CHARLES GAVE – Gesù economista

 15,00

Ricchezza, proprietà privata e giustizia sociale
IBL – 2018, Pagine 111

Le parabole di Gesù ci offrono anche degli insegnamenti economici

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Descrizione

Questo non è un libro sulla religione, ma un saggio di economia che si basa sui Vangeli.

Mentre molti hanno trovato nel Nuovo Testamento una giustificazione di natura morale al socialismo e all’intervento dello Stato, Charles Gave accosta i testi sacri per mettere in risalto il messaggio di libertà e responsabilità individuale che caratterizza la predicazione di Gesù Cristo.

Secondo l’autore, gli scritti di Matteo, Marco, Luca e Giovanni non sono stati adeguatamente letti e compresi dagli economisti, con il risultato che il loro significato sociale è stato in larga misura travisato.

Con la semplicità delle sue parabole, Gesù ha invece saputo parlare in maniera assai interessante di questioni economiche, riuscendo a piantare i semi di una riflessione che è tuttora attuale per comprendere la realtà produttiva e finanziaria dei nostri giorni.

1 recensione per CHARLES GAVE – Gesù economista

  1. Libreria del Ponte

    Recensione di Giuseppe de Tomaso

    Gesù Cristo in cattedra, anche come economistaIl libro dello studioso francese Charles Gave, edito dall’Istituto Bruno Leoni: parabole di libertà e razionalitàLa religione cristiana non poggia su un libro, ma su un uomo. La religione cristiana non pretende l’adesione meccanica a una regola, né impone di adorare il proprio padrone, come fa un cane. La religione cristiana esalta il libero arbitrio. Perché la libertà è il bene supremo. Questo l’insegnamento di Gesù Cristo.

    Partendo da questi concetti, lo studioso francese Charles Gave ha analizzato il pensiero economico di Gesù Cristo, così come emerge dai vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Ne è venuto fuori un saggio (111 pagine, 15 euro) dal titolo Gesù economista, edito dall’Istituto Bruno Leoni libri. Così come I promessi sposi di Alessandro Manzoni (1785-1873) spiegano la formazione dei prezzi, in un’economia di mercato, molto meglio di dieci trattati specialistici, i vangeli illustrano la dottrina socio-economica di Gesù meglio di un esercito di esegeti.

    Gesù è straordinariamente moderno. Meglio, atemporale. È il primo a sollecitare la separazione tra Stato e Chiesa («Date a Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio»). È il primo a sublimare la cultura del rischio, vera essenza della parabola dei talenti («Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento e datelo a chi ha dieci talenti»). È il primo a comprendere la nozione di valore in economia («Alzati gli occhi, Gesù vide alcuni ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro. Vide anche una vedova povera che vi gettava due spiccioli e disse: “In verità vi dico, questa vedova, povera, ha messo più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno deposto come offerta il loro superfluo, questa invece nella sua miseria ha dato tutto quanto aveva per vivere”»).

    Gesù non demonizza la ricchezza. Caccia i mercanti dal tempio perché è inammissibile fare soldi con la religione, né si deve conquistare il potere politico con la fede. Gesù condanna i ricchi malvagi, non i ricchi buoni. Il Samaritano apparteneva a questa categoria, non avrebbe mai attirato un anatema su di sé.

    Anche sulla giustizia sociale, l’economista Gesù non si lascia, per così dire, strumentalizzare. La giustizia sociale è una nozione collettiva. Ma Gesù si rivolge alla persona, all’individuo. Scrive Gave: «Il Giorno del Giudizio, il Cristo non dirà: alla mia destra il proletariato, verso il paradiso; alla mia sinistra il capitale, direzione inferno. I bravi padroni e i bravi proletari staranno a destra, gli altri a sinistra». Scriveva l’evangelista Giovanni: Giuda è un grande ipocrita che pretende di dire cosa è bene e che, in realtà, rovina la vita di tutti. Giuda adorava il denaro, ma fingeva di disprezzarlo, come capita tuttora presso parecchie frange della classe dirigente.

    Gesù ha tanto da insegnare anche sul diritto di proprietà, sulla possibilità di utilizzare il denaro come si vuole. Il caso della paga uguale data da un proprietario a tre lavoratori ingaggiati, con orari difformi nella sua vigna, è indicativa. E a chi protesta per il trattamento univoco di fronte a prestazioni differenti, il proprietario risponde: «Io voglio dare anche a quest’ultimo quanto ho dato a te. Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?». Commenta l’autore: non esiste libertà senza la possibilità di fare ciò che si vuole del proprio bene.

    Diceva Stalin (1878-1953) agli interlocutori di Yalta: «Quello che è mio è mio, quello che è vostro è negoziabile». Il messaggio del Signore è opposto. Gesù non sobilla lotte di classe, né vuole fondare un partito per sopprimere la proprietà privata, né suggerisce il ricorso alla pianificazione per la fissazione dei prezzi. Il messaggio d’amore di Gesù si fonda sull’etica, sulla solidarietà, sulla responsabilità personale, non su quella collettiva. Si fonda sulla generosità volontaria, non su quella imposta, obbligatoria.

    Illuminanti le frasi dei vangeli contro la tentazione del debito. Gesù non ama coloro che vivono di rendita, ma non ama neppure gli spreconi, coloro che poi si vedono costretti ad indebitarsi. Chissà cosa direbbe di fronte all’andazzo odierno di spendere senza criterio i soldi degli altri. Un andazzo che vede insieme gli Stati e certe organizzazioni private.

    L’economista Gave descrive un Gesù profondo conoscitore delle leggi che regolano gli scambi commerciali tra gli uomini, un Gesù acuto osservatore delle dinamiche dei prezzi, un Gesù nemico di ogni potere oppressivo, non solo in campo religioso e politico. «Guai a voi, Farisei, che avete cari i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze… Guai a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate neppure con le dita… Guai a voi, dottori della Legge, che avete tolto la chiave della scienza: Voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare l’avete impedito…»
    Nessuno ha saputo dire di meglio. I vangeli sembrano scritti oggi.

    da La Gazzetta del Mezzogiorno, 21 febbraio 2018

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