FRIEDRICH A. VON HAYEK – La via della Schiavitù

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Anche le forme moderate di socialismo possono portare alla schiavitu’ totalitaria

Edizioni: Rubbettino   Anno: 2011   pag. 296

Descrizione

Qual è la lezione che questo libro destina al mondo occidentale dell’epoca e al tempo stesso – per l’attualità delle sue intuizioni – concede in eredità ai contemporanei? Semplicemente che non può esservi alcun compromesso tra la libertà e i diritti «sociali» degli individui.

Il fascismo, il socialismo, il nazismo, il comunismo, totalitarismi che, secondo Hayek, conducono alla via della schiavitù, sembrerebbero ormai appartenere ai residui del «secolo breve».

Questi regimi dispotici non hanno saputo adattarsi alle sfide della modernità, e quindi hanno dovuto soccombere sotto il peso delle loro nefandezze etiche e inefficienze economiche.

Mentre il sistema democratico, insieme al mercato, si sono rivelate le soluzioni più idonee, seppure in sé imperfette, per il mantenimento e il miglioramento degli equilibri politici e per il progresso morale e materiale della società civile. Emerge, però, la delusione dell’autore nei confronti del destino storico della democrazia.

La radice delle sue distorsioni originarie sta proprio nell’opposizione dei popoli all’idea di libertà, che si manifesta nell’anelito masochista alla schiavitù.

Il problema sollevato da Hayek – perché emergono i peggiori ovvero, per contro, soccombono i migliori – costituisce uno dei maggiori crucci per i cittadini del nostro tempo, la causa della loro delusione e del loro distacco dalle istituzioni politiche.

Dovunque, la corruzione sembra avere la meglio sulla meritocrazia, il burocratismo sull’efficientismo, l’illegalità sullo stato di diritto.

Diventa subito chiaro perché emergano i peggiori: laddove vengono meno la logica di mercato e le regole della competizione, laddove non c’è una «società aperta», acquista maggiore forza di ammonimento la predizione che «il potere tende a corrompere, e il potere assoluto corrompe in modo assoluto».

1 recensione per FRIEDRICH A. VON HAYEK – La via della Schiavitù

  1. Alessio Piana

    “La via della schiavitù” di Hayek è un’opera importante della letteratura liberale classica. A cosa si riferisce Hayek? Al socialismo, inteso come pianificazione centrale dell’economia e, come inevitabile conseguenza, anche dei comportamenti sociali. Il socialismo, di sinistra ma anche quello nazional-sovranista (Hayek cita spesso la Germania prima della sua deriva nazionalsocialista), conduce alla schiavitù. Hayek, all’epoca probabilmente il più importante economista di ‘tradizione austriaca’ (celebri le sue dispute con Keynes), scrisse il libro nel 1944 per avvertire del pericolo i sempre più numerosi intellettuali ed economisti socialisti britannici, ma anche statunitensi, che sognavano di pianificare l’economia mediante l’attività di governo. Se si abbandona il liberalismo nella convinzione che la politica debba avere la supremazia sull’economia, ci si incammina sulla via della schiavitù.

    “La via della schiavitù” di Hayek è un’opera relativamente complessa. Secondo me la si può apprezzare anche di più dopo aver letto e compreso i principi esposti dall’economista ‘austriaco’ libertario Giovanni Birindelli, che proprio ad Hayek si ispira quando quando contrappone la ‘sovranità della Legge’ (regola negativa generale di comportamento, limite oggettivo e non arbitrario al potere di chiunque, anche dell’autorità di governo) al positivismo giuridico (strumento con cui l’autorità politica esercita il suo potere arbitrario mediante provvedimenti particolari).

    I diritti e le libertà individuali delle persone, sostiene Hayek, sono di ostacolo e quindi incompatibili con la pianificazione centrale dell’autorità di governo. Hayek non era un libertario ma un liberale classico (l’anarcocapitalismo sarà compiutamente e coerentemente sistematizzato solo in seguito da Rothbard). Il governo per Hayek deve esistere ma i suoi interventi devono limitarsi a garantire la ‘sovranità della legge’, cioè a definire e far rispettare una cornice normativa fatta di principi generali che protegga i diritti inalienabili delle persone e assicuri loro la più ampia autonomia affinché ciascuno possa progettare, tramite l’ ‘azione umana’, il suo piano individuale di vita e realizzare i suoi propri desideri. Al contrario, le ‘leggi positive’ particolari e arbitrarie discriminano le persone in base alla loro appartenenza a una categorie o a un’altra; favoriscono certi gruppi di interesse; e il loro carattere mutevole modifica continuamente le condizioni sociali ed economiche, crea incertezza verso il futuro rendendo difficile ai cittadini organizzare progetti di vita individuali.

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