RISPOSTA A UN AMICO ANTIMERCATISTA

RISPOSTA A UN AMICO ANTIMERCATISTA

SU TREMONTI, LA FINANZA, LE BANCHE E LA MONETA (2014)

Ho ricevuto qualche giorno fa una e-mail da Stefano, un vecchio amico che non sentivo da anni. Ai tempi del liceo e dell’università eravamo entrambi su posizioni liberali, spesso in polemica con gli altri nostri amici, in maggioranza comunisti o socialisti.

Da allora sono passati più di vent’anni. Stefano si interessa ancora di economia, ma sembra aver abbandonato le sue posizioni liberali di un tempo, in favore di una visione avversa al mercato assorbita attraverso la lettura degli scritti di Giulio Tremonti, Paul Krugman o addirittura di Paolo Barnard e dei teorici della MMT (Modern Monetary Theory).

Mi scrive infatti:

“Caro Guglielmo, ho letto il tuo articolo “Hayek – Keynes: il dibattito infinito” e vorrei discuterne con te. Mi farebbe molto piacere avere la tua disponibilità a parlare di questi argomenti.

Tu scrivi: “il capitale finanziario dovrebbe esclusivamente scaturire dalla produzione e dallo scambio di beni e servizi”. Bene. Converrai che di fatto non è proprio così ad oggi! Ti chiedo: non ritieni che i valori del capitalismo industriale siano stati traditi dal neo capitalismo finanziario? Che ha creato attraverso strumenti come derivati, CDS e spazzatura varia una massa finanziaria enorme, mai stata così sproporzionata rispetto al pil e alla economia reale, poggiata come un castello di carta sul nulla? Castello puntualmente rovinato e sfasciato.

Non credi che l’abolizione nel 1999 dei principi e della forma del Glass Steagall abbia permesso alle banche di giocare al casinò con i soldi di correntisti, famiglie e aziende? Con i risultati che sappiamo, addirittura in alcuni casi con i buchi tappati poi dalle tasse!! Non credi che ciò dimostri  che il solo mercato libero, zero regole, la politica inesistente non possano essere dei dogmi assoluti, non portino PER FORZA sviluppo, ma costituiscano piuttosto una trita utopia (rothbardiana)?

I valori del capitalismo industriale mi pare comprendessero anche una sorta di “patto sociale” (l’industriale in Ferrari ma l’ultimo potrà crescere anche lui acquistandosi la Lambretta!). Oggi dov’é questa roba? Oggi vedo un ceto medio indirizzato alla sofferenza. I valori di un liberismo giocato sul terreno della produzione e del lavoro secondo te esistono ancora, o esiste solo un sistema per il quale il capitale non investirà più nel lavoro e nella produzione ma in operazioni finanziare (carta sulla carta, denaro dal denaro)?

E questo accrocchio chiamato Eurozona, considerato come è stato strutturato, in funzione delle banche, come lo vedi? Tutto normale? Tutto ineluttabile e figlio di un neoliberismo che comunque alla fine ci porterà inevitabilmente alla prosperità? E quando??? Il “mercatismo” è una parolaccia inventata dai comunisti che sono morti nel 1989 (e usata anche da quel “bolscevico” di Tremonti), oppure c’è qualcosa di vero nell’ accezione spregiativa di quel termine?

Scusa l’esposizione confusa e alla rinfusa ma sono sicuro che hai capito il punto. Su queste cose vorrei leggere qualcosa e attenderei tuoi consigli, critiche, offese e saette.

Grazie infinite. Stefano”

 

Ecco di seguito la mia risposta. 

“Caro Stefano, mi fa molto piacere risentirti e discutere con te di questi argomenti economici. Cercherò di illustrarti la mia opinione sui punti che hai sollevato nella tua e-mail.

1. Il “mercatismo”

Secondo il mio modo di vedere attualmente non esiste alcun neo-liberismo o liberismo selvaggio; al contrario, viviamo nell’epoca di maggior statalismo e di politicizzazione della società di tutta la nostra storia. Questo lo confermano tutti gli indicatori: livello di spesa pubblica (805 miliardi; nel 2001 era di 536 miliardi. L’aumento è stato quindi del 50% in poco più di dieci anni!); debito pubblico (al record storico del 133,3%); tassazione (70 % reale sulle imprese: altro record forse mondiale); regolamentazioni minuziose di qualsiasi attività (250.000 leggi, se ti sembrano poche); numero esorbitante e in continuo aumento di dipendenti pubblici e di persone che vivono di politica.

Viviamo in uno Stato classista, che perseguita i lavoratori del settore privato autonomi e dipendenti, cioè gli unici che di fatto producono ricchezza e sopportano per intero il carico fiscale, per tutelare e mantenere legioni di statali, membri privilegiati della casta e sprechi colossali. É inutile che ti faccia degli esempi perché tutti i giorni sui giornali ne potrai trovare a bizzeffe. In pratica la società è divisa in due classi sociali: i pagatori di tasse privati e i consumatori di tasse del settore pubblico, che sfruttano ferocemente i primi grazie al potere coercitivo di tassazione che hanno a loro disposizione.

2. Tremonti e la finanza internazionale

Nel 1994 Berlusconi aveva promesso la rivoluzione liberale, e invece in questi vent’anni abbiamo avuto solo più Stato. Attribuisco questo tradimento anche all’influenza nefasta di Tremonti, che detesto.

Quando nel novembre 2011 il governo Berlusconi si è dovuto dimettere per la crisi finanziaria dovuta a una spesa pubblica fuori controllo, Tremonti ha accusato la finanza internazionale. Troppo comodo scaricare le responsabilità della propria malagestione dello stato sulla “finanza” o sugli “speculatori”! E’ un facile capro espiatorio che tutti gli uomini politici hanno tirato in ballo davanti ai propri fallimenti.

Cos’è poi questa diabolica finanza? In realtà non esiste nessuna centrale di comando, nessun complotto. Non esiste un gruppetto di uomini che ogni giorno si riunisce per decidere i destini finanziari del mondo. “Finanza” è un concetto astratto. Serve a riassumere l’insieme dei miliardi di scambi finanziari che ogni giorno gli uomini eseguono. Anche noi, quando andiamo in banca per investire i risparmi in qualcosa che ci pare più redditizio o più sicuro di altro (rifiutandoci di comprare, ad esempio, titoli di Stato greci, argentini o italiani), facciamo parte del sistema finanziario.

Quando gli uomini politici spendono come folli cifre che non hanno, non vengono puniti “dai mercati”, ma dalle leggi della realtà. O forse qualcuno crede che possa esistere un mondo in cui i governanti sono liberi di indebitarsi e sperperare all’infinito senza conseguenze? Questo sarebbe il mondo che piace a Tremonti o ai ministri della Grecia o dell’Argentina. Peccato che esista solo nel loro mondo dei sogni.

3. Le banche

L’attività finanziaria in sé non ha quindi nulla di malvagio: sono solo scambi volontari e contrattuali di denaro, in cui nessuno obbliga nessun altro usando la forza. Perché allora le conseguenze negative dell’attività finanziaria si riverberano sull’economia reale? Tu hai perfettamente ragione quando dici: «il capitale finanziario dovrebbe esclusivamente scaturire dalla produzione e dallo scambio di beni e servizi. Bene. Converrai che di fatto non è proprio così ad oggi!»

Da dove nasce allora il problema? La risposta è: dalle politiche monetarie espansive delle banche centrali, cioè le banche che hanno il privilegio legale monopolistico di emissione monetaria all’interno di ogni Stato. Il problema, dunque, è la gestione statale della moneta.

Pensaci un attimo, Stefano: la Federal Reserve e la Banca Centrale Europea possono produrre denaro dal nulla quando vogliono, e immetterlo nel sistema economico. Pensi che un tale colossale potere non abbia conseguenze enormi sull’economia reale?

Le banche centrali continuano da tempo ad adottare politiche monetarie espansive, creando bolle artificiali che poi esplodono nell’economia, creando crisi e depressioni. Quest’alternanza di boom e di crisi che caratterizza l’economia è spiegata a mio avviso perfettamente dalla teoria austriaca del ciclo economico, elaborata soprattutto dai grandi Mises e Hayek.

Come mai i tanti economisti sinistroidi o keynesiani tacciono sui pericoli legati a questo immenso potere che hanno le banche centrali di squilibrare il sistema economico con le loro immissioni continue di denaro creato dal nulla? Questa è la vera causa di tutti i nostri problemi!

4. La moneta

Questo ragionamento ci porta alle questioni monetarie. Perché l’euro ci ha creato tanti problemi, mi chiedi? Quale sarebbe la moneta ideale?

In teoria, una moneta onesta dovrebbe proteggere il prodotto del lavoro e del risparmio, salvaguardando il potere d’acquisto nel tempo. Una moneta sana dovrebbe essere quindi stabile e non inflazionabile a piacimento da nessuno. Fin qui penso anche tu sia d’accordo con me. L’inflazione infatti è una specie di tassa nascosta, attraverso cui lo Stato, invece di prelevarti direttamente i soldi dal portafoglio con le tasse, ti sottrae il loro potere d’acquisto mettendo nuovo denaro in circolazione. L’inflazione è quindi altamente immorale, sullo stesso piano, a mio parere, del furto con destrezza.

Quale può essere una moneta non manipolabile dai politici, dalle banche centrali o dalle banche in generale? Il miglior esempio storico di moneta stabile, che nei secoli ha mantenuto intatto il suo potere d’acquisto, è stato l’oro. Il sistema monetario internazionale basato sull’oro, il cosiddetto gold standard, ha funzionato in maniera eccellente per tutto l’Ottocento fino alla prima guerra mondiale. Purtroppo in quel momento gli Stati, per finanziare i costi enormi della guerra, sono riusciti ad abolire il gold standard e a impossessarsi del monopolio della moneta. Insieme alle guerre mondiali e ai totalitarismi è iniziata quindi un’era di inflazione quasi perenne, perché il potere di emettere moneta dal nulla, che i cittadini sono obbligati a usare per legge, è troppo appetibile per i politici e i banchieri.

Che dire dell’Euro? É la causa dei problemi dell’Eurozona? A mio avviso no. Il problema dell’economia europea è l’eccesso di tassazione, regolamentazione, burocratizzazione, che soffoca le attività economiche. L’Euro non è una moneta ideale perché è pur sempre una moneta statale, ma almeno ha costituito finora un vincolo per le classi politiche sempre desiderose di svalutare e inflazionare. É quindi meglio della liretta gestita dai nostri politici, a cui molti oggi vorrebbero tornare. Non oso pensare cosa combinerebbero oggi i nostri governanti se tornassero in possesso della sovranità monetaria.

I teorici della MMT e i keynesiani, infatti, non vogliono una moneta stabile che non perda valore. Vogliono invece una moneta manipolabile ed emettibile liberamente dal potere politico per realizzare i loro grandiosi progetti sociali, come la “crescita economica”, il reddito minimo per tutti o qualsiasi altra bella cosa che gli venga in mente. Per questo li ritengo pericolosissimi.

Purtroppo oggi non c’è alcuna prospettiva di ritorno a una sana moneta aurea come nei secoli passati, perché tutti gli Stati e tutte le banche centrali ovviamente la osteggiano. Non c’è allora speranza?

Forse qualche lumicino di libertà monetaria, capace di sfidare il monopolio monetario statale, viene da Bitcoin. Si tratta di una moneta digitale che nessuno emette, ma che tutti possono acquistare, o minare risolvendo con l’aiuto dei computer dei complessi problemi matematici. Bitcoin non ha una banca centrale, ma è decentralizzata nella rete. E’ molto difficile minarla, e quando si arriverà a ventuno milioni di bitcoin l’attività di coniazione si chiuderà per sempre. É quindi una moneta deflattiva, che al contrario delle monete statali acquista, e non perde, valore nel tempo. Le sue quotazioni negli ultimi tempi sono schizzate alle stelle. Non so se Bitcoin avrà successo, ma quei programmatori che l’hanno inventata sono dei veri geni. Hanno simulato perfettamente l’oro, che nessuno può creare, ma che tutti possono cercare in giro per la terra. In più, rispetto all’oro, ha il vantaggio che gli Stati non riescono facilmente a controllarlo e a sequestrarlo, come fece il presidente americano Roosevelt nel 1933, che confiscò tutto l’oro posseduto dagli americani.

Se vuoi approfondire queste tematiche monetarie, ti consiglio “Che cosa ha fatto lo Stato con i nostri soldi” di Murray Rothbard, il grande libertario ed economista di scuola austriaca allievo di von Mises. Rothbard scrive in maniera chiara e comprensibile, e denuncia con vigore il connubio stato-banche, che anche tu osteggi. 

Ti ringrazio per il tuo interesse e la tua attenzione

 

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