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Lo scaffale
I libri
Modugno, Roberta
MURRAY N. ROTHBARD
e l'anarco-capitalismo americano
Rubbettino - 1998, Pagine 207 Prezzo €10,33

Esposizione delle idee del massimo pensatore libertario


Recensione di Dario Antiseri

"Il libertarismo è un'ideologia politica del ventesimo secolo, la quale porta avanti l'eredità liberale classica del diciottesimo e del diciannovesimo secolo". Così scrive C.M. Sciabarra nel suo libro del 1995 Ayn Rand: the Russian Radical. E in realtà, il nucleo teorico fondamentale del libertarismo consiste in una critica, spinta alle estreme conseguenze , nei confronti dello Stato e dello statalismo, in nome della più estesa libertà degli individui e sulla base del "diritto naturale" di proprietà privata. I libertari possono venir divisi, sostanzialmente, tra quanti considerano lo Stato come un male necessario, le cui funzioni dovranno venir ridotte al minimo (è questa la teoria dello Stato minimo, per esempio di Ayn Rand e Robert Nozick) e quanti, invece, pensano che lo Stato sia semplicemente un male. Per i primi lo Stato dovrà funzionare come guardiano notturno; gli aderenti della seconda variante del libertarismo sono gli anarco-capitalisti, tra i quali sono da annoverare David Friedman, Hans H. Hoppe, Bruce Benson, Randy Barnett e altri ancora, ma in ogni caso il rappresentante di maggior spicco dell'anarco-capitalismo è Murray N. Rothbard (1926-1995), di cui esce in questi giorni da Rubbettino, a cura di Roberta Modugno, una preziosa antologia dal titolo La libertà dei libertari.

Comune ad entrambi i filoni del libertarismo è la convinzione che urge lasciare sempre più spazio al libero mercato in quanto fonte del più diffuso benessere e della più estesa libertà, per cui si propone che vengano affidati alla libera iniziativa dei privati attività come l'istruzione, la costruzione e gestione delle strade, dei mezzi di trasporto e di comunicazione, la fornitura dell'acqua, la distribuzione della posta e così via. Da parte loro gli "anarco-capitalisti" si spingono oltre e teorizzano la possibilità di porre nelle mani del mercato pure quelle che, in linea generale, e per consolidata tradizione, vengono considerate funzioni tipiche dello Stato, quali la difesa e l'amministrazione della giustizia e immaginano un sistema di agenzie di protezione in concorrenza tra loro su di uno stesso territorio. In ogni caso - sottolinea la Modugno nell'Introduzione -, il punto nodale della posizione degli anarco-capitalisti è che, secondo loro, "lo Stato è un'istituzione immorale in quanto, con i suoi innumerevoli monopoli, calpesta i diritti degli individui; e non solo è anche un'istituzione inefficiente riguardo la fornitura di beni e servizi".

Da qui "uno scenario di piccole comunità basate sul consenso che segnerebbero il superamento dell'idea di Stato e di nazione basati sul monopolio dell'esercizio e della forza su un dato territorio". Alla radice dell'anarco capitalismo di Rothbard c'è la prasseologia di Ludwig von Mises - di cui Rothbard frequentò il seminario settimanale presso la New York University - incentrata sull'assioma dell'individualismo metodologico stando al quale solo l'individuo pensa; solo l'individuo ragiona; solo l'individuo agisce.

Molto opportunamente Roberta Modugno - cui si deve anche la monografia Murray N. Rothbard e l'anarco-capitalismo americano (1998) - ha esteso le sue considerazioni pure al contesto storico in cui tale pensiero si è sviluppato ed ha attecchito. Rothbard ha, infatti, elaborato la sua proposta nel corso degli anni Sessanta e Settanta, quando la politica americana andava incontro a un vertiginoso aumento delle spese per il Welfare e gli armamenti. In quegli anni la politica di John Kennedy, ispirata alla concezione keynesiana, conobbe un vertiginoso aumento della spesa pubblica nell'ambito non solo della difesa, ma anche nel campo dei programmi spaziali della Nasa e dei lavori pubblici; i salari statali vennero incrementati così come i sussidi ai disoccupati. Siffatti programmi rappresentavano per il presidente Kennedy la realizzazione della Grande Società - che Rothbard però, ridefinì come welfare-warfare State, uno Stato assistenziale e guerrafondaio, con i cinquantacinquemila morti e i trecentomila feriti della guerra del Vietnam.

La difesa della libertà degli individui è certamente un merito dell'opera di Rothbard. Ma in ogni caso non va dimenticato che egli offre un modello - sicuramente stimolante - ma astratto e astorico di convivenza umana.

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