a spiegare valore, prezzi e allocazione dei beni di ogni genere. È trattando appunto i beni intermedi come beni di consumo incompleti, che Menger estende la teoria dell’utilità marginale al campo della distribuzione. Ai fattori della produzione vengono attribuiti valori d’uso, che altro non sarebbero se non valori di scambio desunti dall’utilità marginale dei beni di consumo ottenuti dai mezzi di produzione considerati. Il costo, quindi, non si presenta più come elemento a priori per costruire una teoria allocativa delle risorse, ma costituisce parte integrante dell’allocazione medesima e del principio distributivo. Si parte dall’utilità dei beni finali per giungere a quella dei beni di ordine superiore.

Riguardo allo schema del libro Menger si occupò di teoria dei bisogni secondo la quale i bisogni umani non sono arbitrari: dipendono dalla nostra natura e situazione, pur se modificabili, eliminabili, o suscitabili artificialmente. In ogni caso, sono fondamentalmente indipendenti dalla volontà. I bisogni dell’uomo devono venir scoperti. Spesso, l’errore, l’ignoranza e le passioni ci impediscono di conoscerli. Perciò , nell’economia umana, accanto a bisogni reali, troviamo bisogni immaginari, frutto della conoscenza insufficiente della sua natura e della sua posizione sociale.

Riguardo ai beni, le cose che sono in grado di soddisfare i bisogni umani sono, per l’economia, cose utili e se la cosa è utile noi la chiamiamo bene. Le cose non hanno di per sé stesse utilità, come non hanno in sé il carattere di beni. Tale carattere presuppone alcune proprietà oggettive delle cose, ma non è una proprietà, bensì un rapporto tra le cose e noi, cessato il quale le cose cessano di essere beni. I diritti soggettivi non sono da considerarsi beni.

Ma l’aspetto più importante riguarda la TEORIA DEL VALORE, secondo la quale Il valore non è inerente ai beni (come sostenevano i classici, fra cui Adam Smith in merito alla teoria del valore lavoro), ma è l’importanza che i beni acquistano per gli uomini quando questi si rendono conto di dipendere dalla disponibilità di tali beni per la soddisfazione dei loro bisogni.

Riguardo alla teoria del valore, Menger critica l’impostazione di Adam Smith che dopo aver notato che è tipica dell’uomo e non si trova negli animali, non spiega da cosa nasce. Secondo Menger, il motivo che spinge gli uomini allo scambio è lo stesso che li guida nelle loro azioni economiche, ossia il desiderio di soddisfare i loro bisogni nel modo più completo possibile. Lo scambio non è fine a sé stesso, né soddisfa una tendenza naturale dell’uomo. Il piacere che gli uomini provano effettuando i loro scambi è la compiacenza che prova chiunque abbia la possibilità di provvedere ai suoi bisogni meglio di prima in seguito ad un avvenimento qualsiasi.

Per quanto concerne i prezzi, benchè colpiscano la nostra attenzione, in quanto unica manifestazione evidente di tutto il processo, non costituiscono l’elemento più significativo dello scambio. Più importante è il fatto che, attraverso lo scambio, i bisogni degli individui vengano meglio soddisfatti. In quanto unica manifestazione evidente di tutto il processo, e poiché il loro livello può essere misurato esattamente (oltre a incontrarli nella pratica quotidiana), la scienza economica (da sempre contraria alla ricerca delle basi psicologiche dell’economia) ha visto nei prezzi (e loro livello e mutamenti) la sostanza del fenomeno e, di conseguenza, considerasse equivalenti le quantità scambiate. Il chè ha ricondotto la ricerca dell’origine del fenomeno dei prezzi nell’uguale quantità di lavoro impiegato a produrli e nell’uguale costo di produzione. Il problema divenne se i beni possono essere scambiati fra loro quando sono equivalenti o se sono equivalenti quando vengono ceduti gli uni in cambio degli altri, mentre un’equivalenza tra 2 beni (in senso oggettivo) non esiste.

Riguardo alle merci, il carattere di merce NON E' INERENTE AI BENI, NON E' UNA LORO PROPRIETA', ma solo un rapporto particolare tra essi e le persone che ne dispongono: se tale rapporto sparisce, sparisce pure il carattere di merce di tali beni. Perciò un bene cessa di essere merce non appena il soggetto a cui appartiene rinuncia all'intenzione di venderlo, oppure chi lo acquista non ha intenzione di rivenderlo, ma di consumarlo. Il carattere di merce non è dunque una proprietà dei beni, ma soltanto un rapporto TEMPORANEO tra essi e il soggetto economico. Alcuni beni vengono destinati dai loro proprietari ad essere scambiati con altri beni. Nel periodo in cui essi passano dalle mani di una persona a quelle di un’altra li chiamiamo “merci”, ma non appena essi raggiungono la loro meta (vengono a trovarsi nelle mani dei consumatori), cessano di essere merci e divengono beni di consumo in senso stretti.

Molto interessante è infine il capitolo dedicato alla moneta. Secondo menger, la moneta non è un fenomeno anomalo dell’economia politica, non è un semplice contrassegno del valore. La moneta assume la funzione di intermediario degli scambi e non viene mai consumata (a differenza delle altre merci). È errato, quindi, dedurne che la moneta non è una merce. È molto più logico dedurne che conserva durevolmente il carattere di merce, mentre gli altri beni lo hanno solo temporaneamente e che essa, che funge da intermediario degli scambi, assolve nel mercato un’importante funzione economica, mentre le altre merci acquistano l’utilità corrispondente alla loro natura solo nel momento in cui entrano nell’uso e cessano quindi di essere merci. La moneta si distingue da tutti gli altri oggetti del commercio per le sue funzioni di intermediario dello scambio. Non è per arbitrio della legge, ma in conseguenza del carattere della moneta che il diritto commerciale distingue tra prezzo monetario e pagamento in beni di altro genere, tra vendita e permuta, tra mutuo e locazione.

I Grundsätze di Menger furono un libro decisamente innovativo per l’epoca: in esso, infatti, non soltanto venne messo in evidenza l’importante ruolo che rivestono nell’economia reale il concetto di tempo, l’ignoranza, la conoscenza imprenditoriale, l’errore come qualcosa di inseparabile dall’agire umano, i beni complementari che lentamente si uniscono nel processo di mercato, così come i disequilibri ed i cambiamenti continui che caratterizzano ogni mercato reale, ma venne anche enunciata tutta un’incipiente teoria sull’origine e l’evoluzione delle istituzioni sociali che successivamente Hayek avrebbe sviluppato fino alle sue ultime conseguenze.

 

 

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