{"id":5195,"date":"2018-02-18T19:59:32","date_gmt":"2018-02-18T18:59:32","guid":{"rendered":"http:\/\/lnx.libreriadelponte.com\/?product=leopold-kohr-il-crollo-delle-nazioni"},"modified":"2021-10-27T11:40:10","modified_gmt":"2021-10-27T09:40:10","slug":"leopold-kohr-il-crollo-delle-nazioni","status":"publish","type":"product","link":"https:\/\/www.libreriadelponte.com\/?product=leopold-kohr-il-crollo-delle-nazioni","title":{"rendered":"LEOPOLD KOHR &#8211; Il Crollo Delle Nazioni"},"content":{"rendered":"<p><strong><span style=\"color: #000000;\">Recensione di Guglielmo Piombini<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Il crollo delle nazioni di Leopold Kohr, pubblicato nel 1957 con il titolo The Breakdown of Nations e tradotto in italiano nel 1960, costituisce una straordinaria riflessione sulle ragioni universali della superiorit\u00e0 dei sistemi fondati sulle piccole unit\u00e0 piuttosto che sulle grandi. Leopold Kohr utilizza una grandissima quantit\u00e0 di argomenti filosofici, scientifici, storici, politici, economici e sociologici per dimostrare come un sistema basato sull\u2019equilibrio di tanti piccoli staterelli possa garantire, molto pi\u00f9 che un sistema basato su poche grandi potenze, la pace, la sicurezza, nonch\u00e9 la fioritura culturale ed economica.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Purtroppo il libro, quando usc\u00ec verso la fine degli anni Cinquanta, venne quasi completamente ignorato perch\u00e9 le idee prevalenti andavano nella direzione opposta. In quegli anni il mondo era diviso in due blocchi dominati da due superpotenze, gli Stati Uniti e l\u2019Urss, e da ogni parte si esaltavano la centralizzazione, la programmazione dall\u2019alto, la creazione di grandi entit\u00e0 sovranazionali. Il gigantismo politico ed economico, non certo l\u2019apprezzamento per le dimensioni ridotte, costituiva la passione dell\u2019epoca. Le idee del professor Leopold Kohr, americano di origine austriaca, vennero quindi rigettate dalla cultura dominante, ed egli dovette accontentarsi di una posizione accademica di secondo piano presso l\u2019universit\u00e0 di Portorico. Solo dopo la fine della guerra fredda le sue idee sono state riscoperte, grazie al generale risveglio delle piccole patrie e dei sentimenti indipendentisti in Europa e nel mondo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #000000;\">Il problema universale delle grandi dimensioni<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Al cuore della riflessione di Leopold Kohr vi \u00e8 la teoria delle dimensioni, secondo cui la causa di quasi tutte le miserie sociali \u00e8 una sola: la grandezza. Per Kohr il raggiungimento di dimensioni eccessive non rappresenta uno dei tanti problemi sociali, ma \u00e8 l\u2019origine di ogni problema dell\u2019universo. Ad esempio, le stelle esplodono quando raggiungono una dimensione eccessiva perch\u00e9 hanno superato i limiti invalicabili dell\u2019espansione della materia; il corpo umano si ammala di cancro perch\u00e9 un gruppo di cellule ha cominciato a svilupparsi oltre i limiti fissati dalla natura; analogamente, se un organismo sociale si lascia prendere dalla febbre dell\u2019aggressivit\u00e0, della brutalit\u00e0 o da una follia collettiva, spiega Kohr, \u00abci\u00f2 avviene non perch\u00e9 esso sia caduto sotto un cattivo governo o sia colpito da aberrazione mentale, ma perch\u00e9 gli individui \u2013 che sono cos\u00ec amabili se presi uno ad uno o in piccoli gruppi \u2013 si sono fusi in unit\u00e0 sociali eccessivamente vaste, come le masse proletarie, i grandi sindacati, i cartelli, o le grandi potenze, incominciando quindi a scivolare lentamente verso un\u2019inevitabile catastrofe\u00bb (p. 10).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Se una societ\u00e0 supera le dimensioni che pi\u00f9 le si addicono, i suoi problemi finiscono per moltiplicarsi con una rapidit\u00e0 maggiore della capacit\u00e0 umana di affrontarli. Oltre una certa dimensione i problemi sociali diventano assolutamente ingestibili e irrisolvibili. L\u2019unica soluzione, per lo studioso austro-americano, \u00e8 quindi quella di ridurre i problemi a una grandezza accettabile, rimpicciolendo gli organismi che, sviluppandosi, hanno superato i loro limiti naturali. Non bisogna creare unit\u00e0 sociali ancora pi\u00f9 vaste e governi ancora pi\u00f9 potenti, come auspica la grande maggioranza degli uomini politici e degli scienziati sociali, ma piuttosto eliminare quegli organismi sovrasviluppati chiamati \u201cgrandi potenze\u201d e restaurare un sano sistema di piccoli Stati facilmente controllabili, come quelli che hanno caratterizzato certe epoche passate.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #000000;\">L\u2019aggressivit\u00e0 nasce dal potere<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Le guerre, spiega Kohr, sono sempre causate da un eccesso di grandezza o di potenza. Quando il potere raggiunge una certa misura critica, sentendosi al sicuro da ogni forma di ritorsione, degenera sempre nell\u2019abuso, nella violenza e nella brutalit\u00e0. Esiste pertanto una legge invariabile e universale secondo cui il pericolo di aggressioni si manifesta inevitabilmente tutte le volte in cui il potere di uno Stato diventa cos\u00ec grande da superare, nella valutazione di chi governa, quello delle forze avversarie. Uno Stato diventa automaticamente aggressivo quando fa sorgere in chi lo gestisce la convinzione di non poter essere minacciato dall\u2019esistenza di altre pi\u00f9 vaste accumulazioni di potere. La religione, l\u2019ideologia, la razza o la cultura sono irrilevanti; quello che conta \u00e8 solo la nuda materialit\u00e0 della massa del potere.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">La storia lo conferma. Oggi non si conoscono popoli pi\u00f9 miti dei degli svedesi, dei norvegesi e dei danesi, ma nel Medioevo i vichinghi e i normanni, quando erano forti e potenti, si dedicarono con furore ai saccheggi e alle conquiste. I portoghesi e gli olandesi erano pacifici in Europa, ma aggressivi nelle colonie dove il loro potere raggiungeva un livello critico nei confronti delle popolazioni indigene. L\u2019Italia, il Giappone e la Germania sono diventate aggressive solo quando si sono trovate improvvisamente a disporre di un grande potere. Lo stesso popolo che invase l\u2019intera Europa coi terribili eserciti di Hitler costitu\u00ec una delle pi\u00f9 inoffensive societ\u00e0 umane fintanto che rest\u00f2 diviso in piccoli principati indipendenti: se si fossero sottratti al movimento unificatore promosso da Bismarck e alla concentrazione di potere che ne deriv\u00f2, sarebbero rimasti pacifici anche durante le due guerre mondiali, proprio come gli abitanti di etnia tedesca del Liechtenstein e della Svizzera. Anche gli Stati Uniti d\u2019America all\u2019inizio erano isolazionisti, ma si sono trasformati in un impero globale quanto pi\u00f9 il potere si concentrava nel governo federale di Washington.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #000000;\">I pericoli delle unificazioni<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Se vogliamo liberare il mondo da minacce di guerre aggressive, osserva Kohr, l\u2019errore pi\u00f9 grave \u00e8 quello di favorire le unificazioni politiche. In questo modo, infatti, non faremo altro che aumentare il terrificante potenziale che si sprigiona dai grandi organismi. Infatti quasi tutte le guerre sono state combattute in nome dell\u2019unificazione, che viene sempre presentata come una pacificazione. La guerra pi\u00f9 terribile degli Stati Uniti, quella di secessione, fu combattuta per preservare l\u2019unit\u00e0 del paese. In Europa l\u2019unificazione ha offerto spesso il pretesto a un grande Stato di annettersi uno pi\u00f9 piccolo: \u00abSicch\u00e9 si arriva al paradosso che quasi tutte le guerre sono state combattute in nome dell\u2019unit\u00e0 e della pace, il che significa che, se non fossimo stati unionisti e pacifisti tanto accaniti, avremmo potuto evitare un buon numero di conflitti\u00bb (p. 123).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Il metodo per ridurre l\u2019aggressivit\u00e0 delle societ\u00e0 umane \u00e8 dunque quello, esattamente opposto, della divisione delle unit\u00e0 politiche troppo grandi. La Svizzera, ad esempio, ha sempre risolto pacificamente i propri dissidi interni con il metodo della separazione, suddividendo ulteriormente un cantone. Anche l\u2019Europa dovrebbe prendere questo esempio, smembrando gli Stati nazionali in una moltitudine di piccole patrie corrispondenti alle attuali regioni o province. Eliminando le strutture artificiali delle grandi potenze, la carta d\u2019Europa tornerebbe alla sua naturale conformazione. Secoli di convivenza forzata e di propaganda patriottica non hanno potuto infatti sradicare i sentimenti localistici e lo spirito di autonomia.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Ma non si verrebbe in questo modo a creare un mondo simile a quello medievale, durante il quale le piccole entit\u00e0 politiche combattevano tra loro senza sosta? In realt\u00e0 le \u201cguerre\u201d che nel Medio Evo divampavano in ogni angolo d\u2019Europa erano dei piccoli conflitti localizzati che duravano pochi giorni, e che spesso si concludevano senza vittime. Avevano conseguenze trascurabili perch\u00e9 le entit\u00e0 che le combattevano erano piccole e dotate di modeste risorse. A seguito delle unificazioni nazionali le guerre si verificano a intervalli pi\u00f9 lunghi rispetto alle guerre medievali, ma hanno conseguenze molto pi\u00f9 serie. Si hanno pi\u00f9 prolungati periodi di pace, ma quando alla fine esplodono le guerre trascinano nel loro vortice una gran parte del mondo. Un solo mese di guerra moderna tra grandi potenze costa pi\u00f9, in vite umane e in beni, di quanto potessero costare secoli e secoli di guerre medioevali.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #000000;\">La libert\u00e0 nei piccoli Stati<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">In un piccolo Stato gli individui sono pi\u00f9 liberi perch\u00e9 non sentono soggezione nei confronti di chi governa e non possono essere sopraffatti dal potere. I governanti di un piccolo Stato sono, per cos\u00ec dire, i vicini di casa del cittadino. Tutti li conoscono personalmente, e perci\u00f2 non potranno mai celarsi sotto quelle spoglie misteriose che permettono di assumere l\u2019aria distaccata e severa di superuomini. I pi\u00f9 grandi tiranni del mondo, come Cesare, Napoleone, Hitler o Stalin, sono sorti in grandi Stati, mentre in un piccolo Stato un dittatore sembra un ridicolo personaggio da operetta, e non fa paura a nessuno.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Anche la rappresentanza politica perde significato in un grande Stato, dove i cittadini rappresentano una parte infinitesimale della sovranit\u00e0. Infatti, pi\u00f9 l\u2019aggregato sociale aumenta di proporzioni, pi\u00f9 l\u2019uomo diventa insignificante. In uno Stato vasto e popoloso l\u2019individuo non ha alcuna possibilit\u00e0 di opporsi alla straripante potenza di un movimento di massa che, alla fine, \u00e8 destinato a travolgerlo. Egli assorbir\u00e0 la fede collettiva del grande gruppo organizzato, come il militarismo, il nazionalismo, il socialismo o il comunismo, e perder\u00e0 la coscienza in un autonomo significato della sua vita.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #000000;\">Dove nasce il progresso culturale<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">I grandi Stati impressionano solo per la loro potenza materiale, e vengono ammirati in un mondo che stima pi\u00f9 la forza fisica che i valori intellettuali. Lo spirito individuale, infatti, pu\u00f2 affinarsi soltanto quando vive nel tranquillo e libero rifugio della piccola societ\u00e0, al riparo dalle grandi masse. Perci\u00f2 non si deve attribuire a pura coincidenza il fatto che la cultura mondiale si sia sviluppata soprattutto in piccoli Stati. Tutti i grandi imperi dell\u2019antichit\u00e0 non sono stati capaci, nei millenni della loro esistenza, di produrre dal punto di vista culturale nemmeno una minima parte di quello che \u00e8 stato prodotto in alcuni decenni dalle piccole citt\u00e0-stato della Grecia.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Quando l\u2019Italia era divisa in tante piccole entit\u00e0 politiche diede al mondo uomini come Dante, Michelangelo, Raffaello, Tiziano, Tasso e centinaia di altri, il meno importante dei quali sembra pi\u00f9 grande del pi\u00f9 notevole artista dell\u2019Italia moderna, chiunque possa essere. Anche la Germania divisa in tantissime piccole corti reali produsse geni come Goethe, Wagner, Kant, D\u00fcrer, Holbein, Beethoven, Bach e centinaia di altri. Che cosa ci hanno dato le stesse regioni una volta divenute grandi potenze? Sono passate da raffinate forme di civilt\u00e0 a un barbaro spirito di aggressione, producendo una masnada di uomini politici e militari senza immaginazione, come Hitler o Mussolini.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Vi sono ragioni precise per cui l\u2019arte non pu\u00f2 fiorire nell\u2019aria irrespirabile delle grandi potenze. Innanzitutto i governanti dei piccoli Stati, non avendo eserciti potenti, possono sfogare la propria ambizione nei pi\u00f9 pacifici campi dell\u2019arte e della cultura. In Italia e in Germania il mecenatismo fu infatti il risultato della forte rivalit\u00e0 esistente tra la miriade di corti e principati. Ogni impresa artistica realizzata da uno di essi suscitava negli altri un fiero sentimento di gelosia e quindi nuovi tentativi di emulazione, generando una creazione artistica senza soste.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Grazie a questo processo oggi noi possiamo ammirare una sorprendente variet\u00e0 di tendenze artistiche e architettoniche, ben diverse dalla monotonia e dallo scialbore delle gigantesche opere dovute ai ciclopici organismi politici successivi. Se in parecchi Stati europei di grande estensione, come l\u2019Italia, la Francia o la Germania, \u00e8 ancora possibile, con viaggi relativamente brevi, fare esperienza di tante interessanti differenze culturali, ci\u00f2 \u00e8 dovuto al fatto che il pluralismo politico medievale ha lasciato un\u2019impronta cos\u00ec duratura che neppure il processo di unificazione ha potuto cancellarla. Oggi, osserva Kohr, i turisti accorrono per godersi le bellezze create non dagli Stati nazionali ma dai loro piccoli e \u201carretrati\u201d predecessori.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Inoltre, grazie alla limitata importanza che hanno i problemi sociali nei piccoli Stati, i cittadini si trovano nelle condizioni migliori per coltivare l\u2019arte e la cultura. Le grandi creazione della mente umana, infatti, non sono favorite dalla partecipazione alla vita politica, ma al contrario si giovano dall\u2019allontanamento da essa. Nei piccoli Stati non c\u2019\u00e8 bisogno di enormi apparati di governo e di controllo, per cui la maggior parte dei cittadini pu\u00f2 dedicarsi al miglioramento dell\u2019individuo anzich\u00e9 al servizio dello Stato. Le esigenze sociali delle grandi potenze, al contrario, sono tali da assorbire tutte le energie disponibili non solo dei funzionari di Stato, ma anche dei cittadini. Negli Stati nazionali gli artisti, i poeti, i letterati e i musicisti sono progressivamente sostituiti da specialisti, tecnici, organizzatori ed esperti di problemi sociali.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #000000;\">Grandi Stati, grandi problemi<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">In un mondo di grandi Stati, osserva Kohr, siamo continuamente assillati da giganteschi problemi sui quali non abbiamo nessuna possibilit\u00e0 di influire e che ci rovinano la vita. In un mondo come il nostro \u201cogni dannata questione \u00e8 diventata un problema per tutti\u201d. In un sistema di piccoli Stati, invece, le numerose frontiere fanno da elementi isolanti, e i problemi delle regioni lontane restano problemi remoti. Invece di doverci occupare di calamit\u00e0 universali, permanenti e impersonali, ci ritroviamo in una realt\u00e0 ristretta in cui siamo protagonisti. In questo piccolo ambiente tutto fa parte della nostra esperienza personale, e i problemi non avranno carattere anonimo, ma ci toccheranno da vicino. Non esiste grave problema sulla terra che non possa essere felicemente risolto su scala ridotta, mentre su vasta scala tutti i problemi diventano incomprensibili e spaventosi, dato che non esiste intelligenza umana capace di gestirli.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Contrastando la mania suicida delle unificazioni politiche nazionali o sovranazionali, Kohr propone di smembrare tutte le attuali grandi potenze all\u2019interno di federazioni composte da tante unit\u00e0 di grandezza simile. Ad esempio, si potrebbe creare un Consiglio Europeo senza Stati nazionali, in cui ogni provincia della Francia, della Germania, dell\u2019Inghilterra, dell\u2019Italia, della Spagna e di tutti gli altri paesi abbia diritto a un voto. In questo modo le attuali nazioni pi\u00f9 grandi conserverebbero un maggior numero di voti. \u201cMa sar\u00e0 fatto?\u201d. La risposta si trova nel brevissimo undicesimo capitolo, che \u00e8 composto da una sola parola: No!<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Anche se l\u2019autore non si illude sulla disponibilit\u00e0 delle grandi nazioni a farsi polverizzare, egli \u00e8 tuttavia persuaso che tutti i potenti Stati e imperi sono prima o poi destinati a crollare sotto il proprio peso. La storia, scrive Kohr, si ripeter\u00e0, e le epoche di sterilit\u00e0 intellettuale segnate dal dominio delle grandi potenze lasceranno il posto alla grandezza culturale che ha caratterizzato i mondi piccoli e liberi del passato, come quelli del Medio Evo o dell\u2019Antica Grecia.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #000000;\">Citazioni rilevanti<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><span style=\"color: #000000;\">La causa della guerra<\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">\u00abE anche in questo caso vedremo come la causa di un terribile evento come la guerra non debba essere attribuita a diabolici disegni o a perfide inclinazioni, ma all\u2019esistenza di un potere eccessivo in mano a societ\u00e0 troppo vaste. Il fatto \u00e8 che ogniqualvolta uno Stato diventa grande abbastanza per accumulare la massa critica di potere, prima o poi ceder\u00e0 alla tentazione. E appena tale potere sar\u00e0 nelle sue mani, diventer\u00e0 uno Stato aggressore, nonostante il suo passato e le buone intenzioni\u00bb (p. 80).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><span style=\"color: #000000;\">I grandi Stati sono totalitari per natura<\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">\u00abPer quale motivo gli uomini non dovrebbero avere tanti sistemi quanti essi ne desiderano, invece di dover adattarsi tutti allo stesso quando la met\u00e0 non lo considera di proprio gusto? Se la libert\u00e0 di scelta \u00e8 considerata un vantaggio dal punto di vista economico, perch\u00e9 non dovrebbe esserlo dal punto di vista politico?\u00bb (p. 145)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><span style=\"color: #000000;\">I cattivi maestri centralisti<\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">\u00abNon riuscendo a sottrarsi al fascino di un grande potere, il quale, pur essendo contro ogni regola di buon senso, esercita una forte attrattiva psicologica, essi scagliano i loro feroci strali contro tutto ci\u00f2 che \u00e8 piccolo, innalzando all\u2019onore degli altari tutto ci\u00f2 che rappresenta grandezza, volume, massa. Essi ci hanno persuaso a venerare il colossale e poi si sono stupiti che noi ci inchinassimo a Hitler che impersonava proprio questo ideale di grandezza\u00bb (p. 218-219).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><span style=\"color: #000000;\">Le degenerazione culturale di italiani e tedeschi<\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">\u00abFin dal loro sorgere come grande potenza nel 1871, gli Italiani, nel complesso, non hanno pi\u00f9 desiderato di farsi conoscere come artisti ma come padroni, non come pacifici agnellini, ma come conquistatori, non come Fiorentini ma come Romani. Il potere li ha trasformati in Prussiani, come \u00e8 avvenuto dei Prussiani stessi, e il passo romano, che Mussolini non a caso introdusse nel suo esercito, corrisponde esattamente alla mentalit\u00e0 che si era venuta creando in Italia dopo il 1871, come \u00e8 vero che la gentilezza, la sensibilit\u00e0 artistica, la grazia e la delicatezza non erano affatto estranei alla mentalit\u00e0 tedesca prima di tale data, cio\u00e8 quando la Germania era ancora in gran parte divisa in un complesso di piccoli Stati\u00bb (p. 249).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><span style=\"color: #000000;\">Gli inevitabili sperperi delle grandi potenze<\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">\u00abPi\u00f9 una societ\u00e0 diventa potente, pi\u00f9 aumenta la parte della sua produzione che, invece di accrescere i consumi individuali, viene assorbita dalla necessit\u00e0 di risolvere i problemi causati dal sorgere del suo grande potere \u2026 Esempi della prima categoria di questi beni \u201cdi sviluppo\u201d che elevano il livello della societ\u00e0 senza aggiungere nella al benessere materiale dei suoi membri, sono quelli che potrebbero essere chiamati i vantaggi del potere, come i carri armati, le bombe, o il perfezionamento dei servizi pubblici necessari per amministrare un\u2019accresciuta potenza\u00bb (p. 281).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><span style=\"color: #000000;\">I fanatici delle unificazioni<\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">\u00abIn Europa i sentimenti particolaristici, malgrado siano stati per lungo tempo soffocati dai grandi Stati unitari e sottoposti all\u2019incessante martellamento di una propaganda a favore dell\u2019unificazione, ancora esistono conservando immutato il loro vigore, e ben poche delle piccole e numerose nazioni d\u2019Europa, ora unite insieme nell\u2019ambito di grandi potenze, potrebbero essere lasciate in libert\u00e0 per una sola settimana senza correre il rischio di vederle subito all\u2019opera per rivendicare una propria sovranit\u00e0, e un parlamento e una capitale propria. Naturalmente esistono individui \u2013 come i maestri elementari, i nazionalisti, i militari, i collettivisti, i maniaci dell\u2019umanit\u00e0, ed altri che in costruzioni unitarie trovano un motivo di esaltazione, i quali tutti, con cieco fanatismo e con reazionaria violenza, si oppongono al concetto dei piccoli Stati democratici\u00bb (p. 368-369).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #000000;\">L\u2019autore<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Leopold Kohr (1909-1994) nasce nella piccola citt\u00e0 di Oberndorf bei Salzberg, in Austria, che rimane per sempre nella sua mente come il tipo ideale di comunit\u00e0. Consegue il dottorato in legge presso l\u2019Universit\u00e0 di Innsbruck e in Scienze politiche presso l\u2019Universit\u00e0 di Vienna. Studia poi economia e teoria politica presso la London School of Economics. Nel 1937, durante la guerra civile spagnola, diviene corrispondente free-lance, e rimane profondamente colpito dagli esperimenti anarchici nelle citt\u00e0 di Alcoy e di Caspe. In quel periodo diventa amico e si trova a lavorare con George Orwell, Ernest Hemingway, Andr\u00e9 Malraux. Nel 1938, fugge dall\u2019Austria dopo l\u2019annessione alla Germania nazista, ed emigra negli Stati Uniti dove prende la cittadinanza. Dal 1943 al 1955 Kohr insegna economia e filosofia politica nel New Jersey presso la Rutgers University, mentre dal 1955 al 1973 insegna Economia e della Pubblica amministrazione presso l\u2019Universit\u00e0 di Puerto Rico. Dopo molti rifiuti ricevuti, da parte di editori americani e inglesi, nel 1957 riesce a pubblicare in Gran Bretagna The Breakdown of Nations, grazie all\u2019aiuto dell\u2019anarchico britannico Herbert Read. Nel 1973 si trasferisce nel Galles, e svolge attivit\u00e0 di sostegno al movimento di indipendenza gallese. Qui insegna filosofia politica presso l\u2019Aberystwyth University. Dopo il ritiro dall\u2019attivit\u00e0 didattica Kohr divise il suo tempo tra Gloucester e Hellbrunn, nei pressi di Salisburgo. Muore a Gloucester il 26 febbraio 1994, e viene sepolto nel suo paese natale di Oberndorf.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td class=\"corpoceogras\"><span style=\"color: #000000;\">Comunit\u00e0 &#8211; 1960, Pagine 424<\/span><\/td>\n<td class=\"corpoceogras\"><\/td>\n<td><\/td>\n<td><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"color: #000000;\">La superiorit\u00e0 morale, culturale ed economica delle piccole nazioni su quelle grandi<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"featured_media":6025,"comment_status":"open","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0},"product_brand":[],"product_cat":[212],"product_tag":[],"class_list":{"0":"post-5195","1":"product","2":"type-product","3":"status-publish","4":"has-post-thumbnail","6":"product_cat-indipendentismo","8":"first","9":"outofstock","10":"purchasable","11":"product-type-simple"},"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v24.0 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>LEOPOLD KOHR - Il Crollo Delle Nazioni - LIBRERIA DEL PONTE<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.libreriadelponte.com\/?product=leopold-kohr-il-crollo-delle-nazioni\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"LEOPOLD KOHR - Il Crollo Delle Nazioni - LIBRERIA DEL PONTE\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"&nbsp; 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