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Lo scaffale
I libri
Renan E. - Rothbard M.N.
NAZIONE COS'E'
a cura di N. Iannello - C. Lottieri
Leonardo Facco Editore - 1996, Pagine 70 Prezzo €6,20

Due fondamentali testi sul concetto volontario di nazione di Renan e Rothbard


Recensione di Carlo Zucchi

In seguito all’esplosione del fenomeno Lega si è cominciato a porre, anche in Italia, il problema relativo al consenso, sempre crescente, delle proteste contro la centralizzazione del potere statale. In particolare, la protesta del Nord Est italiano contro “Roma ladrona”, partita da motivazioni principalmente fiscali, ha messo in evidenza come oltre un secolo di politica centralistica iniziata con lo Stato Sabaudo abbia creato le condizioni per una rinascita di sentimenti di appartenenza a carattere regionale e anti-nazionale. Quei fermenti di pensiero comunitario a lungo rimpianti dalla destra nazionalista sembrano trovare la loro dimensione nel localismo piuttosto che nell’amor patrio per uno Stato nazionale visto sempre più come corrotto e distante dalle persone.

La prima parte del libro tratta dalla conferenza che Ernest Renan tenne alla Sorbona l’11 marzo del 1882 sul tema “Cos’è una nazione?”. Viene qui posto in rilievo come l’esistenza di una nazione sia “un plebiscito di tutti i giorni”, così come “l’esistenza di un individuo è un’affermazione perpetua di vita”. Se oggi questi argomenti sembrano ritornare di attualità, nel 1882 richiedevano un certo coraggio, dato che le ideologie allora dominanti si ispiravano al quel nazionalismo aggressivo i cui frutti avvelenati sarebbero stati colti già nella seconda decade del secolo successivo. Alla moda del tempo non fece eccezione il risorgimento italiano, che imboccò la strada contraria a quella indicata da Renan. E fu così che lo Stato italiano venne forgiato dai piemontesi sul modello del confinante stato Francese, con i suoi prefetti e il suo apparato centralistico. Naturalmente, le tappe successive non poterono che essere il fascismo e la repubblica dei partiti dal “romanocentrismo” soffocante.

La seconda parte, invece, è uno scritto di Murray Newton Rothbard dal titolo “Nazioni per consenso”, nel quale l’autore pone in rilievo la dissociazione tra i concetti di Stato e di Nazione. Se il primo è un’organizzazione gestita dall’alto da una “cricca” di burocrati, la cui unica funzione è quella di taglieggiare i governati, la Nazione è una comunità di valori condivisi entro cui un individuo nasce e vive. Proprio riguardo alla “Nazione”, Rothbard mette in risalto una lacuna del pensiero libertario, sostenendo che “I libertari contemporanei, erroneamente, assumono spesso quella tesi secondo cui gli individui sarebbero legati l’uno all’altro soltanto dal nesso dello scambio di mercato. Essi dimenticano che ciascuno necessariamente nasce all’interno di una famiglia, di una lingua e di una cultura”. Il moderno Stato nazionale, invece, non sorse come Nazione, ma attraverso un processo di conquista imperialistico teso ad assoggettare i popoli via via soggiogati. Rothbard è del parere che ogni gruppo o nazionalità dovrebbe avere diritto a secedere da ogni Stato nazionale per congiungersi eventualmente con ogni Stato nazionale disposto a riceverlo, oppure a formare una nuova comunità fondata su valori condivisi.

Non dobbiamo del resto andare troppo lontano - nel tempo come nello spazio - per vedere i guasti provocati dalla mancata volontà di assecondare il desiderio secessionista. L’ex-Jugoslavia è ai nostri confini, e gli echi delle tragedie dei conflitti etnici in Bosnia e in Kosovo sono a un tiro di schioppo da noi. I sogni imperialistici di Slobodan Milosevic e della Grande Serbia hanno causato morte e distruzione, provocando sofferenza in tante persone. E dove non ha causato sofferenze, la centralizzazione sembra trovare consenso in quel groviglio di interessi e privilegi tipico delle grandi burocrazie statali; non un consenso spontaneo, ma un consenso acquisito con mezzi altrui e assai difficile da scalfire. Emblematico è l’esempio dell’Italia che, nonostante il crollo di una (parte della) classe dirigente e l’affermazione di un partito come la Lega Nord, sembra scontrarsi contro il muro invalicabile degli interessi costituiti di santa romanesca burocrazia e di un meridione a tal punto assistito e clientelare da rendere impossibile sradicare certi comportamenti, pena il crollo della sua economia.

 

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