Vedran Vuk – LO STATO SOCIALE CONTRO LA FAMIGLIA

Vedran Vuk – LO STATO SOCIALE CONTRO LA FAMIGLIA

Mises Institute, 12 luglio 2006

Gran parte di quanti ascoltano le idee libertarie restano poco convinti dal concetto secondo cui la carità privata, in assenza di programmi governativi, possa risolvere i problemi delle persone davvero bisognose d’aiuto. Le organizzazioni caritatevoli sono già attive, ma nessuno sa con sicurezza quanto, in una società senza tasse, aumenterebbero le donazioni in loro favore. Se, ad esempio, una persona si ritrova vecchia senza risparmi, come può sopravvivere senza programmi socialisti come la Social Security? La dimenticata istituzione di carità, in questo caso, è la famiglia. Quando noi libertari parliamo di solidarietà, non intendiamo solo l’Esercito della Salvezza, ma anche il prendersi cura dei propri parenti.

Quando mio fratello ed io eravamo bambini, mentre mia madre e mio padre lavoravano, erano i nostri nonni a sostituirli e a prendersi cura di noi. I miei genitori, a loro volta, mantenevano l’intera famiglia che, per risparmiare, viveva sotto un unico tetto. Poi, quando mio padre si trasferì negli Stati Uniti e cominciò a guadagnare di più, fece in modo che i nonni fossero ben accuditi.

Durante la Guerra dei Balcani, alcuni membri della mia famiglia furono deportati e, a causa del conflitto, divennero profughi. Quando persero tutto, indovinate chi si prese cura di loro? Tutti da casa mandavamo loro denaro e qualsiasi provvista che potevamo.

Questa era la regola che vigeva ovunque prima dello Stato sociale: i genitori che si erano presi cura finanziariamente dei bambini, potevano contare sul loro aiuto nel futuro. Tale elementare sistema familiare scandalizza i sostenitori dello Stato sociale. I fautori del Welfare State ci parlano costantemente della nostra responsabilità nei confronti della società attraverso la redistribuzione fiscale.

Io non ho alcuna responsabilità nei confronti della società nel suo complesso, o verso un estraneo che non ho mai incontrato. Personalmente sento di avere doveri nei confronti della mia famiglia. Invece, programmi come il Tanf (Temporary Assistance for Needy Families), la Social Security, e l’indennità di disoccupazione sottraggono parte della nostra capacità di provvedere alla famiglia per metterla nelle mani dello Stato. Inoltre essi spiazzano il nostro senso di responsabilità morale.

Per secoli la famiglia è stato il metodo per prendersi cura degli individui, ma i sostenitori dello Stato sociale se ne sono dimenticati. Prima dell’avvento della Social Security, cosa accadeva alle persone che passavano i sessantacinque? Forse morivano di fame a decine di migliaia? No. Un’ondata di associazioni caritatevoli venivano in loro soccorso? Non sempre. E allora come sopravvivevano? Si deve convenire che non si sono registrate grandi morie di sessantacinquenni durante la Grande Depressione, prima che la Social Security entrasse in vigore.

Costoro restavano in vita grazie al principio basilare secondo cui ci si prende cura dei propri piccoli e, un giorno, questi si prenderanno cura di te. In passato, fare figli era un investimento per il futuro. Sapevi che un giorno i tuoi bambini si sarebbero sobbarcati i tuoi bisogni, come hai tu fatto per le loro.

Questo creava molti degli incentivi che hanno prodotto famiglie sane. Per cui si doveva essere persone migliori con i propri bambini ed assicurarsi di instillare in loro giusti valori. Ragazzi senza un’etica del lavoro o sani principi molto probabilmente non avrebbero raggiunto buoni risultati nel mercato del lavoro. Un genitore doveva insegnare tali valori ai bambini anche come garanzia per le proprie esigenze nel futuro. La responsabilità nei confronti della famiglia era altamente considerata. Se questa non fosse stata trasmessa ad un bambino, lui o lei sarebbero cresciuti un giorno senza restituire il nutrimento ricevuto dai genitori nei primi anni d’età.

Con un governo che, al contrario, cerca di minimizzare ogni errore della vita, noi ci troviamo davanti ad incentivi assai diversi. Se i tuoi genitori sono interamente sussidiati da pensioni di Stato, quanto ci terranno al tuo futuro? I genitori normalmente amano i loro figli e vogliono che abbiano il meglio dalla vita. Ma genitori consapevoli che se non allevano i loro figli bene non mangeranno in futuro si sforzeranno molto di più per assicurarsi che i loro ragazzi stiano lontani dalle droghe, dal crimine e da altre pessime scelte. La scusa standard addotta per l’aborto, inoltre, gioca un gran ruolo nella questione. Il Welfare ha distrutto la cultura del lavoro duro e della famiglia. Rabbrividisco di disgusto quando sento addurre la povertà come pretesto per abortire.

Non voglio discutere qui se l’aborto è giusto o sbagliato, ma come può l’essere troppo poveri per avere un bambino costituire una valida scusa per abortire? Durante periodi economicamente molto più duri, le famiglie avevano dieci o dodici figli. Non erano insolite neppure le famiglie enormi. Oggi gli abortisti vogliono farmi credere che, con condizioni di vita centinaia di volte migliori di prima, questi non possano permettersi di avere un bambino. Devono trovare argomenti migliori.

Non è facile avere un figlio, anche se sei ricco. In qualunque momento della vita è difficile allevarlo e occuparsene. Una giovane madre, anche una volta laureata, avrà le stesse difficoltà che avrebbe da adolescente. È un fatto della vita: tirar su ragazzini è un lavoro duro! Lo Stato Sociale ha rafforzato l’idea che qualunque cosa sia difficile, deve essere anche sbagliata.

Fare la cosa giusta non è facile, e la difficoltà non giustifica azioni immorali. Certo prenderti cura dei tuoi vecchi genitori è più impegnativo di quanto lo sia se lo fa lo Stato al posto tuo. Ma è tua responsabilità? Si. Non tocca ad altri contribuenti che neppure conoscono i tuoi genitori. Chiunque voglia scaricare ad estranei il compito di accudire i propri vecchi genitori deve vergognarsi.

Prima dello Stato Sociale vi era lo stimolo ad avere figli per assicurarsi il futuro, ora abbiamo l’incentivo a rompere le famiglie in pezzi. Il Tanf in pratica dà più soldi alle madri single. Questo può sembrare un ottimo programma per aiutare mamme sole e bisognose, ma, in realtà, rende più facile all’uomo di casa andarsene. Esso riduce la responsabilità dell’uomo a rimanere ed a crescere il bambino. Il programma crea più madri abbandonate!

E un giorno sarà lo Stato, non la prole dell’uomo che se ne è andato, a mantenerlo. Questo riduce ancora gli incentivi ad allevare bene la discendenza. Anche le assicurazioni sulla disoccupazione hanno minato la società. Durante la Grande Depressione, vi erano grandi movimenti di persone in cerca di impiego. Se c’era lavoro da qualche parte la gente ci andava. Ora, con il sussidio alla disoccupazione, le persone restano nelle loro città a guardare tutto che marcisce e decade. L’edilizia popolare statale inoltre li accontenta quando mendicano maggior assistenza. Quando il momento è più difficile, la gente si muove per trovare lavoro. La Grande Depressione lo ha già dimostrato.

Forse sono morti a milioni senza l’assistenza sociale o i sussidi di disoccupazione? No. Si migliora la vita delle persone sussidiandole a stare nello stesso luogo? No.

Posso parlare per esperienza. Ho visto la carità e l’amore all’interno della mia famiglia superare qualunque ostacolo in ogni frangente. Essendo nato nell’ex-Yugoslavia, ero abituato alla scarsità ed alla povertà tipica dei paesi socialisti. Ma ho visto la famiglia lavorare unita per raggiungere i migliori obiettivi per i propri componenti. Non era una responsabilità di tipo socialista. Un membro di casa ti assisteva fino a un certo punto, poi eri tu a doverlo assistere.

La madre di mio padre spese tutti i suoi risparmi di trent’anni per mandare mio padre alla scuola di medicina. Non c’era governo che li aiutasse lì. Quando, col passare degli anni, ha dovuto lasciare il lavoro, a causa di un cancro al seno, indovinate chi pagò il conto dei suoi medici. Anche mia zia e mio zio l’hanno assistita vivendole vicino e confortandola giorno dopo giorno. Non c’era una sanità nazionale da cui dipendere. Non c’era una casa di riposo di Stato o l’assistenza sociale. Il bambino che ha dato alla vita e al quale ha trasmesso il senso di responsabilità si è assicurato che lei fosse ben accudita fino agli ultimi suoi giorni. Ognuno stava adempiendo al suo dovere di figlio nei confronti di sua madre.

L’agenda dello Stato è distruggere la famiglia. Più si dipende dallo Stato, più si giustifica la sua esistenza e più esso cresce. L’idea che le persone possano provvedere da sé o individualmente o attraverso la famiglia spaventa lo Stato. Delegittima il suo ruolo. Il ruolo della famiglia è pericoloso per la sua sopravvivenza.

Più ci si allontana dallo Stato sociale più ci si avvicina a migliori valori familiari e a una maggiore coesione sociale. La morte della famiglia è la vita dello Stato.

(Traduzione di Novello Papafava)

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