per autore o titolo

Lo scaffale
I libri
Felice, Flavio
PROSPETTIVA NEOCON
Capitalismo, democrazia, valori nel mondo unipolare
Rubbettino - 2005, Pagine 357 Prezzo €16,00
Approfondita disamina del pensiero neoconservatore, dove si evidenziano le differenze rispetto a quello libertario e paleoconservatore.

I neocon: lobbysti maledetti?

di Flavio Felice

Da circa tre anni, da quando l’America, e con essa il mondo, è stata colpita al cuore con un attacco che non ha precedenti nella storia, si fa un gran parlare dei neoconservatori e della loro presunta e famigerata dottrina della guerra preventiva. Nel frattempo sui neocon sono stati pubblicati numerosi libri e tanti altri vedranno la luce; di loro si è detto di tutto, che sono dei lobbysti guerrafondai, per loro si è riesumato l’anatema fascista del “complotto plutocratico-giudaico-massonico”, li si è apostrofati con i peggiori epiteti, giungendo ad affermare nel delirio grafomane che i neocon ­ con particolare riferimento a quelli cattolici ­ rappresenterebbero “un pericolo per la Chiesa”. Oggi si è soliti identificare la prospettiva neocon con la politica estera dell’Amministrazione Bush intrapresa all’indomani dell’11 settembre. In realtà, tale prospettiva non si esaurisce in un manipolo, per quanto rilevante, di esperti di sicurezza nazionale. Essa riguarda in primo luogo il dibattito interno alla nazione rispetto sull’interpretazione dell’esperimento americano e sul ruolo svolto dalla religione nel processo costituzionale.Ma vediamo chi sarebbero questi maledetti neocon o, quanto meno, in che cosa consiste la prospettiva culturale neoconservatrice. In realtà, per molti di loro, essere neocon ha rappresentato, intorno alla metà degli Anni Settanta, la fuoriuscita dal progressismo liberal, giudicato arrogante, eticamente relativista e radical-chic. Uno degli aforismi più pungenti per definire il loro approdo sul versante della new right è quello coniato dal Godfather dei neocon, Irving Kristol. Egli ama definirsi un “liberal assalito dal realismo”. In definitiva, possiamo indicare il fenomeno neocon come un’autonoma prospettiva cultuale nella quale si intrecciano una dimensione sostanziale ed una metodologica. Rispetto alla dimensione metodologica, il “comandamento” che tiene insieme tutte le componenti dell’arcipelago neocon è il principio delle conseguenze non intenzionali: la smithiana “mano invisibile”. Un autentico conservatore è terrorizzato dal cambiamento, mentre il progressista sarebbe disposto a sacrificare la vita (ovviamente quella degli altri) affinché il carro della storia giunga a destinazione (ovviamente la sua). Un neocon invece aggredisce il problema relativo al cambiamento con grande cautela, suggerendo di procedere in modo sperimentalmente: per tentativi ed errori. Sotto il profilo sostanziale, i neocon assumono i seguenti quattro punti programmatici: la sicurezza nazionale, il valore della società civile che viene prima dello stato, la libertà individuale e le radici religiose della Repubblica americana. I neoconservatori promuovono l’idea che al centro di tutte le questioni sociali ci sia un problema di esercizio dell’umana virtù. Dunque, il filo rosso neocon che tiene unite realtà come democrazia, capitalismo e pluralismo è dato dall’accoglimento di un principio fondamentale del liberalismo classico, magistralmente sintetizzato da uno degli aforismi più raffinati di Lord Acton: “Il potere tende a corrompere e il potere assoluto corrompe in modo assoluto”. La libertà, in quest’ottica, è la preservazione di una sfera interiore esente dal potere coercitivo dello stato. Quella libertà che per Acton, lungi dal tradursi in licenza di fare ciò che si vuole, si esplica nel poter fare ciò che si deve. In tal senso, la prospettiva neoconservatrice, come ha opportunamente fatto notare la storica G. Himmelfarb, pur non confondendosi con il cattolicesimo liberale di Acton, condivide con esso la convinzione che “La libertà non è esistita fuori dal cristianesimo. La Provvidenza, nell’invitare una più larga parte di umanità alla fruizione della verità, che è dono della religione, ha chiamato una più larga parte dell’umanità alla fruizione della libertà. La libertà dovrebbe essere religiosa e la religione dovrebbe essere libera”. Fuor di vulgata si giudichi liberamente.

Tratto dal sito dell'Istituto Acton

Indietro

Segnala questa pagina a un amico via e-mail

Share/Save/Bookmark Salva questo libro tramite il tuo servizio preferito (oltre 50 disponibili)