Stefano Magni, SULLA POLITICA ESTERA DI AYN RAND. UN DIBATTITO

Stefano Magni, SULLA POLITICA ESTERA DI AYN RAND. UN DIBATTITO

Enclave. Rivista libertaria, n. 20/2003

Sulla politica estera oggettivista, comincerò col dire che confermo in parte quanto sostenuto da Guglielmo Piombini nell’articolo “Il libertarismo: dalla Rand a Rothbard”, pubblicato su Enclave. Rivista libertaria, n. 19: è impossibile trovare, negli scritti della Rand, una dottrina sistematica di politica internazionale, o un trattato di giustizia internazionale, proprio perché la stessa Rand era convinta che “non esistono diritti degli Stati. I diritti sono solo individuali. Lo Stato non esiste, esistono solo individui”.

La Rand ha creato una filosofia morale che regola il comportamento fra individui, sia che questi si trovino entro la stessa linea di confine, sia che questi agiscano entro due Paesi diversi. Sia che questi siano semplici cittadini, sia che questi siano i massimi dirigenti di un governo o di un regime: coerentemente con il suo individualismo metodologico ed etico, la Rand equipara, moralmente, un criminale di Stato a un criminale comune e non prevede alcun trattamento di favore per l’uno o per l’altro. Questo è un concetto che può spiazzare molti liberali e libertari, abituati a tracciare un confine netto fra ciò che è “interno” e ciò che è “estero”. La filosofia della Rand è un tentativo (penso unico nel suo genere, da quanto ho visto finora) di abbattere questo confine: tutti gli individui nel mondo sono visti come parte di un’unica comunità, giudicabili a partite da un unico codice morale universalmente applicabile.

Dunque, vediamo ora quali sono gli aspetti dell’etica randiana che maggiormente interessano anche la politica internazionale.

La non-aggressione e lo Stato secondo la Rand

Il principio di non-aggressione, nella teoria della Rand come in quella di Rothbard, si applica, indifferentemente, a tutti gli individui, compresi quelli che fanno parte dei governi. La tassazione, in sé, è una forma di aggressione ingiustificata, portata avanti quotidianamente dai dirigenti di un governo ai danni dei produttori. E’ ritenuta dalla Rand altamente immorale e condannabile, per cui tutti gli Stato attuali, fondandosi su una tassazione coercitiva, sono illegittimi e moralmente condannabili.

Stati perfettibili o predoni?

La Rand differisce da Rothbard solo su un punto fondamentale: l’atteggiamento da tenere nei confronti della realtà attuale, una realtà fatta di Stati illegittimi. La Rand, contrariamente a Rothbard, sostiene, ne “La virtù dell’egoismo” che alcuni Stati siano illegittimi ma perfettibili, mentre altri siano del tutto illegittimi e debbano essere considerati semplicemente come alla stregua di predoni o anche serial killer di larga scala. La distinzione fra uno Stato perfettibile e uno decisamente nemico è filosoficamente sottile, ma si può percepire molto chiaramente nella realtà di tutti i giorni. E’ una distinzione che si basa su quattro caratteristiche essenziali: libertà di espressione (in senso lato, dalla libertà di stampa alla libertà di culto, passando per quella di assemblea), esercizio della giustizia (possibilità di essere difesi in sede processuale), riconoscimento del diritto di proprietà individuale e possibilità di sostituire pacificamente il proprio governo tramite elezioni.

Se un governo riconosce queste quattro libertà fondamentali, lo si può considerare come un governo accettabile, perfettibile, benché sempre illegittimo (fondandosi su un prelievo fiscale coercitivo). Naturalmente vi sono vari gradi di accettazione e concessione di queste libertà e si può distinguere fra Stati più o meno liberi, più o meno illegittimi e per molti governi il dibattito rimane aperto (l’Italia in quale categoria è rientrata in alcuni periodi della sua storia?), ma se queste libertà sono accettate per principio, nella costituzione di uno Stato, ma soprattutto nella cultura dei suoi governanti, si può dire che una società sia libera.

Spetta all’osservazione empirica determinare quale società sia libera e quale non la sia, non alla filosofia. E’ per questo che alcuni oggettivisti particolarmente radicali considerano gli stessi Stati Uniti come un governo illegittimo e inaccettabile, in forza della forte regolamentazione della sfera di libertà personale e alla luce di certi episodi della storia recente (come Waco). Personalmente non sono di questa idea e sono d’accordo con la stessa Rand (e con i membri dell’Ayn Rand Institute) nell’adottare un criterio molto più largo di manica: tutte le “democrazie liberali” sono da considerarsi nel novero delle società libere, comprese società fortemente socialiste, come le socialdemocrazie scandinave o Israele.

Diritti individuali vs. autodeterminazione dei popoli

Cosa comporta tutto ciò nella politica internazionale? Prima di tutto, in una società libera un individuo non ha il diritto di attaccare, con la forza delle armi, il suo governo. Ha il diritto di criticarlo e, grazie alla libertà di espressione e il diritto alla difesa in sede processuale, lo può fare con facilità. Ha il diritto di chiederne una riforma e grazie alla possibilità di sostituire pacificamente i membri del governo, lo può fare benissimo. Ma non ha il diritto di impugnare le armi contro il suo governo, non in base a un principio collettivista di “integrità” statale, ma perché sarebbe un atto di aggressione gratuito: come abbiamo visto sopra, ci sono tante soluzioni alternative pacifiche nelle controversie interne a una società libera. Un individuo in una società libera non può impugnare le armi contro il suo governo, né per sostituirlo militarmente con un altro governo, né (con tutto il rispetto per quello che sostenete voi libertari) per secedere da esso.

Il “diritto di autodeterminazione dei popoli” è di quelli che Ayn Rand considera un “diritto collettivizzato”, dunque inesistente. In una società libera il diritto di autodeterminazione, se fatto valere con l’uso della forza, implica solo l’aggressione, gratuita e ingiustificata, di una parte della popolazione contro il suo governo.

Lo Stato come surrogato di agenzia di protezione (e prevenzione)

In una società libera, un individuo, se aggredito, oltre a conservare il diritto di difendersi da solo, ha diritto a rivolgersi al suo Stato per essere protetto o per invocare giustizia, come se fosse una sua agenzia di protezione, pagata apposta per svolgere quel ruolo. In una società non libera, invece, l’individuo ha semplicemente il diritto di difendersi dal suo governo come da qualsiasi altro criminale. In soldoni: se gli Americani o gli Israeliani vengono aggrediti in casa loro da criminali islamici, hanno tutto il diritto di rivolgersi al governo federale o al governo israeliano per chiedere di essere difesi. Hanno il diritto di eleggere un governo per poi delegargli il compito di funzionare come agenzia di protezione dei loro diritti. Da notare: diritto di essere difesi, non diritto di aggredire. Il diritto di essere difesi può implicare anche attacchi preventivi contro quei criminali che minacciano esplicitamente l’aggressione.

Nel diritto oggettivista, la polizia, nello svolgere il suo incarico di agenzia di protezione, ha il diritto di far irruzione nel covo di una banda di brigatisti che sta preparando un attentato, così come l’esercito può fare irruzione in un campo di addestramento di terroristi islamici in Cisgiordania o in Afghanistan dove si preparano attentati suicidi, o eliminare una gang al potere in un Paese, come quella di Saddam Hussein in Iraq, dove si stanno costruendo armi chimiche e biologiche e addestrando gli uomini pronti ad usarle.

Nel far ciò, la “sovranità nazionale” (altro diritto di cui la Rand nega l’esistenza) è completamente ignorata ed è in questa luce che deve essere letto il suo passo fondamentale, in “La virtù dell’egoismo”: “Ogni Paese libero ha il diritto di invadere una qualsiasi gabbia di schiavi”. Prevenire il pericolo in territorio altrui, anche se ciò dovesse comportare l’invasione del territorio altrui, fa parte della difesa, non è un’aggressione. Dove vi sia un pericolo reale e dove non vi sia, ovviamente, è un argomento che rimane aperto al dibattito. E’ l’evidenza empirica e non la filosofia a stabilire dove vi sia un pericolo o meno. La stessa Ayn Rand, in “Capitalismo”, non individuava nella Corea del Nord e nel Vietnam del Nord, dei pericoli per la sicurezza degli Americani, per cui era contraria agli interventi in quei Paesi. Molti randiani odierni, invece, considerano (forti degli studi storici e dei documenti successivamente emersi) che i regimi nordcoreano e nordvietnamita non erano che province dell’Unione Sovietica, quindi dello stesso “nemico numero 1” della sicurezza degli Americani e giudicano positivamente quegli interventi. Tornando indietro, negli anni ’40, la Rand (sempre in “Capitalismo”) individuava nel Giappone (dopo Pearl Harbour) e nell’Urss, un pericolo per la sicurezza degli Americani, mentre non lo vedeva nella Germania nazista, per cui, a quanto si mormora fra oggettivisti (qui il dibattito è ancora aperto), la Rand era contraria a un intervento statunitense in Europa contro la Germania nazista e l’Italia fascista, mentre era favorevole alla guerra contro il Giappone e soprattutto era favorevole a una guerra contro l’Urss. Molti oggettivisti contemporanei sono, invece, convinti della giustezza della guerra contro l’Asse in Europa, perché furono Mussolini prima e Hitler poi a dichiarare guerra agli Stati Uniti subito dopo Pearl Harbour, ma non certo per “liberare gli Europei dal nazismo”.

Diritto di resistenza alla tirannide

Al contrario, i Palestinesi, gli Afgani, gli Irakeni, come, prima di loro, i Tedeschi sotto Hitler e i Russi sotto il Pcus, hanno, prima di tutto, il diritto di difendersi dai criminali che si sono posti al loro governo, anche con l’uso delle armi. Nel far questo farebbero bene a rivolgersi anche a eventuali stranieri che venissero in casa loro ad aiutarli nell’esercizio di questo loro diritto fondamentale. Non hanno alcun diritto di difendere i loro oppressori da un “nemico” esterno.

E se a un Irakeno, a un Palestinese, o a un Afgano, non venisse nemmeno in mente di combattere i criminali che lo governano? Se un Palestinese vede Arafat come un suo mito e i soldati dell’IDF come dei criminali aggressori? Se un Irakeno conserva il poster di Saddam e si dichiara pronto a combattere fino alla morte contro “l’invasore” americano? Se, nel passato, un Russo era fieramente comunista e un Tedesco orgogliosamente nazista?

L’integrità morale applicata alla politica internazionale

Per l’etica randiana il compromesso è un vizio fra i più pesanti, in quanto è il contrario della seconda virtù dell’etica egoista razionale: l’integrità. Sull’integrità randiana si è discusso e si è scherzato a lungo in ambienti filosofici. Si evoca l’immagine dell’uomo duro che “non deve chiedere mai” e che è disposto a morire di fame pur di fare solo quello che vuole lui. Purtroppo molta letteratura randiana (da ultimo il ridicolo “Heart of a pagan” di Bernstein) ha contribuito a diffondere questa immagine di machismo, a volte masochista, ma la teoria della Rand in merito è molto più seria. Per integrità si intende solamente il rispetto dei valori fondamentali: il rispetto del principio che ogni individuo possa perseguire i suoi fini, preservare la sua proprietà e vivere in pace, rispettando gli stessi diritti degli altri individui. L’individuo “integro” è colui che, non solo rispetta l’assioma di non aggressione, ma non tollera nemmeno chi non lo rispetta.

L’integrità morale nelle dittature

Il cittadino di una dittatura che appoggia attivamente il suo dittatore, lavorando per lui con convinzione (e non solo perché ne è costretto), porta in sé una grave responsabilità: quella di essere complice di un omicida. Anzi, nel caso di un dittatore, complice di un democida. E’ per questo che, in caso di guerra (altra cosa che disorienta molti liberali), Ayn Rand non distingue fra civili e militari, ma fra sostenitori e oppositori (civili o militari che siano) di un dittatore. Molte vittime civili possono essere vittime giustificabili (come i giornalisti e i propagandisti di regime morti sotto le bombe a Belgrado nel ’99), a fronte della loro complicità con il dittatore, mentre, allo stesso tempo, molti militari (soprattutto soldati semplici di leva, che magari, fino al giorno prima avevano espresso idee contro il loro regime) possono essere considerati come vittime innocenti. Per lo stesso motivo per cui la società “internazionale” e quella “interna” sono considerate come la stessa cosa, la Rand considera ogni guerra come una guerra civile, combattuta da ogni individuo in base alle sue convinzioni e credenze, in base alla sua scelta.

Come distinguere fra il complice e l’oppositore del dittatore?

Una Rand probabilmente invecchiata e inacidita dall’età, negli anni ’70 rispose con il criterio “chi non si ribella esplicitamente è un complice” (vedi intervista su http://www.aynrand.org/medialink/arwarquotes.html). Purtroppo i suoi allievi dell’Ayn Rand Institute, soprattutto Peikoff e Onkar Ghate (vedi http://www.aynrand.org/medialink/warandinnocents.shtml), hanno seguito questa linea. In base a ciò arrivano a giustificare episodi quali i bombardamenti a tappeto su Tokyo o le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, su popolazioni che, non ribellandosi ai propri tiranni, sono considerate automaticamente loro complici. Bambini e handicappati compresi. Personalmente trovo che queste conclusioni siano deliranti. Trovo che vi siano molte altre soluzioni possibili al problema e deve essere sempre possibile colpire selettivamente chi è realmente complice del dittatore e chi è semplicemente costretto a obbedirgli. Oggi, con le armi di cui disponiamo, è già meglio di ieri.

L’integrità morale richiesta ai governi eletti da società libere

L’integrità è una virtù etica individuale che non deve essere seguita solo da chi ha la sfortuna di essere nato sotto una dittatura. Ha implicazioni anche per chi abita in una società libera, sia esso membro del governo o semplice cittadino. Chi è stato eletto per rappresentare una società libera, per la Rand, ha l’obbligo tassativo di non scendere a compromessi, in nessun caso. Un compromesso politico è sempre e comunque un gioco sporco fatto alle spalle del votante/contribuente. Un politico, soprattutto, è condannabile se fa concessioni, di qualsiasi natura, a chi aggredisce persone che lui stesso dovrebbe proteggere. E’ condannabile per complicità in omicidio e/o strage, oltre che per aver disatteso il suo unico incarico legittimo, se fa concessioni a chi aggredisce la gente che deve proteggere, che gli ha delegato la protezione armata. Non importa che, chi aggredisce la sua gente, sia a capo di un esercito potente e dotato di armi nucleari, o un mafiosetto di quinta categoria armato di coltello a serramanico. Non fa alcuna differenza: il principio resta lo stesso. Chi è stato incaricato della difesa armata non può scendere a patti con l’aggressore. La Rand ha, per questo, coerentemente condannato Nixon e poi anche Reagan, per aver offerto mille concessioni al regime comunista di Pechino, un regime criminale che tuttora mantiene i suoi missili balistici puntati contro le città degli Stati Uniti.

L’immoralità delle alleanze vincolanti e degli enti sovranazionali

Anche in casi meno eclatanti e meno drammatici, la Rand considera sempre un peccatore mortale quel politico che sacrifica la sicurezza delle persone che dovrebbe proteggere, nel nome della sicurezza di alleati o di enti sopranazionali. Un governo non è legittimato a stringere alleanze, a meno che l’alleato non stia combattendo attivamente contro il proprio stesso nemico, contro quegli stessi aggressori potenziali che possono nuocere alla sicurezza delle persone che deve proteggere. Un governo, allo stesso tempo, non è mai legittimato a sottomettersi a istituzioni sopranazionali, che, di per sé stesse, implicano il sacrificio di interessi e vite umane delle persone che si devono proteggere. Non è un caso che tutti gli oggettivisti siano nemici mortali dell’Onu e dell’Unione Europea: sono istituzioni che si fondano sul compromesso. Nell’intervista rilasciata da Ayn Rand a Playboy, si legge poi che l’Onu, in particolare, è illegittimo perché fondato sul compromesso con l’Urss: “sarebbe come creare un’agenzia antimafia di cui fa parte anche il peggior boss mafioso”.

L’integrità richiesta ai privati cittadini di società libere

L’integrità morale è una virtù che deve essere seguita anche dai semplici cittadini. Anche un comune individuo, nel momento in cui hanno rapporti con criminali compatrioti o stranieri, deve poter essere sanzionato. Il reato di complicità in omicidio e strage è un reato, più o meno accettato da tutti i codici civili, ma ovunque riguarda solo chi vende armi o fornisce rifugio a criminali comuni. Non riguarda mai la complicità con i grandi criminali di Stato, con i dittatori. Secondo Ayn Rand, sempre nell’intervista rilasciata a Playboy, un privato che fornisce qualsiasi genere di beni a un dittatore nemico, a un dittatore che minaccia la sicurezza della stessa società di cui il fornitore fa parte, è da considerarsi alla stregua di un complice in omicidio. E’ da notare che questa legge vale solo per quei dittatori che sono, in quel periodo, nemici diretti e dichiarati della società di cui il fornitore di beni e servizi è membro. Quindi, facendo un esempio concreto: se la Beretta fornisce armi alla Libia, i suoi dirigenti, nell’ottica della Rand, devono essere processati, mentre se le vendesse a Kabila, farebbero solo dei buoni, innocui, affari. Quindi è sempre la propria sicurezza quella che muove l’interesse dell’oggettivismo, non un’inesistente sicurezza collettiva.

Un esempio concreto: la politica estera di Israele

Come esempio esistente di politica estera morale, se i libertari guardano alla Svizzera neutralista, gli oggettivisti guardano all’Israele unilateralista. Gli Israeliani e il loro governo, sono l’unica società libera nel Medio Oriente. Le forze armate israeliane, indipendentemente dalla minaccia internazionale, non hanno avuto dubbi nell’attaccare preventivamente l’Egitto, la Giordania e la Siria nel 1967, quando questi tre Paesi si stavano preparando ad annientare fisicamente Israele. Nonostante le proteste internazionali, il governo israeliano non ha esitato a occupare i loro territori di confine (quegli stessi territori dove alla radio si passava, ogni giorno, alla radio, l’invito musicale a sgozzare gli Ebrei) in modo semi-permanente, per evitare altri attacchi. Il governo israeliano, nel 1982, non si è fermato di fronte all’opinione contraria di entrambe le superpotenze, quando ha dovuto invadere e occupare il Libano meridionale, in risposta ai continui attacchi condotti dall’Olp e dagli Hizbollah contro le inermi fattorie della Galilea; non ha esitato, nonostante la condanna unanime dell’Onu, a bombardare il reattore di Osirak, in territorio irakeno, per impedire a Saddam di avere una bomba atomica da usare contro le città israeliane. E il Mossad, il servizio segreto israeliano, non si è fatto problemi quando ha eliminato, anche fisicamente, scienziati e ingegneri che lavoravano per il nemico, come nel caso di Bull, che stava per fornire a Saddam un super-cannone in grado di colpire fino a Tel Aviv con granate non convenzionali.

Poi c’è anche l’Israele criticato dagli oggettivisti: quello di Rabin e di Barak, pronto a scendere a compromessi con l’aggressore e con la cosiddetta “comunità internazionale”. Compromessi che si sono, puntualmente, rivelati suicidi e hanno condotto dritto alla II Intifadah. Inoltre Israele, con il suo sistema economico fortemente statalista e la sua alta militarizzazione della società, non si può certo definire un buon esemplare di società libera. Israele, però, rimane, per un oggettivista, il miglior esempio esistente di politica estera morale, per lo meno nella storia contemporanea. Proprio perché Israele è una società libera che si è sempre difesa dagli aggressori attraverso il proprio governo e (a prescindere da ciò che si sente nella martellante propaganda anti-sionista) non ha mai aggredito nessuno, se non in risposta ad aggressioni altrui. E gli Israeliani hanno la fortuna, o l’abilità, di scegliersi dei governi che pongono l’obiettivo della loro incolumità al di sopra di tutti gli altri obiettivi: sopra i compromessi, sopra le alleanze, sopra ogni ragionamento astratto (e futile) di equilibrio internazionale.

La politica estera oggettivista e il senso comune

L’uomo qualunque esprime pareri in politica estera tendenzialmente simili a quelli di Ayn Rand. La divisione del mondo in Stati buoni e Stati cattivi è comune almeno dai tempi della Guerra Fredda, quando il mondo era diviso in Paesi “capitalisti” e comunisti. Oggi la stessa percezione popolare si sta rapidamente riciclando nel conflitto di civiltà fra Occidente e Islam. C’è sempre, comunque, la percezione comune di un “qui si sta bene, là si sta male”. Popolarissimo è anche il concetto della responsabilità individuale dei capi di Stato, dall’identificare i dittatori con “semplici” grandi criminali.

Nonostante tutte le bandiere della pace esposte ai balconi, mi è capitato tante volte sentir dire “Saddam è un cattivo che deve essere tirato giù con la forza”, soprattutto da quando la guerra è scoppiata, dal truzzo che va nella discoteca vicino a Cremona, alla portinaia di un mio amico, al mio barbiere… La sovranità nazionale, in questo, rimane una roba da pochi intellettuali e giuristi, mentre la maggior parte della gente pensa semplicemente che “bisogna entrare in casa del nemico e spezzargli le corna”. Quando questo serve a difendersi. Gli interventi preventivi piacciono a tutti, mentre gli interventi umanitari, anche se ben propagandati, rimangono impopolarissimi. Non è un caso che, con la guerra in Bosnia e poi con quella in Kossovo, vi sia stata la più grande ondata di dimissioni fra gli ufficiali della NATO. Anche in questo caso, il parere di Ayn Rand coincide con l’opinione della gente comune e soprattutto del militare medio.

L’integrità nella politica estera è ancor più sentita. Il politico che scende a compromessi col nemico e il mercante d’armi che traffica con dittatori che ci hanno appena puntato contro i missili, sono figure aborrite da tutti. Il diplomatico, per definizione, è quello che se la mena e gioca sporco sulla tua pelle, nel sentir comune della maggior parte della gente.

Anche in questo, l’oggettivismo di Ayn Rand, sarà anche una filosofia da torre d’avorio, ma penso rifletta il modo di vedere le cose dell’uomo qualunque.

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