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Lo scaffale
I libri
C. LOTTIERI - G. PIOMBINI
PRIVATIZZIAMO IL CHIARO DI LUNA!
- Le ragioni dell'ecologia di mercato
Leonardo Facco Editore - 1996, Pagine 95 Prezzo €7,75

Solo privatizzando la natura sarà possibile salvarla dalla distruzione burocratico-statalista


 

Recensione di Carlo Stagnaro

Il chiaro di luna? Diamolo ai privati!

Ricordo benissimo che, quando frequentavo le scuole elementari, il mio sussidiario era pieno zeppo di illustrazioni che mostravano uomini cattivi distruggere l’ambiente che li circondava, con grande danno per tutti i loro simili. L’unica ragione di tale scellerato comportamento era la ricerca sistematica del profitto. Anche dopo aver terminato il primo grado dell’istruzione obbligatoria, ho continuato a vedere immagini di questo genere, o a leggere dotte disquisizioni su perché gli uomini siano così malvagi. Il capitalista è per definizione “privo di scrupoli”. Se tutto ciò corrisponde a verità, allora è assolutamente necessaria la presenza di qualcuno dotato della legittima autorità – lo Stato – per porre dei vincoli alla libera iniziativa e fare sì che l’ambiente venga consegnato intatto alle generazioni future.

Una tale interpretazione del problema dell’inquinamento viene letteralmente distrutta dal libro Privatizziamo il chiaro di Luna!, curato da Carlo Lottieri e Guglielmo Piombini: la tesi sostenuta dagli autori, infatti, è che il principale responsabile dell’inquinamento sia lo Stato stesso il quale, appropriandosi di veri e propri latifondi e spacciandoli per “proprietà pubblica”, non è in grado di tutelarli.

“Ad essere inquinate – scrive Guglielmo Piombini nel suo saggio “Ecologia di mercato, imprenditoria e libertà individuale” – sono solitamente le risorse pubbliche [...]. Tutti questi beni si caratterizzano, dal punto di vista giuridico, per l’assenza di diritti di proprietà su di essi e per l’appartenenza alla collettività nel suo complesso”. In effetti già Aristotele sottolineava che, mentre gli uomini sono pronti a impegnarsi per tutelare ciò che è proprio, sono portati parimenti a trascurare ciò che è “di tutti”. Se dunque le risorse ambientali fossero private, il proprietario sarebbe solerte nel mantenerle integre e pulite. Ogni forma di inquinamento dell’aria, dell’acqua o altro sarebbe poi concepibile come un’aggressione ai confinanti e quindi legittimamente punibile. Infatti, aggiunge Piombini, “l’economia libera contiene uno straordinario meccanismo interno autoregolato, per mezzo del quale le decisioni produttive dei proprietari finiscono con l’avvantaggiare non solo loro stessi, ma soprattutto la massa dei consumatori e l’economia nel suo complesso”. Numerosi sono gli esempi riportati a sostegno di tutto ciò, dalla privatizzazione degli elefanti in Zimbabwe a quella dei salmoni in Norvegia, dalle vigogne del Perù ai castori del Canada, tutti animali salvati dall’estinzione.

La prima parte del libro prosegue con una confutazione dell’utilità dei piani regolatori, per giungere alla conclusione: non è lo stato a doversi occupare della tutela dell’ambiente perché, come ha affermato Tibor Mahan, “se le donne e gli uomini liberi non sapranno gestire l’ambiente, nessun altro potrà farlo al loro posto”.

Carlo Lottieri esamina poi l’idea di “rischio”, confrontandola con quella di “pericolo”. Cos’è un rischio? E’ semplicemente l’aspettativa di un danno. E’ pertanto illegittimo legiferare contro i rischi, cioè fare un “processo alle intenzioni” per danni non ancora compiuti ma semplicemente possibili o probabili. D’altra parte poter vivere senza rischi è una pura utopia; eliminare i rischi vorrebbe dire vietare ad ognuno di uscire per strada per il “rischio” di cadere dalle scale o di incontrare un pazzo assassino. Ogni iniziativa libera e privata rappresenta un rischio per se stessi o anche per il prossimo: non per questo va impedita o vietata “per decreto”. L’ecologismo statalista fa invece della condanna del rischio, cioè dell’aspettativa, il proprio “cavillo di battaglia”.

E’ tuttavia possibile una distinzione tra “rischio” e “pericolo” : mentre un rischio è una potenzialità remota, un pericolo è un’eventualità concreta e vicina nel tempo. Una seconda e più utile e certa distinzione è quella tra “autolesionismo” (hazard) e “aggressione” (outrage): il primo è perfettamente legittimo, il secondo no; ognuno è libero di respirare i fumi mefitici di un rogo di plastica, ma non può pretendere di costringere gli altri a inalarli!

Tutto ciò che non è classificabile come aggressione è dunque ammissibile. Sarà poi compito del privato curare ciò che è proprio e rispettare la proprietà altrui: per fare un esempio, nessuno di noi si sogna di gettare cartacce per terra in casa propria ma a tutti, almeno una volta, è capitato di buttare qualcosa per strada; e ancora, mentre tutti i parchi pubblici sono sporchi e maltenuti, i parchi privati sono sempre in ottimo stato. Secondo Lottieri “nel quadro del liberalismo integrale le regole che emergono [...] presuppongono un insieme di proprietari, ciascuno dei quali preoccupato di salvaguardare nel migliore dei modi i propri titoli e di rinvenire ragionevoli assicurazioni in merito al proprio futuro”: il contrario esatto di quanto fa lo Stato, che “tutela” la collettività basandosi su standard arbitrari e medie matematiche del tutto prive di senso.

Pure l’ambiente, quindi, va affidato ai privati: un’azione dello Stato è anche in questo campo illegittima e dannosa. L’unica maniera di preservarci dall’inquinamento è affidarci completamente alla libera iniziativa ed evitare i pregiudizi statalisti di cui l’ideologia ambientalista è stracolma. Il libro prosegue poi con due saggi di Tibor Mahan su “Ecologia, socialismo e capitalismo” e di David Osterfeld su “Il perenne mito della sovrappopolazione” e si conclude con un’analisi di Guglielmo Piombini sulla legislazione italiana in merito. Tanto per capire di quale e quanta perversità siano capaci i politici nel nome della religione laica del dio-Stato.

 

INDICE DEL LIBRO

Guglielmo Piombini - Ecologia di mercato, imprenditoria e libertà individuale

Carlo Lottieri - Rischi ambientali e società: gli equivoci della regolamentazione

Tibor Machan - Ecologia, socialismo e capitalismo

David Osterfeld - Il perenne mito della sovrappopolazione

Guglielmo Piombini - Un'analisi critica della legislazione italiana sulla tutela dell'ambiente

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