Fabio Massimo Nicosia – Il Diritto Di Essere Liberi

 30,00

Per una teoria libertaria dell’ordine giuridico

Analisi dei concetti di libertà , secessione e proprietà , incentrata soprattutto sul pensiero di Bruno Leoni e David Friedman

Edizioni: Leonardo Facco Editore   Anno: 1997   pag. 128

ATTENZIONE: LIBRO RARO. ULTIMA COPIA DISPONIBILE!

COD: 018-78 Categoria:

Descrizione

Presentazione di Domenico Letizia

il diritto libertario da Bruno Leoni a Fabio Massimo Nicosia

“Gli uomini liberi sono governati dalle regole, gli schiavi sono governati dagli uomini” Bruno Leoni

Il lavoro di Fabio Massimo Nicosia parte da un presupposto fondamentale, la libertà individuale è costantemente aggredita dallo stato perché in tutta la sua evoluzione storica, la pretesa dei poteri pubblici di porre sotto il proprio dominio ogni ambito della vita sociale, dell’economia e della cultura ha svelato il carattere oppressivo dei sistemi politici democratici. Vi è solo uno strumento che può contestualizzare il potere, anche annullarlo, il diritto. Per Nicosia il vero stato di diritto, in ottica profumatamente liberale è l’anarchia giuridica che si esprime nel sistema del libero mercato. Nicosia ha il merito di mostrare come il pensiero liberale sia in condizioni di divenire libertario, sviluppando una riflessione radicale sull’impossibilità dello stato di conciliarsi con le libertà di coscienza degli individui e con accordi che consistono prevalentemente nello scambio tacito sull’uso della forza e che ogni singolo individuo può liberamente e volontariamente sviluppare, un liberalismo giuridico che accetta il nucleo essenziale della tradizione anarchica. Nonostante gli avanzamenti di una tradizione del diritto amministrativistica, l’esercizio del potere da parte della pubblica amministrazione è considerato come una sfera decisoria riservata, insindacabile e di certo non giova considerare il costituzionalismo come erede del giusnaturalismo, in quanto unica dottrina in grado di consentire l’individuazione dei limiti intrinseci all’esercizio del potere sovrano. Nicosia sviluppa, partendo da presupposti giuspositivisti e giusrealisti, la sua teoria a partire da Bruno Leoni. Ogni uomo persegue una certa condotta. Nel fare ciò esprime energia e produce effetti, per il solo fatto di esistere gli individui occupano un volume nello spazio del mondo sottraendo spazio agli altri. L’esistente è caratterizzato da un carattere dinamico, questa semplice delucidazione biologica conferisce all’azione umana un carattere giuridico, insomma, sottolinea Nicosia, l’uomo esprime e produce diritto, di conseguenza la nozione di diritto diventa fondamentale perché la giuridicità trova fondamento nella stessa esistenza di un individuo, un ente dotato di capacità giuridica originaria.

Il professore Barberis ha definito Nicosia il migliore tra i nipotini di Leoni e anche se Nicosia non può riconoscersi in questa dichiarazione di appartenenza (egli si ritiene tuttora un positivista realista) vi è da ricordare che Leoni, nonostante affermi che il “giusnaturalismo” presenti motivi assai più vitali rispetto al purismo giuridico, fonda la sua critica su presupposti rigorosamente empirici e fattuali, di giusnaturalismo si può parlare solo in senso polemico, quale orientamento contrapposto al positivismo statalista. La posizione di Leoni, sconosciuta in Italia, ritiene che la norma giuridica sia da collegamento tra norma empirica e diritto naturale, la norma tecnica in quanto scienza applicata dovrebbe basarsi sulla scienza della società. La sua ricerca sulla natura, che andrebbe intesa e valutata come “realtà delle cose” è rigorosamente ancorata a dati e spazi empirici e pragmatici, integrare la logica giuridica con l’azione.

Con Leoni è evidente che la legge è uno dei tanti ambiti che non è sorta per iniziativa dello stato (secondo Carl Menger fenomeni sociali come il linguaggio, il diritto e la moneta sarebbero il prodotto e la composizione di un numero indeterminato di soggetti inconsapevoli in azione, cioè il risultato libero e spontaneo delle aspirazioni individuali dei membri di una società), ma che istituzioni pubbliche moderne ha progressivamente  e dogmaticamente sacralizzato, sotto il loro controllo. A ciò va detto che quando non vi è scelta perché oppressi da un fanatismo decisionale degli altri, dello stato, attraverso l’asservimento e la schiavitù dei singoli, inevitabilmente si assiste all’indebolimento di ogni realtà autorganizzante, comunitaria e associativa.

Quello di Leoni che Nicosia riprende per contestualizzare, ancora più libertariamente, divenendo “anarchismo analitico” è un liberalismo radicale ad ogni concezione dello stato e ad ogni monopolio della violenza, l’anarchia autentica implica il rispetto della libertà individuale e degli scambi taciti stipulati tra gli individui. L’utopia dello stato liberale appare pericolosa come le altre forme di governo, poiché ogni istituzione statuale tende ad espandersi ed è intrinsecamente incompatibile con la libertà degli individui di disporre a proprio piacere le scelte e gli scambi che intendono fare sul mercato. A tale proposito, va affermato che mentre per Leoni l’ordinamento giuridico funziona come il mercato, attraverso lo scambio di pretese, per Nicosia l’ordinamento giuridico è esso stesso il Mercato e le due nozioni coincidono, in definitiva un superamento del pensiero di Leoni. Nicosia radicalizza l’opinione di Leoni ritenendo  che non solo l’ordinamento giuridico funziona come un mercato, ma è il mercato tutto a costituire l’ordinamento giuridico, dato che a ogni scambio di beni corrisponde il ricorso a un istituto giuridico, in genere a un contratto, per cui il mercato è interamente giuridificato. Ne deriva che le norme sono i beni di consumo di questo mercato giuridico, per cui qualunque ricorso a una norma giuridica consiste in una proposta rivolta ad altri a utilizzare lo stesso istituto, raggiungendo il punto di incontro culmine nello scambio. Nicosia ha il merito di dimostrare come il pensiero giuridico sia in condizione di riconoscere una società fondata sulla capacità giuridica individuale, la nozione di diritto di fonte individuale diventa dunque quella fondamentale. Il diritto in senso soggettivo è la pressione che ognuno esercita nei confronti degli altri. Ogni essere umano avanza delle pretese e ogni pretesa può incontrare negli altri individui, pretese di diniego o impedimento ma anche di consenso e questo contesto va rafforzato da individui, capaci di agire. Questo meccanismo di gioco va esteso ad una pluralità di individui e queste interferenze reciproche prendono il nome di “Mercato”. Nicosia ci illustra come si giunge al diritto oggettivo attraverso il rapporto consenso, scontro tra gli ordinamenti individuali. L’equilibro è la risultante delle pressioni reciproche dei singoli, la giuridicità soggettiva si oggettiva nel momento dell’interazione.

Gli istituti giuridici non sono altro che il prodotto sempre in continua evoluzione di questa interazione, l’esperienza determina le convenzioni migliori e non la non oggettività della legislazione calata a comando dall’alto. Un’ottica del diritto profondamente libertaria perché si riconosce ad ogni individuo la capacità di costituirsi in fonte autonoma del diritto e di contrattare la propria collocazione all’interno dei vari rapporti di mercato. La costruzione di una società libertaria non può che partire dalla libertà individuale e dal diritto a questa collegata. Nel sistema attuale Nicosia ricorda che per ottenere la liberazione politica basterebbe riconoscere ad ogni individuo il diritto alla “secessione dallo stato”. Una riflessione libertaria alla secessione, al “diritto individuale alla secessione”, implica una problematica interna al principio di libertà individuale, situazione di fatto nella quale un individuo, quali che siano le sue condizioni di partenza, non sia costretto a seguire coercitivamente valori altrui, fissati da altri individui.

Simpatizzare con il diritto alla secessione non vuol dire sostenere la secessione di un dato popolo, nazione o etnica specifica, questa libertà di secessione non è affatto la stessa cosa, poiché gli enti “collettivi” non godono di un’esistenza propria, distinta da quella degli individui che la compongono. Stato, comunità, nazione ed etnia non sono che forme di aggregazione utili dalla scienza economica a quella antropologica ad indicare la somma dei singoli individui che la compongono. L’approccio autenticamente liberale alla secessione si riassume in ciò: non sono i gruppi o i territori a secedere ma gli individui, quindi se applichiamo il diritto alla secessione, si sta parlando del diritto degli individui alla secessione,  sicché è logicamente illiberale contrapporre il gruppo agli individui come se si trattasse di enti separati ed empirici.

Non è possibile difendere i “diritti delle minoranze” se non difendendo i diritti e le libertà dei singoli. Lo statalismo non muovendo dai diritti del singolo finisce con l’affidare alla coercizione l’affermazione di prestabiliti valori e tradizioni, dunque un contrasto con l’apparato delle libertà individuali secondo un’ottica libertaria del diritto. Naturale chiedersi se gli attuali movimenti secessionisti rispettino la libertà dei singoli, secondo logiche prima elencate e secondo questi criteri bisogna giudicare tali movimenti. Occorre tener presente che l’individuo non è un’entità astratta che può vivere completamente fuori dal mondo, una sorta di isolazionismo massimalista, secedere illimitatamente dalla società.

L’autodeterminazione si fonda infatti sul diritto alla secessione per una diversa unione, che sia libera, spontanea e volontaria, il diritto a non cooperare nasce dall’analoga estensione del diritto di obiezione di coscienza a qualsiasi sfera della vita, ma è un diritto a non cooperare in nome di una diversa volontà di cooperazione. Questi sono i presupposti per una visione del diritto autenticamente libertaria e consensualista come ricorda Nicosia, l’anarchia giuridica implica la vigenza di tutte quelle forme di “scambio e consenso” stabilite liberamente, producendo concorrenza del diritto e liberalizzando totalmente gli istituti giuridici.     

Bibliografia:

  1. Leoni,Obbligo e pretesa nella dogmatica, nella teoria generale e nella filosofia del diritto(1962), in Scritti di scienza politica e teoria del diritto, Milano, Giuffrè, 1980
  2. M. Nicosia,Il diritto di essere liberi,Leonardo Facco Editore – 1997, Pagine 128
  3. M. Nicosia,Beati Possidentis,Liberilibri – 2004, Pagine 230
  4. Menger,Principî fondamentali di economia(1871),  Rubbettino,  2001

Recensioni

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “Fabio Massimo Nicosia – Il Diritto Di Essere Liberi”