MIGLIO, GIANFRANCO – Italia 1996

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COSI’ E’ ANDATA A FINIRE

Mondadori – 1993, Pagine 192

La profezia migliana sul futuro dell’Italia

 

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Descrizione

E’ tutto scritto. E’ già nero su bianco l’ Italia che verrà. Gianfranco Miglio sa, per filo e per segno, come andrà a finire. Da novello Orwell, l’ ideologo della Lega prevede la fine della Repubblica italiana così come noi l’ abbiamo conosciuta: il certificato di morte reca la data del 9 giugno 1996, il giorno in cui gli italiani faranno nascere il primo Parlamento federale, figlio della nuova Costituzione, nella quale sarà previsto il “diritto di secessione per i popoli del Nord”. Costituzione che sarà approvata con l’ 80 per cento dei sì. Saranno anni di fuoco e di lacrime quelli che ci separano dal ‘ 96, quando, finalmente, la furia leghista strariperà, e porrà mano alle sciagure che la “nomenklatura” avrà provocato: Bot a rotoli, crollo in Borsa, svalutazione della lira del 50 per cento, cassa integrazione per 500 mila statali, scioperi fiscali a raffica.

Sarà a quel punto che la “vecchia classe politica” scenderà a patti con la Lega, chiederà una mano a Bossi. E Bossi accetterà di offrire l’ aiuto, ma alle sue condizioni: un mega-prestito per pagare il debito pubblico, ormai fuori controllo, in cambio di una nuova costituzione federale che verrà approvata dall’ 80 per cento degli italiani con un referendum fissato per la primavera del ‘ 96. Nella nuova carta fondamentale, a garanzia da ogni futura prevaricazione, sarà previsto il diritto di secessione per la gente del nord.

Tutto scritto, dicevamo. Basta andare in libreria e acquistare l’ ultimo libro di Miglio (“Italia 1996. Così è andata a finire”) per conoscere le ultime convulsioni dell’ ancien regime e i primi vagiti della nuova Repubblica, per sapere che la secessione “non è una minaccia, ma una garanzia per i popoli della Padania”. Ed è una “possibilità” prevista dalla nuova Costituzione federale italiana “pronta tra due anni”. E’ , questa possibilità, “l’ estrema clausola di salvaguardia per le regioni settentrionali”, la capacità di separarsi dal resto d’ Italia qualora “con combutte e congiure il progetto federalista dovesse essere ostacolato e tradito”. La prossima tornata elettorale sancirà il futuro assetto dell’ Italia che, prevede il Professore, sarà “naturalmente federale”.

“Le mie tre Repubbliche – dice Miglio – nascono dai fatti: la Lega assumerà il potere, per la sua posizione egemonica al Nord e sarà così in grado di dialogare con i socialcomunisti del Centro e i resti della Dc al Sud. Non ci sarà bisogno della secessione – assicura comunque – La classe politica che andrà al potere regolerà i suoi conti imponendo il federalismo e inserendo nella Costituzione la garanzia suprema, il diritto alla secessione, cioè la porta d’ uscita per impedire l’ inganno”. Niente paura quando gli uomini di Bossi entreranno nella stanza dei bottoni: “Una volta giunti al potere i leghisti avranno come primo obiettivo il ripristino legale e formale dell’ ordinamento giuridico, stravolto da oltre quarant’ anni di malgoverno democristiano”. Infatti i “vecchi uomini del Palazzo” (da Ciampi a Scalfaro a Craxi) abbandoneranno il campo solo quando l’ Italia sarà sull’ orlo del baratro. Dunque, Miglio si scopre romanziere.

Il libro racconta, come in un flash-back, i cambiamenti che l’ Italia subirà nei prossimi due anni e mezzo: “Saranno anni cruciali durante i quali, attraverso momenti anche fortemente drammatici, riusciremo a superare le nostre attuali difficoltà e a fondare la seconda Repubblica”. L’ autore non ama sentir definire la sua opera (oltre 190 pagine) un romanzo di fantapolitica: “L’ introduzione contiene un esercizio molto rigoroso di previsione politica, che è il risultato finale di una capacità tecnica che ho affinato in cinquant’ anni di studi”.

Un libro per metà “rigorosamente serio” e per l’ altra metà “altamente divertente”, tutto giocato su sconvolgenti previsioni politiche ed economiche. Ma sono solo interessate profezie di un senatore del nord che vuole vestire i panni di un Orwell di fine millennio? “Nient’ affatto. Non si tratta di previsioni campate in aria. Certo, il racconto è steso sul filo del divertissement, ma non è altro che il logico effetto dei risultati elettorali della prossima primavera”.

Di “Italia 1996” Miglio svela di essere, in realtà, solo il direttore d’ orchestra, poichè i testi di cui si compone il libro sono stati scritti da sei “grossi professionisti”. Di chi si tratta? Niente nomi: “Li farò solo tra tre mesi. Sta a voi scoprire la loro identità”.

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