Paul Craig Roberts, COME DISTRUGGERE L’OCCIDENTE CON LA CORRETTEZZA POLITICA

Paul Craig Roberts, COME DISTRUGGERE L’OCCIDENTE CON LA CORRETTEZZA POLITICA

Enclave. Rivista libertaria, n. 26, 2002

La democrazia mina il futuro di un paese abbassando le preferenze temporali dei governanti? La diversità razziale produce conflitti? Le due più grandi forze dell’America rappresentano in verità le sue più grandi debolezze?

In un importantissimo nuovo libro, Democracy: The God That Failed (di prossima pubblicazione in Italia, a cura di Alberto Mingardi), l’economista della politica Hans-Hermann Hoppe sostiene la tesi che la democrazia spinge i governanti ad adottare politiche che li avvantaggiano nel breve periodo, a scapito del benessere di lungo periodo del paese. Un re o una linea ereditaria di governanti hanno una visione di lungo termine, poiché il monarca e i suoi eredi hanno un interesse proprietario nel paese. Anche se non tutti i re saranno ben informati o in possesso di buon giudizio, il loro interesse di proprietari li induce a prestare attenzione alle ripercussioni delle loro azioni sulle forze economiche, sociali e culturali del loro paese.

Una democrazia, d’altro canto, è governata da dei custodi temporanei e intercambiabili, che non hanno alcun interesse proprietario nel paese. La capacità di sfruttare il paese a proprio vantaggio è limitata solo dalla durata incerta della loro carica. I risultati sono politiche di breve periodo e orientate al presente, che beneficiano il detentore della carica a spese del vantaggio di lungo periodo del paese.

Più a lungo dura una democrazia, più questo sistema di rotazione dei governanti guidati dal loro interesse di breve periodo arrecherà danni al diritto, alla proprietà, alla cultura, alla famiglia e ai valori morali. Più la redistribuzione si espande, più gli incentivi degli imprenditori, dei giudici e dei consumatori ad assumere visioni di lungo periodo si riducono sistematicamente. Gli orizzonti temporali delle imprese scendono a tre mesi o poco più, i tassi di risparmio crollano e i livelli del debito crescono man mano che il governo adotta misure di corto respiro come la confisca dei redditi e delle ricchezze. Se la ricchezza diventa l’obiettivo dello sfruttamento da parte del governo e dei legali, l’incentivo prevalente dei cittadini diventa quello di sovraconsumare il reddito e di diventare dei debitori netti.

Non sono certo analisi piacevoli, ma prima di scartarle bisognerebbe sedersi con calma e stendere una lista di tutte le politiche del nostro governo democratico che si sono ispirate ad una visione favorevole al benessere generale di lungo periodo. Negli ultimi 102 anni me ne vengono in mente solo due: la politica di Supply Side del presidente Ronald Reagan, che curò la stagflazione rigettando le politiche economiche keynesiane di breve periodo, e la decisione del presidente Reagan di abbandonare il contenimento e di agire attivamente per affrettare il crollo dell’Unione Sovietica. Uno sguardo onesto alle “grandi vittorie” della democrazia rivela quanto invece esse siano state assolutamente disastrose.

Il Civil Rights Act ha distrutto la libertà di coscienza, la libertà di associarsi volontariamente e l’eguaglianza davanti alla legge, sostituendole con privilegi legati allo status di sapore feudale. L’integrazione scolastica obbligatoria e i sussidi federali hanno distrutto l’educazione pubblica. I programmi di spesa della Great Societyhanno eroso la famiglia e incoraggiato la dipendenza dal governo. Il New Deal ha distrutto la fiducia nella legge imponendo al Congresso di delegare il potere legislativo a delle burocrazie federali che nessuno ha eletto. Il Social Security Act ha sostituito il risparmio individuale con una catena di Sant’Antonio intergenerazionale, interamente dipendente da favorevoli andamenti demografici. Il Federal Riserve Actci ha regalato la Grande Depressione. L’entrata dell’America nella prima guerra mondiale, che aveva l’obiettivo di rendere il mondo “sicuro per la democrazia”, ha prodotto come risultato Lenin, Stalin, Hitler e Mao. Tutte queste politiche disastrose hanno però beneficiato notevolmente i politici che ce le hanno inflitte.

Inoltre, quando la democrazia si mischia con la diversità razziale e culturale, la combinazione di brevi orizzonti temporali e conflitti interni aggiunge ulteriori problemi, a prescindere dalle capacitè scientifiche e tecnologiche accumulate.

In un altro importante libro recente, Conflict Explained by Ethnic Nepotism, lo studioso scandinavo Tatu Vanhanen sostiene che il conflitto di gruppo è determinato in buona parte da ragioni biologiche o razziali. Il professor Vanhanen ha costruito un indice dell’eterogeneità etnica, cioè una misurazione della diversità etnica, tribale, razziale, linguistica e religiosa per ogni paese del mondo con una popolazione superiore a un milione. Dopodiché ha realizzato un indice del conflitto etnico, trovando una forte correlazione tra i dati dei due indici.

Nel nostro mondo accademico politically correct è praticamente obbligatorio per i sociologi assumere come causa dei conflitti “l’oppressione” o “l’ingiustizia”. Il professor Vanhanen respinge queste spiegazioni come propaganda pseudo-marxista. Il conflitto, conclude, ha origine soprattutto nel “nepotismo etnico”. L’istinto naturale della specie umana è infatti quello di favorire i parenti rispetto alle persone senza alcun rapporto di parentela. Estendendo questo principio, si comprende come le persone si preoccupino molto di più di coloro che sono geneticamente simili che degli altri. Di tutti gli abissi che separano le persone, la razza è quello più difficile da colmare. Gli Stati multirazziali o multitribali sono destinati a rompersi, perché l’assimilazione tra le diverse razze è rara. L’unica soluzione al conflitto è la secessione o la separazione.

Il professor Vanhanen nota che la convinzione che la diversità razziale rappresenti una forza è limitata ai paesi dell’Europa occidentale, agli Stati Uniti e al Canada. Questa credenza è così ovviamente contraria all’esperienza del resto del mondo che solo le persone che hanno subito un lavaggio del cervello “politicamente corretto” possono crederci. Infondendo nelle proprie società massicce diversità razziali, i paesi dell’Occidente stanno perdendo le proprie caratteristiche nazionali e stanno preparando il terreno a conflitti futuri senza precedenti nella storia.

La civilizzazioni che hanno cessato di pensare sono destinate a scomparire, e la debolezza dell’attuale pensiero occidentale è evidente, se il suo intero edificio può essere messo in discussione da due libri. Ma forse l’Occidente è troppo “politicamente corretto” per liberarsi dal buco nero del Non-Pensiero.

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