HELMUT SCHOECK – L’Invidia E La Societa’

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Le ideologie egualitarie affondano spesso le proprie radici nell’ignobile sentimento dell’invidia

Edizioni: Liberilibri   Anno: 2006   pag. 380

 

Descrizione

Quello dell’invidia è un tema di per sé fastidioso. Ma assai più sgradevole è il sospetto che la nobile aspirazione umana all’eguaglianza – la quale è un tratto fondamentale del messaggio cristiano, del pensiero democratico e di quello socialista – abbia le sue radici nell’ignobile sentimento dell’invidia. Un sospetto che ha sempre aleggiato nelle menti di studiosi di etica, sociologia e filosofia politica, ma anche nelle coscienze delle persone comuni. E può esser questa la ragione per cui l’argomento invidia/società, specie negli ultimi due secoli, non ha avuto l’attenzione e l’approfondimento che meritava.

1 recensione per HELMUT SCHOECK – L’Invidia E La Societa’

  1. Guglielmo Piombini

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    Recensione di Carlo Zucchi

    Fra le tante vergogne di cui il misero panorama intellettuale italiano può “andar fiero” c’è senz’altro il silenzio che ha circondato questo libro scritto da uno dei più autorevoli sociologi del Novecento. Fuori dall’Italia, L’invidia e la Società è stato giudicato come una novità di importanza pari a quella che ebbero, al loro apparire, gli scritti di Marx e Freud, i quali, studiando i fenomeni sociali, presumevano di trovarne spiegazione nelle forze economiche o nella libido, mentre Schoeck ne individua le origini in tendenze di natura etica e morale.

    Secondo Schoeck, l’invidia, analizzata nelle sue manifestazioni più segrete e insospettabili, trova le sue radici nell’aspirazione all’uguaglianza, rivendicata sia dai programmi socialisti, i quali hanno creduto (e talora credono tutt’oggi) di utilizzare l’invidia proletaria in funzione rivoluzionaria per instaurare un ordine sociale nel quale si svuotino le ragioni stesse dell’invidia, sia dal cripto capitalismo corrotto di stampo novecentesco, che “produce” e “vende” invidia per stimolare l’emulazione e lo sviluppo del mercato attraverso politiche pubbliche che favoriscono una maggior propensione al consumo a scapito del risparmio.

    L’invidioso non si propone di trasferire alcun bene dal possesso dell’altro a se stesso, egli vorrebbe semplicemente vedere l’altro privato e danneggiato senza prendere in considerazione la possibilità concreta di trasferire a se stesso i beni degli altri. Gli stimoli all’invidia si trovano ovunque, mentre l’intensità dell’invidia dipende dalla distanza sociale tra l’invidioso e la persona invidiata; minore é la distanza sociale e maggiore é l’intensità dell’invidia. Schoeck sottolinea che: “La sociologia moderna capovolge la relazione di causa-effetto quando afferma che la sorgente originaria della minaccia sta in colui che può essere fatto oggetto di invidia, mentre l’ostilità dovuta all’invidia sarebbe destinata a scomparire soltanto in presenza di una società stabilmente livellata. Al contrario, la sofferenza per l’ambizione frustrata é tipica della gente che vive in una società caratterizzata dall’uguaglianza legale e non é causata da questa stessa uguaglianza, ma dalla circostanza che in una società del genere diventa visibile l’ineguaglianza degli uomini in termini di capacità intellettuali, di forza di volontà e applicazione”.

    L’invidia é un fenomeno legato alla prossimità sociale, per cui si tende, il che porta alla conseguenza, apparentemente paradossale, che la disuguaglianza schiacciante, soprattutto quando pare irraggiungibile, eccita l’invidia assai meno di una disuguaglianza minima, allorché l’invidioso è portato a dire: potrei farcela anch’io. In soldoni, l’invidioso sopporta tranquillamente che chi è ricco da generazioni continui ad esserlo sempre di più, ma non può tollerare che il proprio vicino abbia qualcosa in più di lui, fosse anche di poco valore. I più avveduti sostenitori della progressività radicale, se interrogati sulle ragioni della loro posizione, arrivano persino ad ammettere l’irrilevanza fiscale della progressività stessa, eppure la soddisfazione che deriva dal gioire per la confisca altrui è più forte di quella dovuta all’aumento del benessere proprio. Inutile dire che questi signori sono tutti atavicamente contrari al libero scambio!

    Ma la cosa più singolare é che il comportamento dell’invidioso é perfettamente razionale. Se, come sostiene Mises, quella razionale é un’azione volta a diminuire un disagio, per l’invidioso il male altrui corrisponde a una diminuzione di un disagio proprio e allora, il suo agire volto a danneggiare chi suscita in lui sentimenti ostili di invidia é, sulla base dell’individualismo metodologico, un agire razionale. Se ogni azione economica può essere giudicata razionale sulla base dell’aderenza dei mezzi ai fini, Schoeck ci spiega proprio come questi fini vengono ad esistenza. Per questo l’opera di Schoeck è fondamentale nel descrivere il meccanismo mentale del più forte agente distruttore di ogni società. Ciò che è razionale individualmente finisce, nel caso dell’invidia, per essere devastante a livello sociale.

     

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