per autore o titolo

Lo scaffale
I libri
Boudon R.-Infantino L.
ALEXIS DE TOCQUEVILLE:
Metodo, conoscenza e conseguenze politiche
Luiss - 2002, Pagine 100 Prezzo €12,91

Due saggi che mettono in luce i pregi della riflessione e della metodologia di Tocqueville


Recensione di Carlo Stagnaro

Non vi è autore più citato e meno conosciuto di Alexis de Tocqueville, il viaggiatore francese che rimase folgorato sulla via delle Americhe. Al tentativo di fare un po’ di ordine e chiarezza è consacrata l’ultima fatica di Raymond Boudon e Lorenzo Infantino, Alexis de Tocqueville: metodo, conoscenza e conseguenze politiche . I due studiosi cercano di estrarre il succo, di rintracciare i passaggi chiave delle riflessioni dell’intellettuale francese. Quello che emerge è un ritratto inedito e accattivante: egli, insomma, ha ancora molto da dirci.

Boudon si chiede innanzitutto perché “il potere politico tende a estendersi oltre misura e a dettare la sua legge nelle società in cui si ritiene che esso non sia altro che il servitore del popolo”. Tale domanda mette in evidenza un aspetto poco conosciuto (o troppo sottovalutato) di Tocqueville. Spesso si ritiene infatti che questi fosse, banalmente, un difensore della democrazia quale miglior mezzo per garantire la libertà individuale. Egli, al contrario, si rendeva ben conto che il voto non è condizione sufficiente alla tutela dei diritti individuali. La democrazia, infatti, può degenerare non tanto in dittatura di uno solo, quanto in tirannide della maggioranza, o addirittura di minoranze forti e organizzate, che impongono il proprio volere al resto della popolazione. “Ciò che bisogna soprattutto temere nelle società democratiche – spiega il sociologo parigino – non è perciò la ribellione, ma l’apatia dei cittadini. E’ questa che dà allo Stato un’autonomia e, attraverso essa, un pericoloso eccesso di potere”.

La democrazia, quindi, può dar vita a regimi perfino più duri – eppur più subdoli e striscianti – del “normale” dispotismo. “L’uomo democratico – prosegue Boudon – è spinto a pensare che ciò che è vero e giusto coincide con quel che gli altri vedono come tale”. Questa attitudine si trova al tempo stesso a monte e a valle del diffuso relativismo dei valori tipico delle società moderne: se la verità coincide con l’opinione delle maggioranze, allora quella varia con queste. L’unico argine a una simile deriva è la volontà dell’individuo: per usare le note parole di Thomas Jefferson, “il prezzo della libertà è l’eterna vigilanza”.

Infantino si spinge ancora più a fondo nell’analisi dei limiti e dei difetti della democrazia. Il primo passo è la demitizzazione dei nomi collettivi: “ad agire sono sempre gli individui. E il fatto che essi godano di una legittimazione politica non fa venire meno la loro ignoranza e la loro fallibilità e, con queste, l’esigenza di porre dei precisi limiti al loro potere”. In altre parole, se a una persona o a un gruppo ristretto viene riconosciuta la facoltà di rappresentare la società (nel nome dell’interesse generale, del bene comune, eccetera) e non si effettua alcun controllo sulle sue attività, allora si assiste inevitabilmente alla riduzione della democrazia a puro fatto formale, a mera meccanica istituzionale.

E’ pertanto necessario che una società abbia delle convinzioni condivise su cui fondare la convivenza civile, ma è ugualmente importante che ciascuno conservi gelosamente le proprie libertà e i propri diritti. “Per Tocqueville – sottolinea il professore romano – il vero conflitto si svolge tra quanti affermano la necessità di porre dei limiti all’esercizio del potere e coloro che invece – democratici o aristocratici, repubblicani o monarchici – ritengono che il fatto rilevante consista nell’acquisizione dello stesso potere da parte della propria fazione”. Il vero interrogativo che assilla il pensatore francese, insomma, non è dunque chi detiene il potere. Piuttosto, “come possiamo organizzare le istituzioni politiche in modo da impedire che governanti cattivi o incompetenti facciano troppo danno?”. La risposta è lapidaria: ponendo vincoli ineludibili all’esercizio del potere stesso – cioè alla crescita elefantiaca delle leggi, della burocrazia, dello Stato. Probabilmente, se Tocqueville fosse stato meno citato e meglio compreso, il Ventesimo secolo ci avrebbe risparmiato tante inutili sofferenze.

Indietro

Segnala questa pagina a un amico via e-mail

Share/Save/Bookmark Salva questo libro tramite il tuo servizio preferito (oltre 50 disponibili)