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I libri
H. LEPAGE - M. ROTHBARD
IL DIRITTO DEI PROPRIETARI
Una concezione liberale della giustizia
Rubbettino-Facco - 2005, Pagine 105 Prezzo €15,00

solo una rigorosa protezione dei diritti individuali può porre le basi per lo sviluppo dell'economia e della società


Da tanti punti di vista, la proprietà è al cuore della teoria liberale. Almeno fin dai tempi di John Locke, il liberalismo classico è una concezione dei rapporti sociali che muove dall'identificazione tra la giustizia e la protezione dei titoli di proprietà. Per questo motivo, i liberali focalizzano la loro riflessione su ciò che rende legittima una proprietà e, di seguito, sulle istituzioni che possono meglio tutelare un ordine proprietario. Ciò che più caratterizza i due scritti qui riuniti - di Henri Lepage e di Murray N. Rothbard - è che essi si collocano in tale tradizione, la quale nel Novecento è stata quasi completamente annullata dal trionfo di concezioni egualitarie e anti-liberali.

In entrambi i saggi viene apertamente rigettata quella concezione hobbesiana della libertà (e, correlativamente, della coercizione) che segna la riflessione contemporanea e tende a far coincidere libertà e licenza. Al contrario, nell'interpretazione lockiana fatta propria dei due studiosi la libertà coincide con la facoltà di disporre dei titoli legittimamente detenuti. Ed è chiaro che, tanto per Rothbard quanto per Lepage, se la proprietà non è altro che il risultato di 'decisioni politiche' (come avviene nei sistemi socialdemocratici contemporanei) la giustizia lascia il posto alla legge del più forte e alla prepotenza di quanti sanno piegare la legislazione ai loro personali interessi.

La libertà di usare in totale autonomia i propri beni è anche all'origine di quella formidabile creatività del mercato che s'impone in ogni società in cui i titoli di proprietà siano rispettati. A riprova del fatto che una rigorosa protezione dei diritti individuali pone le basi per un generale sviluppo dell'economia e della società in ogni suo aspetto.

 

Recensione di Marco Bertoncini

Henri Lepage (1941-vivente), liberale puro, è stato tra i più noti nouveaux économistes, conosciuto in particolare per il fondamentale e anticonformistico studio Demain le capitalisme. Murray N. Rothbard (1926-1995) resta il maggior interprete della teoria libertaria, il più “politicamente scorretto”. I due scritti riuniti nel volume Il diritto dei proprietari (introduzione di Carlo Lottieri, Rubbettino e Leonardo Facco edd., pp. 106, € 15) risalgono il primo al 1986 e il secondo al 1974. Essi si collocano nel filone della più schietta e consolidata tradizione liberale, nel Novecento quasi completamente annullata dal trionfo di concezioni egualitarie e antiliberali, impregnate dal socialismo di ogni colore: comunismo, socialdemocrazia, nazionalsocialismo, laburismo.

La proprietà è al cuore della teoria liberale, ne è il fondamento. Sin dalla riflessione di John Locke (Il secondo trattato sul governo), il liberalismo classico è una concezione dei rapporti sociali che muove dall’identificazione tra la giustizia e la protezione dei titoli di proprietà, come avverte Lottieri nell’introduzione al libro (promosso dall’Istituto Bruno Leoni e patrocinato dalla Confedilizia). Per questo motivo, i liberali autentici si soffermano su quel che rende legittima una proprietà e, conseguentemente, sulle istituzioni che meglio tutelino un ordine proprietario.

I due saggi rigettano la concezione della libertà dovuta propria del Leviatano di Hobbes, respingendo la diffusa interpretazione contemporanea che identifica libertà e licenza. Sulle orme di Locke, la libertà coincide con la facoltà di disporre dei titoli legittimamente detenuti, quel che per esempio non avviene nel Terzo Mondo, incapace di darsi tali titoli e quindi di sviluppare la libertà: individuale, politica, economica. Quando la proprietà non è più considerata frutto di diritti innati, comuni a tutti gli uomini, bensì il risultato di decisioni politiche (come avviene nei sistemi socialdemocratici contemporanei), la giustizia cede alla legge del più forte e alla prepotenza di quanti piegano la legislazione ai loro personali interessi.

La libertà di usare in totale autonomia i propri beni è all’origine della continua creatività del mercato, che s’impone in ogni società in cui i titoli di proprietà siano conosciuti prima, coltivati e rispettati poi. Una rigorosa protezione dei diritti individuali pone le basi per un generale sviluppo civile e politico, dell’economia e della società, in ogni suo aspetto, rispondendo alle sempre nascenti domande ed esigenze dei consumatori, ossia dei sovrani i quali quotidianamente votano con le loro scelte espresse appunto nel libero mercato.

da L'Opinione delle libertà, 28 ottobre 2005

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